Suicidio: l’ennesima sconfitta per il sistema carcerario

Ebbene cari lettori, siamo qui ancora una volta noi “miseri detenuti” abbandonati a noi stessi a parlarvi di un sistema che non funziona come dovrebbe, dove la ruota non gira e a mettervi al corrente dell’ennesimo suicidio in carcere, in una cella sporca, sovraffollata e lugubre, dove i peggiori pensieri viaggiano.
Parliamo della persona che ha deciso di fare questo passo, un ragazzo sulla quarantina, in carcere per aver ucciso moglie, il figlio di cinque anni e infine anche il cane.
Un reato, al solo pensiero, raccapricciante, altro che avere la pelle d’oca. D’istinto il primo pensiero che viene alla mente è di abbandonare questa persona a se stessa (ma a questo, è già il sistema che ci pensa) a soffrire la sua pena senza conforto.
Ma poi nasce il dubbio, quella parola che racchiude tante diverse vedute.
Se provassimo a vedere la situazione dal punto di vista cristiano, come Gesù insegnava, dovremmo tendergli la mano, capire e ragionare insieme a lui del perché è arrivato a compiere questo efferato omicidio, questa orribile mattanza.
E’ difficile provare a ragionarci ma magari avendo lui la famiglia come solo punto fondamentale della vita e vedendo che gli stava sfuggendo, la sua testa non ha più ragionato e per non soffrire di questo stacco in un raptus ha fatto questa terribile azione, cercando subito dopo di togliersi la vita gettandosi dal balcone, tentativo di togliersi la vita non riuscito.
Su certi quotidiani, nello spazio dedicato ai commenti dei lettori, è stato scritto: “ma sì, uno in meno che lo Stato deve mantenere …”, e altri commenti simili; ci tengo a precisare per chi non conosce bene la realtà carceraria o che, magari, crede in toto a tutto quello che viene scritto o detto, che non è così, perché il detenuto ogni mese se lavora si vede detratto metà del suo stipendio (mercede com’è chiamata in carcere) per il mantenimento carcere e se ha la sfortuna di non lavorare alla fine della sua pena quando sarà in libertà gli arriverà a casa la famosa cartella verde con l’erario da pagare e se ritardi il pagamento la cifra aumenta, perciò è da sfatare il mito che il detenuto in carcere vive in albergo servito e riverito, chi ci aiuta sono solo le nostre famiglie ( per chi ha la fortuna di averla). Ci tengo a ribadire che se solo avessimo un terzo di quello che ci spetta dall’ordinamento penitenziario vivremmo dignitosamente ma come ben si sa l’Italia scrive bene e pratica male.
Tornando al suicida, per chi commette questi reati sono previsti dei particolari trattamenti ( specialmente nel suo caso visto che aveva già tentato due volte di togliersi la vita). Primo non dovrebbe trovarsi in un carcere in una sezione normale, ma in una struttura adeguata sorvegliato h24, cosa che in questo istituto non è previsto, o al massimo ti viene messo un piantone (compagno di cella) al quale viene pagata un’ora al giorno, che se si vuole essere veniali sono 70 euro al mese, così che gli addetti ai lavori si levano il “peso dalla spalle”; detto questo, secondo voi un compagno di cella di una persona che si trova in determinate condizioni può sostituire, per quanto bravo e voglioso sia, una figura competente riguardante la problematica? Questo dimostra il disinteresse del sistema che invece deve salvaguardare la nostra salute e sicurezza, così come previsto dalla Costituzione. Anche se si è detenuti si è sempre cittadini, abbiamo doveri ma anche diritti, anche se questo spesso viene dimenticato.
Col senno di poi questo ragazzo poteva anche essere salvato se il sistema trattamentale avesse agito come previsto dall’ordinamento penitenziario per i casi del genere, cosa che in questo specifico caso non è accaduta. La persona si è trovata così abbandonata a se stessa in quella cella lugubre con i pensieri che viaggiavano a raffica e l’unica solidarietà che poteva avere era quella tra detenuti (anche se questo tipo di reato in questo ambiente è visto molto, molto male).
Concludendo se il sistema avesse funzionato nei tempi e nei modi giusti non saremmo qua oggi a parlare di questo terribile evento accaduto.

In collaborazione:
l’uomo ombra Angelo S.
Omar P
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Autore dell'articolo: feniceadmin