Sono stato al reparto Sestante, le Vallette, Torino

Buongiorno a tutti i lettori della Fenice, oggi vi voglio parlare d’un argomento molto delicato che potrebbe essere un po’ forte.
Questa esperienza è stata vissuta personalmente sulla mia pelle … su me stesso.
Tutto cominciò quando purtroppo venne a mancare mio papà per un ictus fulminante: morì tra le mie braccia.
Da quel momento la mia vita è completamente cambiata, compaiono depressione, ansia, attacchi di panico, queste sono state le patologie che mi sono uscite fuori dopo la morte di mio papà.
Purtroppo, per mettermi al riparo dal dolore, mi ero creato un mio “mondo”: passavo le giornate rinchiuso in camera da solo, non volevo vedere i miei famigliari, i miei figli, mia moglie.
Tutto ciò non per cattiveria, ma ero entrato in un mondo.. in un tunnel fatto di sola tristezza, angoscia, forte depressione.
Un pomeriggio esco di casa, mi incammino verso un canale a 2 km da casa mia, giunto in riva del canale, piangendo mi lascio cadere dentro.
Passano 15 giorni, apro gli occhi e mi ritrovo tutto intubato su un letto d’ospedale nel reparto di RIANIMAZIONE, dove ho passato quei giorni in coma.
Al mio risveglio non ricordo quasi nulla, ricordo solo una forte luce sui miei occhi, i macchinari collegati su me, tubi in bocca per respirare. Non capivo il perché ero lì, non capivo nulla … solo tanta confusione e paura.
Dopo un paio di giorni che ero stato portato in reparto SPDC all’ospedale, mi hanno ricoverato per 2 settimane per cercare di capire il motivo di quel mio gesto, c’erano psicologi, psichiatri che mi facevano mille domande.
Finito il periodo di ricovero, torno a casa, tutto frastornato dai farmaci che mi avevano dato.
Ho dovuto trascorrere quasi un mese per disintossicarmi dai farmaci, che mi creavano instabilità nel ragionare, camminare, ero sempre assonnato fortemente.


Nell’anno 2014 vengo arrestato e trasportato in carcere a Torino alle VALLETTE nella sezione chiamata “la settima”, reparto Sestante … in quanto i carabinieri avevano segnalato al giudice il mio tentato suicidio di qualche anno prima.
All’arrivo presso l’istituto carcerario, vengo immatricolato. Fanno tutte le loro procedure standard, finito tutto mi fecero entrare in una stanza dove c’erano due uomini e una donna con il camice bianco, con un cartellino appeso con sopra scritto “PSICHIATRA”, incominciarono a farmi mille domande sul mio passato, domande sulla morte di mio padre, e del perché del mio gesto anticonservativo che avevo fatto.
Io risposi a tutte le domande con sincerità essendo spaventato visto che era la mia prima carcerazione, a un certo punto chiamarono l’assistente dì POLIZIA PENITENZIARIA e gli dicono; “portatelo in Settima”, io non sapevo cosa fosse.
Giunti in sezione, mi fecero togliere tutti gli indumenti, compreso l’intimo, e mi misero dentro una “cella” nudo.
A chiamarla cella era un lusso, in quanto lì dentro non avevo nulla, nemmeno una penna per scrivere a casa dov’ero, non una sigaretta … non avevo niente.
La cella era composta da: 1 materasso duro e corto, una copertina di carta, non era presente nemmeno il cuscino.
Affianco al letto cera il bagno, solo un piccolo lavandino, e una turca per fare i bisogni, naturalmente dove mi trovavo c’erano 3 telecamere e 1 puntava sulla turca, 1 puntava sul letto, 1 puntava sul cancello.
Ogni minimo movimento che facevo veniva visto dagli agenti del piano.
Arriva la sera, e passa l’infermiera con le terapie, mi chiama, e mi ha dato tre pastiglie e un bicchierino con delle gocce, io non sapevo che cosa fossero e me lo fece bere lì davanti a lei e all’assistente che era con lei. All’incirca dopo una ventina di minuti incominciai a sentirmi stanco, debole, la testa girava e sono crollato a terra.
Chiamando aiuto l’assistente venne e mi disse “TRANQUILLO, è TUTTO NORMALE quello che ti stai sentendo” e così se ne andò via, e io rimasi a dormire sul pavimento, nudo, al freddo.
Il giorno seguente stessa cosa, fino al punto che un giorno mi chiamò un dottore “psichiatra” e mi disse che era per effetto della terapia che mi avevano dato che mi sentivo così; a tal proposito, gli chiesi in lacrime di non darmi più tutta quella terapia che mi stava “uccidendo giorno dopo giorno”, e così me la sospese temporaneamente in attesa di confrontarsi con i suoi colleghi.
Per fortuna, il giorno successivo mi chiamarono e mi dissero “LEI E’ SCARCERATO”.
Io ero felicissimo, ma nello stesso tempo ero tutto frastornato, facevo fatica a comunicare verbalmente, instabile nel camminare, però presi tutta quella poca forza che mi era rimasta e uscii dal carcere.
Devo dire alcune cose in merito a quel periodo passato lì: nelle celle accanto alla mia, e davanti alla mia, potevi solo vedere persone ridotte in uno stato pietoso, che non riuscivano nemmeno a tenersi in piedi: chi sbavava, chi era coricato per terra … come dei cani abbandonati da tutti e da tutto.
Eravamo solo un gruppo di persone buttate come cani nelle gabbie, maltrattati a schiaffi e calci dalle guardie, venivamo presi in giro, strattonati, schiaffeggiati, insultati … peggio delle bestie.
Dobbiamo ribadire che in Italia esiste una COSTITUZIONE che dovrebbe essere rispettata, ma così non è;
e ripenso ai PRIMI PRINCIPI E NORME DELLA COSTITUZIONE.
I primi principi fondamentali della Costituzione sono importanti perché riconoscono e garantiscono i diritti inviolabili dei cittadini e dei detenuti (primi tra tutti, l’uguaglianza davanti alla legge e il diritto al lavoro) …. Ma a quanto pare quegli articoli non sono realtà né per i cittadini liberi e nemmeno per noi cittadini ristretti in carcere.
Cari lettori, vi ho voluto raccontare questo episodio passato sulla mia pelle per far capire che chi non ci passa in questi posti non saprà mai la verità che si nasconde dietro alle 4 mura che ci circondano, il trattamento che viene fornito a noi detenuti.
Il mio messaggio che voglio fare arrivare a tutti è che anche se abbiamo sbagliato è giusto che paghiamo, ma non dobbiamo essere trattati come oggetti, animali, siamo sempre essere umani.
PER MOTIVI MIEI DI TUTELA, QUESTO ARTICOLO VIENE FIRMATO IN MANIERA ANONIMA, MA LA COSA IMPORTANTE E’ CHE VI ARRIVI IL VERO MESSAGGIO CHE VOGLIO FARVI CAPIRE, METTERVI A CONOSCENZA DI QUELLO CHE ACCADE REALMENTE DENTRO MOLTE CARCERI.
UN GROSSO ABBRACCIO A PRESTO!!

ANONIMO

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Autore dell'articolo: feniceadmin