Avrei potuto essere felice, invece sono qui nel carcere di Ivrea

LA MIA VITA: UNA PUNIZIONE
Ciao, sono un detenuto del carcere di Ivrea, mi chiamo Franco, volevo raccontare in breve come ho saputo rovinare la mia famiglia in poco tempo e distruggere ogni sogno mai realizzato.
Fui arrestato il 24 marzo 2019 con l’accusa di truffe su internet, su siti di vendite online.
Fui portato al carcere di Vercelli, e ci rimasi un anno e tre mesi, poi chiesi il trasferimento in un altro carcere, per degli episodi interni.
Ora sono nel carcere di Ivrea, un carcere piccolo ma secondo me funzionante, soprattutto con molti corsi a disposizione che la direzione offre.
Ora ho 58 anni la mia prima detenzione risale a quando avevo 14 anni e fui portato al riformatorio di Torino… ( sì ho iniziato male). Dopo il riformatorio frequentai le scuole e caddi nuovamente nel vortice degli errori che mi riportarono in carcere.
Oggi posso dire che avrei potuto essere felice e avere una famiglia.
La mia ex moglie mi ha lasciato, il nostro matrimonio durò 33 anni, nacquero due splenditi ragazzi, il maggiore oggi avrebbe 33 anni… sì, purtroppo non è più con noi…
Il minore ha 28 anni, e si vergogna di avere il papà in carcere, sono abbandonato a me stesso, non voglio piangermi addosso assolutamente, sto pagando la mia pena carceraria che tra un anno e tre mesi giungerà alla fine.
Quello che voglio dire è che non sono mai stato sincero con la mia famiglia, loro mi hanno sempre
dato 1000 possibilità per cambiare radicalmente la mia voglia di comportarmi male, ed io, stupido
ho buttato via il loro consiglio soprattutto quello della mia ex moglie. Dovevamo invecchiare insieme ed invece ora pago le conseguenze delle mie scelte di vita.
In solitudine con una ferita che non riuscirò mai a rimarginare.
Loro saranno e sono in ogni momento nei miei pensieri qui in carcere, e logicamente all’esterno quando sarò libero da questo incubo.
Mi farà compagnia solo il grande vuoto della famiglia che ho avuto…
Ascoltate il vostro cuore prima di reagire in modo sbagliato e perdere la fiducia che vi viene offerta.
Franco. C

CHI SONO E DOVE SONO
Non so chi sono, non so dove vorrei essere, ma so che ci sei nella mia mente, vorrei solo essere con te, questo mi farebbe star bene, mi piacerebbe chiudere gli occhi, e svegliarm accanto a te ma so che questo non può accadere.

Il risveglio di questa giornata è uguale come le altre , da un anno a questa parte… l’alzarsi della branda e aspettando che passi il carrello della colazione … per colazione intendo tè, caffè di bassissima qualità e latte allungato con acqua che a me non va sicuramente, preferisco prepararmi il caffè in cella … alle sette e trenta arriva l’assistente chiavi in mano e le gabbie vengono aperte. Sì le classifico gabbie e voi, amici ? All’improvviso il corridoio si riempie dei detenuti della sezione e si inizia a parlare del più e del meno, tipo cosa hai visto ieri sera alla TV? vieni all’aria?, vai a scuola?, oggi ho un colloquio e altro che non sto lì a scrivere, solo stupidate di tutte le mattine. Passeggiate nel corridoio da zombie, chi ancora in pigiama, chi non si è nemmeno lavato la faccia e persone già pronte per essere chiamate nei piani sottostanti per varie richieste della sera prima. Questa è la giornata che inizia qui nel carcere di Ivrea e non solo, ma in qualunque carcere sperimentato sulla mia pelle.
Ritornando dopo le due ore di passeggio si rientra in sezione, l’assistente fa la conta di chi è salito e ognuno va ai propri corridoi di sezione, a vedere se è già passato il porta vitto che è l’incaricato del mangiare, alle dieci e trenta consegna il pane e se sei fortunato anche la frutta che trovi nella borsa che c’è attaccata al blindo, solitamente troviamo tutto quello che lo Stato ci offre. Alle undici e trenta… in lontananza si sente il classico ordine :”CHIUSURA” e tutti entrano in cella, sta passando il carrello del pranzo cosa ci sarà? Nel carrello si spera che il pranzo sia mangiabile, io soprattutto che non posso fare spesa, lo spero di più di chi può fare la spesa. Loro sanno come gestire la loro cucina. Il pranzo… lasciamo stare non mi esprimo.
Pomeriggio: chi passeggia, chi va in palestra , chi rimane sulla branda, e chi scrive in sala computer
aspettando la cena che sicuramente sarà come il pranzo, passeggiata nel corridoio, su e giù come stupidi, aspettando che arrivi l’assistente per chiuderci nuovamente in … come tutti i giorni

Franco C.

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Autore dell'articolo: feniceadmin