Il carcere di Ivrea raccontato e la giustizia riparativa di Gherardo Colombo

Finalmente è arrivato il momento tanto atteso, un evento che, come redazione La Fenice, avevamo in programma da mesi e che per via del covid è stato rimandato, ma in data martedì 12 luglio 2022 finalmente la Casa Circondariale di Ivrea assieme a vari detenuti e persone esterne quali il Sindaco, i garanti comunali e regionali, Comandante della stazione carabinieri di Ivrea, volontari e tante altre figure hanno partecipato all’incontro con l’ex Magistrato e ora autore di vari libri sul carcere Gherardo Colombo.

Colombo ha presentato e raccontato il suo libro “il perdono responsabile” per poi ricevere e rispondere alle varie domande ma sopratutto ampliare e spiegare in modo dettagliato la sua visione di giustizia riparativa e non retributiva e la sua visione del carcere come dovrebbe essere e che, come è strutturato al giorno d’oggi, non serve a nulla. Precisiamo che Colombo ad oggi presiede la Cassa Ammende Nazionale per istituire fondi destinati alle carceri per il recupero e il reinserimento dei detenuti.
Questo incontro è stato molto proficuo dal punto di vista dell’apertura mentale, ha voluto “illuminarci” e farci entrare nella sua ottica, che il male non porta bene, che non si ricambia il male con il male e se anche lo riceviamo bisogna sempre ricambiare con il bene. Ci ha spiegato che nessuno è debitore di nessuno facendo il bene ma che semplicemente il bene è l’unico modo per costruire rapporti, fortificarli e creare nuove iniziative è che non c’è mai un fine se non un orizzonte immenso dove noi dobbiamo perseverare sempre costantemente e riportare questa visione agli altri.
Credo che tutto ciò che ci ha detto lo abbiamo appreso e ci ha dato un grande insegnamento anche per migliorare la convivenza tra di noi, per chi ha recepito e vuole mettere in pratica il suo messaggio assolutamente unico e semplicemente vero.
In carcere tra noi la verità è che si vive di costrizione ma sopratutto se ti viene fatto un torto in automatismo tu ricambi con il torto mentre se noi applicheremo ciò che ci è stato detto e risponderemo al torto con una “tesa di mano” sicuramente la persona che ci ha fatto il torto potrebbe capire non vedendosi retribuito con il male nonostante consapevole di averlo fatto e dunque di fatto ascoltarci e migliorare anche lui e andare sulla retta via illustrata da Colombo.
Personalmente a noi questo incontro è stato di grande aiuto, ci ha dato una sorta di “liberazione” potendo ora davvero mettere in pratica ciò che di giusto deve essere fatto e che forse ci saremmo arrivati a questo ragionamento solo con il tempo o forse mai, in ogni caso noi abbiamo appreso a pieno l’ottica di Colombo e se già in parte un po’ la mettevamo in pratica ora abbiamo la piena consapevolezza di come questa ottica benevola abbinata molte volte alla fede sia d’aiuto ma sopratutto salvifica.
Questo incontro speriamo sia stato d’aiuto anche alla Direzione del carcere in quanto esistono anche punizioni retributive all’interno oltre alla pena già applicata. Non diciamo che su tutto bisogna sorvolare ma se un gesto errato può essere semplicemente ripreso e spiegato senza punizione, ciò sarebbe molto più efficace che dare un’ulteriore punizione con i danni che ne conseguono. Ovviamente chi spiega l’errore deve essere una persona molto esperta ma sopratutto aperta e umana ma dall’altra parte ovvero quella del detenuto ci deve essere la piena consapevolezza in ciò che è errato ed essere pronto all’ascolto e al confronto per far sì che ciò non succeda più e che si possa percorrere sempre una via migliore. Possiamo dire per esperienza che in questo Istituto Penitenziario già ciò accade, il confronto non è basato sulla punizione ma sul rapporto umano e sul dialogo, ci sono tantissime figure partendo da semplici agenti ad assistenti, sottufficiali e infine il Commissario che sono figure molto preparate, sempre disponibili a tenderci la mano per dirigerci sulla retta via e anche se ovviamente non ci nascondiamo ogni tanto “sbandiamo” ma loro cercano di ridurre il danno al “minimo.”


Per noi questo è davvero tanto e possiamo dire che questo Istituto nonostante sia una Casa Circondariale sotto vari aspetti, ad esempio scuola, corsi professionali e lavoro si avvicina in parte a ciò che potrebbe essere una Casa di Reclusione e per l’operato ripetiamo dagli assistenti, ai sottufficiali, al Commissario si può avvicinare molto al modello di Bollate per come a noi viene descritto. Quindi questa è la testimonianza che noi sulla nostra pelle ed esperienza possiamo riportare oggi dell’’Istituto di Ivrea.
Vorremmo aggiungere che i meriti, i “gradi”, secondo noi non dovrebbero essere dati dall’anzianità ma dal lavoro svolto su ogni singolo detenuto, cosa che qui avviene ogni giorno e per concludere su questo spaccato tutta la polizia penitenziaria qui presente ogni giorno si adopera oltre la loro mansione per rendere a noi sempre il meglio e spronarci sempre a dare il meglio.
Infine ringraziamo il dott. Gherardo Colombo per averci dato questa enorme conoscenza del suo pensiero, per aver trovato il tempo di venire a condividere le sue esperienze con noi e per averci trasmesso il bene e come adottarlo.
Ringraziamo la nostra responsabile della redazione “LA FENICE” Olivia Realis Luc che ogni giorno combatte e si fa in mille per darci nuove opportunità e conoscenze assieme al suo collaboratore Francesco Curzio.
Ultima ma non ultima tutta l’Amministrazione del carcere di Ivrea per concederci così tanti spazi di lavoro, dialogo e per far si che incontri come questo avvenuto siano un prospetto per un futuro più promettente e con altre possibilità di avere qui con noi nuove figure che potranno darci sempre visioni e consigli per migliorare sempre di più noi stessi, la nostra convivenza, il rapporto con il carcere e la possibilità di instaurare un utile e fondamentale dialogo con il mondo esterno, nell’ottica di un atteso reinserimento.

In collaborazione
Omar P.
Alessandro M.

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Autore dell'articolo: feniceadmin