Il mio primo permesso festeggiato nel migliore dei modi

Il mio primo permesso festeggiato nel migliore dei modi con questo fantastico incontro

Giovedì 21 luglio 2022, la redazione dal carcere “LA FENICE” ha tenuto un incontro molto importante presso lo ZAC di Ivrea con la partecipazione della ex direttrice del carcere di Bollate e ora direttrice del carcere “Lorusso Cotugno” di Torino Cosima Buccoliero autrice del libro “Senza Sbarre.” L’autrice, in collaborazione con la giornalista Serena Uccello, racconta nelle pagine del libro la sua visione e il modello di carcere, Bollate, dove ha lavorato per diversi anni. Ha poi spiegato le sue intenzioni e progetti futuri per il carcere dove ora è reggente. Il carcere deve aprirsi sempre di più al mondo esterno, deve poter offrire possibilità lavorative, educative, culturali per garantire un efficace reinserimento. A questo incontro era presente anche Serena Uccello nota giornalista del sole 24 Ore che conosce Cosima Buccoliero da diversi anni. Proprio dal tema “carcere” è nata la loro collaborazione e la loro amicizia.
L’incontro è stato molto interessante partendo dal fatto che Serena Uccello, dal mio punto di vista, ha stupito per la sua grande conoscenza del carcere, per il grande e lungo dialogo che ha tenuto sempre in crescendo dimostrando la sua dote di vera giornalista. Era la prima volta che incontravo una giornalista rinomata ragion per cui ripeto sono rimasto stupito dall’approccio che ha avuto sia con noi sia con il pubblico, da vera professionista.
Venendo ai contenuti dell’incontro molto variegati nonostante il tempo che abbiamo avuto fosse stringente, io e Carlo, anche lui come me ha potuto essere presente all’incontro grazie ad un “permesso premio,” abbiamo raccontato il mondo carcerario, l’assurdità dei reparti psichiatrici in carcere, gli orrori del reparto Sestante alle Vallette da poco chiuso, il sistema giudiziario, avendo provato tutto sulla nostra pelle.

Il tutto è partito dal raccontare la nostra storia, le nostre vicissitudini nelle varie carceri, improntando tutto su un dialogo aperto con il pubblico. Sono poi seguite domande alle quali noi abbiamo risposto raccontando “questo mondo” così sconosciuto ai cittadini liberi.
Sono rimasto molto colpito da una sollecitazione arrivata dal pubblico ovvero che il carcere non cambia perché noi non lo vogliamo e siamo solo capaci di accendere rivolte e contrasti ….. bene questo mito è stato sfatato dicendo che non è vero, noi la pace la cerchiamo e la vorremmo, facciamo tante richieste scritte collettivamente e al susseguirsi delle non risposte cerchiamo di interloquire con le figure più alte in grado ma se ci sentiamo rispondere “voi siete detenuti e qua comandiamo noi,” quando noi chiediamo solo quello che di diritto ci spetta, la risposta data non è logica. Come non è logico nè giusto quello che ne scaturisce dopo, ovvero disguidi, lotte che tragicamente possono trasformarsi in vere rivolte, ma perché veniamo portati a ciò? Nessun detenuto si alza alla mattina con la voglia di fare lotte, noi detenuti siamo stanchi mentalmente già di nostro per i nostri problemi, le nostre sofferenze e tutto ciò che ognuno ha di problemi …… chi più chi meno.

Peccato che poi le testate giornalistiche riportino solo i fatti di quando esplodono le rivolte ma non raccontano gli antefatti precedenti ovvero che in tutti i modi i detenuti pacificamente hanno cercato un dialogo, un confronto e delle risposte positive o negative, questo no, non viene mai detto, sempre e solo si scrive ciò che è più comodo far emergere ovvero che il carcere è un luogo di delinquenza dove i detenuti non rispettano niente e nessuno e voglio fare tutto a modo loro … quando non è assolutamente così.
Noi non mentiamo quando scriviamo o come nel caso in cui avvengano incontri pubblici non temiamo di raccontare la verità, mentire è come se ci autodenunciassimo da soli ed è di certo l’ultima cosa che vorremmo e proprio perché ciò arrecherebbe ulteriore sofferenze a noi e ai nostri cari e ci aumenterebbe il fine pena in quanto esporre e dichiarare il falso comporta denuncia e un processo penale.

In Italia come ho detto ci sono moltissimi istituti penitenziari, se non erro 169, bene io ne ho girati parecchi e in tutte queste carceri, solo di 2 posso dire che la gestione è abbastanza rieducativa, risocializzante, dove ci sono corsi professionali, scuola, lavoro, volontariato e tutto quello che ne concerne. Per il resto sono solo tutti istituti di pena nel vero senso della parola, cella-aria-aria-cella questo è quello che ti viene offerto nella maggior parte degli altri istituti che io ho provato sulla mia pelle ragion per cui credo possa essere compreso il detenuto almeno in parte per quanto riguarda nervosismo, rabbia, sconforto in quanto senza attività la giornata diventa eterna: una vera tortura.

Voglio precisare che tutto ciò non riguarda l’istituto di Ivrea in quanto questa pur essendo una Casa Circondariale di opportunità ne offre molte e gli assistenti e tutta l’amministrazione sono molto “comprensivi” e fanno oltre quello che dovrebbero fare, ragion per cui io questo istituto lo posso solo lodare e ringraziare.
Arrivando alle conclusioni ringrazio il Magistrato di sorveglianza che mi ha concesso questa opportunità ovvero il mio primo permesso premio per poter partecipare a questa straordinaria iniziativa assolutamente unica e utile al trattamento del detenuto e spero di poter aver continuamente fiducia per poter partecipare ad altri incontri di questo genere.
Ringrazio la Dott.ssa Cosima Buccoliero per la sua presenza estremamente importante e per le grandi parole che ha speso in merito a come dovrebbe cambiare e funzionare il carcere, ha lasciato un grandissimo messaggio per chi ha voluto accogliere appieno le sue parole. Ringrazio la giornalista Serena Uccello, ripeto ha dimostrato le sue grandi doti da vera professionista mettendoci soprattutto a nostro agio.
Ringrazio l’educatrice, la psicologa, gli assistenti e l’area trattamentale per avermi aiutato nel mio percorso fino a farmi ottenere questo grande beneficio.
Infine ultima ma non ultima la nostra “paladina” Olivia per essere con noi tutte le settimane a spronarci e per aver creato questo spazio, la redazione “LA FENICE” per dare voce a noi detenuti che voce non ne abbiamo, grazie di cuore per tutto quello che hai fatto e che fai, non potevamo avere figura migliore di te per questo percorso e per le mille iniziative che progetti nelle quali ci coinvolgi.
Un grazie anche a “VARIEVENTUALI” per lo spazio a noi concesso e per la fiducia che riponete in noi.
Questa iniziativa è stata fantastica, speriamo di averne altre presto.

Omar P.

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Autore dell'articolo: feniceadmin