Figlio di un Dio minore

Quando il diritto ad una pena dignitosa diventa un’opportunità solo per pochi eletti, o raccomandati…

Senza fare la solita retorica, o usare una finta morale o una falsa ipocrisia, mi chiedo, guardando l’opportunità che è stata data all’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni di potersi presentare e, quindi, di poter scontare la propria pena presso la “Casa di Reclusione di Bollate”, se in tutto ciò non ci sia forse una disparità di trattamento rispetto ai comuni mortali ristretti nelle patrie galere di questo paese!
Si perché sono migliaia i detenuti di tutta L’Italia ad avanzare istanza di trasferimento per poter scontare la pena in un carcere dignitoso, molte di queste richieste riguardano proprio il carcere di “Bollate”, per poter trovare la dignità di pena di cui parlo, peccato però che la stragrande maggioranza delle richieste di accedervi per i detenuti non “eletti”, come Formigoni o altri casi di rilevanza mediatica, rimangono inascoltate…
Io stesso sono oltre cinque anni che chiedo invano di poter scontare la pena nello stesso istituto, o perlomeno in un istituto che si avvicini a quello di “Bollate” per quanto riguarda il rispetto della dignità dei suoi prigionieri, senza che mai le mie istanze siano andate a buon fine, nonostante abbia da scontare una pena di “morte viva”, cosi come definisce il nostro santo Padre la pena per chi come me è condannato all’ergastolo, e continuo a rimanere in un carcere giudiziario come quello in cui mi trovo adesso qui ad Ivrea.
Ed ecco che nelle risposte di negazione di tale diritto, che in Italia è diventato appunto un privilegio per pochi eletti, ci trovi sempre la stessa retorica da parte delle istituzioni che dovrebbero decidere del tuo destino.
Le motivazioni per rigettare la richiesta di trasferimento sono le più disparate e fantasiose: non si hanno le caratteristiche, oppure il carcere è “al momento” sovraffollato, quindi non ha posti a disposizione, oppure non sono biondo, alto e con gli occhi azzurri…
Lo scrivo perché proprio io, negli anni, mi sono trovato più volte ad avanzare istanza che potesse portarmi a scontare la pena con un minimo di dignità in un carcere diverso da quello in cui mi trovo oggi, qui ad Ivrea, e le risposte sono state sempre le sopra citate.
Quella che più mi indigna tra le motivazioni che in questi anni mi hanno visto il diniego, a me come a tanti altri compagni, c’è quella di non avere le caratteristiche adatte.
Nemmeno fossimo una macchina da corsa, per cui è necessaria una cilindrata specifica, piuttosto che una qualche altra caratteristica per poter gareggiare… Invece le cose sono peggio ancora di questo esempio perché con queste modalità le istituzioni affermano che ci sono storie migliori di altre, o reati migliori di un altro.
Ecco che le disuguaglianze e le disparità di trattamento vengono fuori più evidenti di come già la vita ci ha messo davanti all’epoca dei nostri reati.
E’ lampante, vedendo il caso dell’ex noto politico Formigoni, che vi siano disparità di trattamento; anche in questa condizione di ultimi tra gli ultimi si notano disuguaglianze, ma poi mi ricordo che lui è stato un politico, un eletto, e quindi anche se entrambi abbiamo causato con i nostri errori (reati) uno strappo nei confronti della società lui rimane un “cattivo” un po’ più buono di me, quindi è giusto che io, come tanti miei compagni, ci ricordiamo che non siamo tutti uguali di fronte alla legge ed alle istituzioni, a quanto pare, e per i “figli di un Dio minore” come noi non si apriranno mai le porte migliori.
Allora penso che la frase “La legge è uguale per tutti” sia un falso originale, proprio come sono false le opportunità che si garantiscono ad un individuo piuttosto che ad un altro su come e dove scontare la propria pena.
Io ho 63 anni, ho una condanna all’ergastolo (fine pena mai), e sono quasi sei anni che faccio richieste al ministero per poter accedere ad una casa di reclusione che mi permetta di poter avere una vita dignitosa e un trattamento adeguato alla mia pena, invece continuano a tenermi in una casa circondariale, dove non c’è modo di studiare, di lavorare o di migliorarsi in alcun modo e dove, quindi, la parola d’ordine è “vegetare”.
Le istanze di trasferimento da me fatte per poter accedere ad una casa di reclusione (cosa, tra l’altro, prevista dal regolamento penitenziario per una pena come la mia), sono sempre state ”CONGEDATE” molto velocemente con la solita frase: “Il carcere è sovraffollato”.
È questo che mi fa pensare: ma allora non siamo tutti figli dello stesso Dio, davanti alla giustizia non siamo tutti uguali, anche in questo ambito ci sono purtroppo i “raccomandati”, e ancora una volta il nostro tanto amato Paese si distingue per queste cose in negativo ed io, che non ho raccomandazioni, devo continuare a barcamenarmi in tutti questi gironi dell’Inferno (case circondariali), dove, ripeto, non esiste un trattamento adeguato alla mia pena, dove invece di progredire si regredisce, dove ti impediscono di uscire dalla subcultura criminale che ti ha accompagnato nella vita e che ti ha fatto commettere un’infinità di errori quindi, purtroppo, alle volte mi viene da pensare che qualcuno stia usando una sorta di vendetta nei miei confronti; allora il mio destino è quello di continuare a soffrire e ad aspettare, sperando che un giorno si ricordino di me e delle mie necessità, ma non smetterò di battermi affinché i miei diritti vengano, finalmente, riconosciuti senza se e senza e soprattutto senza che si inventino motivazioni fantasiose.

Angelo S.  (Uomo Ombra)

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Autore dell'articolo: feniceadmin