Il lavoro che manca

Buon giorno a tutti coloro che leggeranno il mio articolo.
Mi chiamo Daniele e ho 49 anni e sono detenuto.
Voglio parlare di un argomento interessante e costruttivo per chi come me si trova recluso, per pagare il debito con la giustizia.
L’argomento in esame è il lavoro.
Il lavoro è una parola particolare per gli italiani. Perché ?
Voglio essere molto sintetico: come tutti sanno attraverso i giornali e la TV, in Italia si vive una vera e propria crisi lavorativa; per me tutto ciò è causato da un sistema organizzativo e politico fatto di troppe leggi che riguardano il lavoro, e dalle troppe tasse che le ditte subiscono, senza dare alcune agevolazioni alla piccola impresa e trascurando le risorse che l’Italia potrebbe avere per il lavoro.
Non si riesce più a creare occupazione: questo rattrista molto perché se le persone fuori trovano difficoltà per un posto di lavoro, figuriamoci noi detenuti.
Spero che qualcuno legga l’articolo perché anche chi sbaglia deve avere una possibilità nella società. So che esistono delle cooperative sociali addette ad assumere i detenuti con i requisiti in regola.
Chiederei un loro intervento già adesso in carcere per colloquiare con noi e le educatrici dell’istituto penitenziario per cercare e preparare chi vuole cambiare vita, e chi ha la volontà di farlo, perché gli sia offerta una possibilità.
Infine il lavoro è essenziale per dignitosamente e onestamente far sì che una persona non sia obbligata a commettere reati per vivere, specie chi ha figli minorenni da crescere, e possa farlo nel modo corretto che gli permetta di vivere accanto alla famiglia.
Concludendo, la galera è una sofferenza, ma offre insegnamento e ti aiuta a riflettere e pensare a come sarebbe bello vivere bene onestamente nella società esterna.

Daniele C.

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Autore dell'articolo: feniceadmin