La sofferenza nel silenzio

LA MALATTIA ORMAI DIFFUSA CHIAMATA DEPRESSIONE

Buongiorno, eccomi nuovamente qui, oggi con un argomento diverso.
Nel lontano 1943, nel dopoguerra, il popolo italiano si rimetteva in piedi e lo faceva tra le macerie delle bombe, le quali distrussero molte città, paesi e frazioni. Ci fu chi ebbe la fortuna di avere ancora una casa in piedi e chi invece una casa non l’aveva più, chi una famiglia l’aveva ancora e chi invece non aveva più nessuno.
Tutto ciò senza distinzione di età, dall’anziano al bambino.
La fame e le malattie, come il colera, ormai facevano parte della vita quotidiana di una buona parte del popolo italiano.
Questo stesso popolo giorno per giorno, mattone dopo mattone, armato di un’infinita pazienza e tanta volontà, nel giro di un ventennio ha rimesso in piedi la nostra bellissima e amata Italia.
I sacrifici sono stati immensi; immaginiamo come vivevano senza acqua potabile, senza elettricità e con un cibo povero; non si potevano permettere di ammalarsi poiché le medicine scarseggiavano ma, nonostante tutto ciò, i nascituri aumentavano sempre di più, spesso le famiglie erano numerose, con una media di 6- 7 figli, le mamme che per un motivo o per un altro non potevano allattare il proprio figlio, venivano aiutate da un’altra donna che già allattava i propri figli e, quindi, assieme ai suoi allattava quelli della vicina di casa, infatti si chiamavano figli di latte e da grandi fratelli di latte; avere una gallina era oro, si mangiavano quasi tutti i giorni uova, da qui il detto meglio un uovo oggi che una gallina domani; le bucce di patate si mangiavano, non esisteva che una fetta di pane andasse buttata, la carne ed il pesce erano un miraggio, erano cibo da ricchi., i dolci fatti in casa erano rari quanto salutari e squisiti.
A quei tempi trionfava la solidarietà dell’uno verso l’altro; non si era disponibili solo per quanto riguardava un aiuto materiale, ma anche e soprattutto dal punto di vista morale, non ci si sentiva mai soli anche quando si era soli, si sapeva di poter contare su qualcuno se si stava male.
Da quei tempi ad oggi, anno 2020, si è sviluppata una vera e propria epidemia, un mostro, una grave malattia la quale si cerca di ignorare e nella maggior parte dei casi di tamponare ma non si cura mai del tutto; una malattia che fa così tanto rumore nelle teste dei malati ma che allo stesso tempo è cosi silenziosa per gli stessi.
Questa malattia ha un nome e si chiama depressione. Dalle statistiche nazionali quasi il 20 % della popolazione italiana ne è affetta e, nei casi più gravi, può portare l’ammalato ad un tragico finale: il suicidio. Circa un quarto degli ammalati sono arrivati al suicidio. Il passaggio dall’inizio della malattia alla depressione acuta, fino a portare l’ammalato al gesto estremo, è breve, infatti se non viene curata subito, nel giro di qualche anno diventa acuta.
Come vedete in tv non ne parlano perché sanno a cosa è dovuta la malattia, i professori, i medici ed i luminari della medicina sanno il perché della diffusione di questo mostro, di questa epidemia ormai fuori controllo. .
Lo stato non prende provvedimenti e fa il finto cieco e finto sordo alle numerose richieste delle ASL di ogni Regione per la carenza di specialisti che si dovrebbero occupare di questo mostro, i cittadini ormai sono lasciati sprofondare nell’abisso della loro solitudine per l’abbandono più totale da parte di tutti: gli amici, i fratelli, i parenti, e per finire le istituzioni. Che fanno?
Parecchi si perdono nelle sostanze stupefacenti, altri nell’alcool e molti nel gioco d’azzardo, molti altri ancora nella pazzia più totale a tal punto da commettere crimini efferati, di cui spesso sentiamo parlare nei tg, e una delle frasi finali è: era in cura da anni, soffriva di depressione.
Amici e amiche lettori, ma quale cura da anni? Forse volevano dire: era lasciato solo nella depressione da anni.

Come me penso e credo che anche voi amici e amiche lettori, vi stiate rendendo conto della gravità di questa epidemia, allora io vi chiedo di dare una svegliata alle coscienze del ministro della salute, dei primari che giorno per giorno stanno a stretto contatto con questi pazienti e che sanno della reale gravità dell’epidemia e che ci mettiamo tutti insieme a manifestare questo problema allo Stato, ormai è l’ora di agire, stiamo andando verso il punto di non ritorno, il popolo non fa altro che essere distratto dalle finte iniziative dei nostri parlamentari, dalle numerose trasmissioni di intrattenimento, dai continui salotti dei politici perdenti che rimbalzano le colpe ai politici vincenti e viceversa, intanto i nostri problemi aumentano, gli ammalati si moltiplicano a vista d’occhio e noi cittadini ancora sani siamo lì ormai passivi a sperare che le cose si aggiustino, mentre in ognuno di noi cresce l’egoismo, l’indifferenza, il menefreghismo, l’ingordigia.
Allora amici e amiche lettori, all’inizio dell’articolo vi parlavo del dopo guerra dove esisteva fratellanza tra tutti e ci si aiutava a vicenda, come mai il mostro chiamato depressione non esisteva? E se esisteva erano pochissimi gli ammalati.
Bene, io una mia riflessione me la sono fatta ed è questa: la malattia si è diffusa con l’inizio della tecnologia, incominciando dalle tv e passando per le radio, le quali sono mezzi importantissimi di informazione ma, spesso, nell’informazione che fanno troviamo distorsioni, e spesso vengono utilizzate unicamente come strumenti per intrattenere i cittadini, per distrarli, confonderli, creare un caos nella testa, così da arrivare a riuscire a manovrarli a distanza. Con il boom di internet c’è stata la ciliegina sulla torta, infatti giorno per giorno non facciamo altro che passare la maggior parte del tempo sui social, a leggere fake news e, se parliamo di argomenti come la religione, anche qui troviamo la confusione più totale, dove non si capisce più qual è il nostro credo, la nostra religione, e col passar del tempo alcuni si trovano schiavi di qualche setta, dalle quali si viene spesso ingannati, derubati e quando ce ne rendiamo conto è troppo tardi.
Oltre alla società civile anche la popolazione detenuta non viene trattata adeguatamente, non venendo curati molti la fanno finita e quelli che resistono quando finiscono di scontare la condanna ce li troviamo tra noi nella società civile, impazziti, con la malattia ormai in fase acuta, senza un’occupazione lavorativa e senza più un riferimento affettivo; di che cosa è capace un soggetto ormai con il cervello divorato dal mostro?
Se non si fa qualcosa per bloccare questa epidemia, se non si trova il modo per curare questo mare infinito di ammalati, diventeremo un mondo nel quale ci si uccide per niente, andremmo girando per strada armati, i più benestanti si faranno le auto blindate e sotto i vestiti porteranno giubbotti anti proiettile.

M .O. CARLO

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Autore dell'articolo: feniceadmin