La rabbia che vive nelle carceri

Buongiorno a tutti, oggi sono qui a scrivere un articolo che riguarda le ingiustizie, e molti altri fatti che si
verificano nelle carceri.
SPECIFICO CHE NON SARANNO MENZIONATI NOMI DI ISTITUTI O DI PERSONE, PER MOTIVI DI PRIVACY.
Iniziamo a dire che nel contesto carcerario ci sono molti fattori che non vanno bene, a partire dal personale in divisa, i cosiddetti “assistenti”, o meglio dire “AGENTI DI POLIZIA PENITENZIARIA”.
Già dal nome in teoria si dovrebbe capire che il vero ruolo di un assistente in divisa dovrebbe essere:
NO FAVORITISMI…. NO MALEDUCAZIONE NEI CONFRONTI DI NOI DETENUTI…. NO ABUSI DI AUTORITA’ …. solo perché indossano una divisa.
Partiamo dal principio che noi siamo qui per pagare un debito che abbiamo con la legge, per reati commessi, ma ciò non significa che non abbiamo più una dignità solo perché siamo qui.
Anzi, noi ABBIAMO una dignità, abbiamo un “nome, un cognome, siamo persone umane come tutti”, siamo esseri umani, anche se nel 70% dei casi veniamo privati della dignità!
Questo non è giusto, noi per lo Stato, per le Carceri, siamo solo dei “numeri, dei pacchi postali che veniamo spostati a loro piacimento, da Carcere a Carcere da un momento all’altro anche a tanti chilometri dai nostri cari, siamo solo numeri, e ciò non ci fa sentire esseri umani.
Questa è una VERGOGNA.
Ma tanto a noi chi è che ci può capire!?? Ben poche persone riescono a capire tutto ciò o solo chi veramente è passato in questo “tunnel”.
In Carcere nel 99% dei casi è tutto dovuto, ma per avere qualche cosa che ti serve, o per avere un aiuto devi strisciare, supplicare: i famosi modelli 393, per poter essere ascoltato o chiamato dall’equipe, anche se poi molte volte, il 70% circa delle volte, si è solo sprecato tempo, si è sperato per nulla…questi sono i dati di fatto!!
Molte volte, la gente all’esterno che non ha mai avuto esperienze detentive, si convince che lo stare in carcere, ristretti, chiusi fra quattro mura, privi di libertà, obbligati a subire, sia una giusta punizione e che una volta scontata la propria condanna, uno esce diverso, cambiato…ma non è così per tutti!!
Per prima cosa, i trattamenti che abbiamo ricevuto in carcere, e tanti altri fattori, ci rendono ancora più “cattivi, diffidenti”, e all’uscita dal carcere uno diventa molto più insicuro, cattivo per tutte le mancanze avute nel periodo di detenzione: il non essere stati ascoltati, lo stress tenuto dentro per vari motivi, la rabbia di non aver potuto ribattere su una decisione presa da chi indossa una divisa, perché sai che se ribatti e dici ciò che abbiamo subito durante la detenzione. Per migliaia di altri fattori, magari mesi o anni di ingiustizie viste, subite, anche da organi dello Stato, c’è il famoso RAPPORTO DISCIPLINARE che ti fa perdere i famosi “45 giorni di “ liberazione anticipata.” Quindi, uno per non perdere tutto ciò, anche davanti a delle negazioni su cose che ci spettano come anche prevede l’ ORDINAMENTO PENITENZIARIO, uno alla fine tace e tiene dentro l’ingiustizia subita!! Io sono dell’opinione che molte carceri italiane dovrebbero aiutare, confrontarsi con il detenuto…. Dovrebbero modernizzare un pochino la mentalità e il modo di farci scontare la pena in modo rispettoso come esseri umani: ciò che siamo!!
CARI AMICI, VI RINGRAZIO PER LA VOSTRA ATTENZIONE, AL PROSSIMO ARTICOLO!!!

VOLEVO RINGRAZIARE PERSONALMENTE TUTTA L’EQUIPE DELLA FENICE PER IL FAVOLOSO LAVORO CHE FANNO E CHE PERMETTONO A NOI DETENUTI DI FARE, PER POTERCI ESPRIMERE E FAR CAPIRE A TUTTI IL MONDO CARCERARIO. TUTTI NOI REDATTORI SIAMO FIERI, ORGOGLIOSI, DI SCRIVERE PER LA FENICE. UN GRAZIE DI CUORE”

M.O.Carlo

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Autore dell'articolo: feniceadmin