{"id":2194,"date":"2024-10-10T15:44:51","date_gmt":"2024-10-10T13:44:51","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2194"},"modified":"2024-10-10T15:44:51","modified_gmt":"2024-10-10T13:44:51","slug":"le-foto-che-non-vanno-censurate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2194","title":{"rendered":"Le foto che non vanno censurate"},"content":{"rendered":"\n<p>Anche stando chiusi in carcere la realt\u00e0 esterna ci arriva addosso e ci spaventa. Vediamo immagini di guerra che non riusciamo neanche a commentare. Vorremmo per\u00f2 riproporre un articolo , firmato da Mariangela Mianiti, comparso mesi fa sul Manifesto, che potremmo sottoscrivere per intero.<\/p>\n\n\n\n<p><em>LE FOTO CHE URLANO LA VERITA\u2019<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"799\" height=\"633\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/c9b41aad5b_80451363-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2196\" style=\"width:365px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/c9b41aad5b_80451363-1.jpg 799w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/c9b41aad5b_80451363-1-300x238.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/c9b41aad5b_80451363-1-768x608.jpg 768w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/c9b41aad5b_80451363-1-110x87.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/c9b41aad5b_80451363-1-420x333.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/c9b41aad5b_80451363-1-543x430.jpg 543w\" sizes=\"auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Che cos\u2019\u00e8 una fotografia? Quando si \u00e8 vivi, \u00e8 il fermo immagine di un momento che non torner\u00e0 e che pu\u00f2 essere felice o meno, ma parla di vita. Quando si \u00e8 morti, in una foto c&#8217;\u00e8 l&#8217;immagine degli ultimi attimi di una persona.<br>Spesso, per descrivere scene mai viste e drammatiche, le persone dicono: \u201csembra di stare dentro un film\u201d. Altrettanto spesso, la morte reale \u00e8 meno spettacolare di quella raccontata nella finzione dove inquadrature, effetti, trucco e luci rendono le scene pi\u00f9 vere del vero. Ma qui nelle foto che arrivano dalla Ucraina come dalla Palestina, c\u2019\u00e8 una crudezza che rid\u00e0 alla morte la sua dimensione concreta, fatta di persone ammazzate davvero. \u00c8 quella, una crudezza che va mostrata e guardata negli occhi, perch\u00e9 quello fanno le guerre, e lo fanno in Ucraina, in Siria, Israele, Palestina ed in tanti altri Paesi del mondo per non parlare dei conflitti armati a bassa intensit\u00e0, che per\u00f2 i morti li fanno lo stesso. Ma nessuno ne parla.<br>Ma torniamo alle foto, ci\u00f2 che le rende dirompenti non \u00e8 il sangue che cola, ma i particolari che parlano di gesti e attimi di esistenza. Una mano femminile mezza annerita e con una fede sbuca da un telo. Ci parla di una donna sposata e ti chiedi se aveva figli, e dove sono adesso. Un\u2019altra mano ha uno smalto fucsia, e allora vedi quella persona curarsi le unghie, scegliere il colore, magari con le amiche. L\u2019uomo che indossa ancora guanti neri, mezzo coperto dalla propria bicicletta, chiss\u00e0 dove andava. Scappava, cercava cibo o era andato a trovare qualcuno? E come si fa a sparare a qualcuno che sta solo pedalando? Che cosa ti si muove nella testa per considerarlo un nemico?<br>Ci sono due corpi, forse dei militari, mezzi bruciati vicino a un carrarmato distrutto. Uno \u00e8 seminudo, la faccia sprofondata nel fango, ma ancora si notano i capelli rossi e non puoi non chiederti chi glieli ha accarezzati l\u2019ultima volta. L\u2019altro nel rictus della morte, mostra i denti che sono bianchissimi, perfetti e pensi a chi non vedr\u00e0 pi\u00f9 il suo sorriso. Di alcuni corpi noti gli abiti, gli stivali e i pantaloni pesanti, i giacconi con cappucci rialzati, le calze spesse e vedi i gesti che hanno fatto quel giorno quando si sono vestiti per proteggersi dal freddo, o forse per ripararsi istintivamente, vanamente, dai proiettili.<br>Noti carni che cominciano a decomporsi, membra accartocciate come fossero dei pupazzi, una testa mezza schiacciata da un veicolo pesante, e ti chiedi da quale abissale violenza \u00e8 abitata il mondo. E perch\u00e9 tutto questo desiderio di morte? Dalla sabbia di una fossa comune sbuca una ciabatta di plastica di colore rosso, una fronte insanguinata, una mano nodosa, da contadino. Un tombino svela un uomo nudo fino alla cintola e calato dentro, quasi incastrato, poi c\u2019\u00e8 quell\u2019altro uomo a faccia in gi\u00f9, con le mani legate, la schiena nuda dove emerge un tatuaggio, buttato l\u00ec fra i detriti e pozzanghere, accanto ad altri corpi disarticolati. Sono immagini che parlano di sete vendicativa e di uno sfregio voluto.<br>Bisogna ricordarsele queste foto, e guardarle, non velarle per non urtare chi \u00e8 impressionabile, perch\u00e9 francamente, trovo insultante proteggere il nostro buon cuoricino quando altrove, e non solo in Ucraina o Palestina, si muore cos\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche stando chiusi in carcere la realt\u00e0 esterna ci arriva addosso e ci spaventa. Vediamo immagini di guerra che non riusciamo neanche a commentare. Vorremmo per\u00f2 riproporre un articolo , firmato da Mariangela Mianiti, comparso mesi fa sul Manifesto, che potremmo sottoscrivere per intero. LE FOTO CHE URLANO LA VERITA\u2019 Che cos\u2019\u00e8 una fotografia? 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