{"id":2292,"date":"2025-04-06T17:31:27","date_gmt":"2025-04-06T15:31:27","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2292"},"modified":"2025-04-07T12:10:39","modified_gmt":"2025-04-07T10:10:39","slug":"giornali-in-carcere-per-i-detenuti-lettura-preventiva-e-divieto-di-firma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2292","title":{"rendered":"Giornali in carcere, \u201cper i detenuti lettura preventiva e divieto di firma\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle carceri c\u2019\u00e8 la censura? Ai detenuti viene vietato di firmare gli articoli che pubblicano nei giornali realizzati all\u2019interno degli Istituti? Domande che sorgono leggendo un passaggio di un testo di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giovanni_Maria_Flick\">Giovanni Maria Flick<\/a>, Presidente emerito della Corte Costituzionale, gi\u00e0 ministro di Grazia e Giustizia e pubblicato sul Notiziario quotidiano dal carcere realizzato da Ristretti Orizzonti. Dopo aver fatto riferimento a leggi, alla Costituzione e allo stesso Ordinamento penitenziario, cos\u00ec scrive Flick: \u201cDestano perplessit\u00e0 le voci che si colgono nell\u2019ambiente penitenziario di tentativi e iniziative a livello locale e di interventi per imporre o vietare la sottoscrizione dei contributi di redattori detenuti alla \u2018stampa\u2019 nel carcere, o sulla lettura preventiva di quei contributi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne parliamo con Francesco Lo Piccolo, giornalista (per 15 anni dal 1986, al Messaggero di Roma), direttore di Voci di dentro, trimestrale scritto da esperti, giornalisti, docenti e da detenuti ed ex detenuti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"324\" height=\"235\" src=\"http:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/lopiccolo7-324x235-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2293\" style=\"width:347px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/lopiccolo7-324x235-1.jpg 324w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/lopiccolo7-324x235-1-300x218.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/lopiccolo7-324x235-1-110x80.jpg 110w\" sizes=\"auto, (max-width: 324px) 100vw, 324px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo Piccolo, che accade?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLe voci a cui fa riferimento Flick nascono da fatti accaduti di recente in alcune carceri, dove giornalisti e volontari operano con laboratori di scrittura e giornalismo e con la realizzazione di notiziari diffusi anche all\u2019esterno, sia in forma cartacea che online. Fatti in violazione dei diritti delle persone, messi in atto a Lodi, a Rebibbia, a Ivrea, a Trento\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quali fatti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cA Lodi la Direzione dell\u2019istituto pretende una lettura preventiva dei testi elaborati dalla redazione di Altre storie e pubblicati dal quotidiano della citt\u00e0 Il Cittadino. Vuole inoltre scegliere gli argomenti sui quali le persone detenute possono scrivere, vietando espressamente temi come l\u2019emigrazione \u2018perch\u00e9 potrebbero essere in contrasto con la linea del governo sulla politica nei confronti degli stranieri senza permesso di soggiorno\u2019 o sulla sessualit\u00e0 e sul diritto alla sessualit\u00e0, come di recente ribadito dalla Corte Costituzionale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E a Rebibbia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cPi\u00f9 o meno tre mesi fa la Direzione ha convocato Roberto Monteforte, giornalista che dal 2022 coordina il giornale interno \u2018Non tutti sanno\u2019, comunicando che persone che fanno parte della redazione non potevano firmare i loro articoli e che occorreva anche una liberatoria da parte degli stessi detenuti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A Ivrea e a Trento?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cA Ivrea prima hanno vietato ai detenuti di firmare i loro articoli, poi tre mesi fa hanno chiuso la redazione interna del giornale La fenice, edito dall\u2019Associazione Rosse Torri e sospeso il permesso dell\u2019ingresso in carcere dei volontari \u2018per aver diffuso con i loro articoli un\u2019immagine negativa della vita in carcere\u2019. Avevano scritto di celle fatiscenti, sovraffollamento, mancanza di acqua calda, muffe alle pareti, griglie esterne alle finestre\u2026 Pi\u00f9 o meno lo stesso \u00e8 accaduto a Trento a Piergiorgio Bortolotti, responsabile del giornale Non solo dentro: dopo dieci anni di attivit\u00e0 come volontario anche lui \u00e8 stato messo alla porta con due sole parole, \u2018non gradito\u2019. Anche Bortolotti aveva scritto e raccontato quello che da anni si racconta su Corriere, Repubblica, Stampa eccetera, e cio\u00e8 dell\u2019inefficienza del sistema carcere. Sono episodi in violazione dell\u2019articolo 18 dell\u2019Ordinamento penitenziario (\u2018Ogni detenuto ha diritto a una libera informazione e di esprimere le proprie opinioni, anche usando gli strumenti di comunicazione disponibili e previsti dal regolamento\u2019),&nbsp; dell\u2019articolo 3 della Costituzione italiana (\u2018Tutti i cittadini hanno pari dignit\u00e0 sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali\u2019) e dell\u2019articolo 21 (\u2018Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non pu\u00f2 essere soggetta ad autorizzazioni o censure\u2019)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Perch\u00e9 tutto ci\u00f2?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cI motivi sono tanti: paura, Direttori alle prime esperienze, timori di ispezioni da parte del Dipartimento amministrazione penitenziaria, incapacit\u00e0 di comprendere che in carcere prima della punizione e della cieca obbedienza deve essere privilegiato il recupero della persona, da rendere innanzitutto responsabile. Anche nel 2005 nel carcere di Lodi -allora c\u2019era un\u2019altra Direttrice- fu chiuso il giornale interno, si chiamava Uomini liberi. L\u2019idea appare sempre la stessa: i detenuti sono considerati reati che camminano\u2026 e non hanno diritti. Ma io sono un giornalista, oltre che un volontario nelle carceri, e il silenzio non lo pratico in alcun modo. Scrivere con i detenuti non pu\u00f2 significare insegnare loro a fare dei bei temi, ma aiutarli a scrivere facendo uscire la loro voce interiore, quella soppressa in questo mondo dove comandano interessi e profitto. E ancora, non significa far accettare lo stigma del criminale, ma al contrario liberarli dallo stigma assegnato. Insegno a fare i giornalisti rispettando l\u2019altro, liberi di dire la verit\u00e0 anche se fa male\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come intendete rispondere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSiamo riuniti in un coordinamento per dare forza a chi ha meno forza. Stiamo preparando un documento dove ribadiamo che tali atti comprimono l\u2019operato del mondo del volontariato e rendono vano l\u2019articolo 27 della Costituzione (\u2018Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0 e devono tendere alla rieducazione del condannato\u2019). Chiederemo un incontro al Dap\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parliamo di Voci di dentro e degli altri giornali delle carceri.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cVoci di dentro \u00e8 nato nel 2008, da un\u2019idea della Direttrice del carcere di Chieti, la dottoressa Avantaggiato. Mi chiese di aiutarla a fare il giornalino dell\u2019istituto. Accettai e portai fuori il giornale: non poteva essere il giornale del carcere, doveva essere il mio giornale e quello dei detenuti. Soprattutto libero, non ufficio stampa del Dap. Oggi facciamo 72 pagine al mese, quasi duemila copie, \u00e8 diffuso in tutta Italia, vi scrivono detenuti da tutte le carceri del Paese. Raccontiamo prima di tutto quello che non va. Per cambiare questa istituzione, per cambiare molte cose, comprese le persone. Rispettandole, innanzitutto. Secondo le regole della professione giornalistica, fondata su un codice deontologico poco rispettato. Dalla parte di chi non ha voce, dei deboli e non dei potenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto agli altri giornali delle carceri, oltre a Non tutti sanno, c\u2019\u00e8 Ristretti Orizzonti, il pi\u00f9 antico, nato a Padova nel 1998, direttore Ornella Favero, con redazioni anche negli istituti di Venezia, Parma e Genova, affiancato da una rassegna quotidiana degli articoli che si occupano di carcere, convegni e tanto altro. Poi, Carte Bollate, nato nel 2002, bimestrale, duemila copie, prodotto da una redazione di venticinque detenuti e detenute di cui fanno parte, come volontari, giornalisti professionisti ed esperti di comunicazione. La Direttrice \u00e8 Susanna Ripamonti. C\u2019\u00e8 L\u2019Obl\u00f2, realizzato a San Vittore: \u00e8 il mensile della \u2018Nave\u2019, reparto a custodia attenuata per il trattamento di ex tossicodipendenti e alcolisti, che pubblica poesie e pensieri sulle attivit\u00e0 del reparto, sul mondo di fuori, e offre riflessioni sull\u2019assunzione di stupefacenti. Ancora a Milano, da qualche anno, esce In corso d\u2019opera, ora diventato Opera news, realizzato nel carcere di Opera. A Bologna si realizza Ne vale la pena: la redazione, attiva da marzo 2012, \u00e8 costituita da persone ristrette all\u2019interno della Casa circondariale \u2018Rocco d\u2019Amato\u2019 di Bologna, insieme ai volontari dell\u2019associazione il Poggeschi per il carcere e al cappellano dell\u2019istituto Marcello Matt\u00e9; a Ferrara dal 2009 c\u2019\u00e8 Astrolabio, diretto da Vito Martiello e, dal 2016, curato da Mauro Presini. E\u2019 finanziato dal Comune di Ferrara. A Napoli esce Parole in Libert\u00e0, laboratorio di scrittura giornalistica per i detenuti di Secondigliano e Poggioreale. E\u2019 promosso dal Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive delle libert\u00e0 personali, dalla Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, dal quotidiano Il Mattino e dalla Fondazione Banco di Napoli; gli articoli vengono pubblicati da Il Mattino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal sito Professione Reporter (www.professionereporter.eu), 31\/3\/2025<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle carceri c\u2019\u00e8 la censura? Ai detenuti viene vietato di firmare gli articoli che pubblicano nei giornali realizzati all\u2019interno degli Istituti? 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