{"id":2329,"date":"2025-05-12T14:48:04","date_gmt":"2025-05-12T12:48:04","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2329"},"modified":"2025-05-12T14:50:08","modified_gmt":"2025-05-12T12:50:08","slug":"2329","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2329","title":{"rendered":"Storia di Antonio, trasferito da un posto all&#8217;altro come un pacco"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p><em>Riprendiamo un intervento, pubblicato sul quotidiano Il dubbio del 7 maggio, di Gianni Alemanno (ex sindaco di Roma), che ora si trova rinchiuso in carcere. La sua esperienza \u00e8 importante per verificare che, al di l\u00e0 delle solite e scontate affermazioni di fermezza verso qualunque forma di umanit\u00e0 verso i detenuti, tipiche degli esponenti della destra, quando capita di vedere le cose dall&#8217;altra parte delle sbarre le convinzioni cambiano e la chiave poi non la si butterebbe via.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\" style=\"font-style:normal;font-weight:600\">Cronaca di un trasferimento improvviso e senza spiegazioni da Rebibbia all&#8217;istituto di Cassino. La denuncia di chi vive dall&#8217;inferno il fallimento del sistema penitenziario<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"345\" height=\"146\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/download-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2330\" style=\"width:496px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/download-2.jpg 345w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/download-2-300x127.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/download-2-110x47.jpg 110w\" sizes=\"auto, (max-width: 345px) 100vw, 345px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Rebibbia<\/strong>, 4 maggio 2025- 124\u00b0 giorno di carcere. Venerd\u00ec scorso, le 9 di sera. Finito di mangiare, ci predisponiamo ai nostri soliti rituali serali di cella: la partita a carte, la scelta del film da vedere alla televisione, All\u2019improvviso si affaccia alle sbarre della nostra cella la pi\u00f9 arrogante di tutte le guardie carcerarie del nostro Braccio, con in mano un rotolo di sacchi da immondizia. Chiama: \u201c<strong>Antonio Z.<\/strong>\u201d e subito dopo \u201cPreparati, domani alle 6: 30 sei trasferito. Quanti sacchi ti servono per mettere la tua roba?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Antonio, seduto sulla sua branda al secondo piano del letto a castello, trasecola, il suo volto assume i tratti dello sgomento. \u201c<strong>Perch\u00e9, cos\u2019ho fatto? Dove mi portate?<\/strong>\u201d domanda con voce gi\u00e0 incrinata. \u201cNon ti posso dire niente. Dimmi solo quanti sacchi ti servono\u201d la risposta sprezzante dell\u2019uomo in divisa. Antonio accenna a ribellarsi: \u201cNon voglio essere trasferito, voglio rimanere qua\u201d. II carceriere taglia corto: \u201cSe non mi dici quanti sacchi ti servono, me ne vado e domani ti portiamo via senza niente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Intervengono i pi\u00f9 anziani di cella, si fanno dare tre sacchi e la guardia si allontana. Antonio scoppia in lacrime tra le braccia di Ciro, il pi\u00f9 giovane della cella, arrivato insieme a lui da un altro braccio. Io ingenuamente chiedo se \u00e8 successo qualcosa,&nbsp;<strong>se Antonio ha fatto qualcosa di male<\/strong>, se ha litigato con qualcuno. I pi\u00f9 anziani dei miei compagni di cella &#8211; Luciano, Marco, Valerio &#8211; mi rispondono che Antonio non ha fatto nulla, che questa \u00e8 una consuetudine del Dap (<strong>Dipartimento dell\u2019amministrazione penitenziaria<\/strong>): quando bisogna riequilibrare la distribuzione della popolazione carceraria tra i diversi istituti di pena, si trasferiscono i detenuti che hanno creato qualche problema e, se questi non sono in numero sufficiente, se ne scelgono altri pi\u00f9 meno a caso.&nbsp;<strong>Antonio \u00e8 uno di questi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Siamo stretti attorno a lui per consolarlo, poi comincia a raccogliere le sue povere cose e a metterle dentro i tre sacchi della spazzatura che gli sono stati consegnati.&nbsp;<strong>Un po\u2019 di vestiti, gli oggetti dell\u2019igiene personale, un pacco di biscotti, qualche carta, la cartella di plastica con i libri di scuola<\/strong>. La branda viene disfatta per riconsegnare lenzuola e coperte all&#8217;Amministrazione. Piccoli residui di un minimo habitat che ogni detenuto crea attorno a s\u00e9, tracce di un\u2019esistenza umana messa all\u2019angolo. Per Antonio, andarsene da Rebibbia significa abbandonare suoi amici, le sue abitudini,<strong>&nbsp;la sua frequenza a scuola per ottenere il diploma<\/strong>, la vita di cella dove un po\u2019 di calore di ritrova negli ottimi piatti preparati da Valerio, nelle lunghe chiacchierate, nelle interminabili partite a carte.<\/p>\n\n\n\n<p>La preoccupazione di avvertire i familiari che, ovviamente, non sanno nulla del trasferimento e non si sa come la prenderanno. Ma chi \u00e8 Antonio, questo pacco postale mandato verso l\u2019ignoto? Un ragazzone di 47 anni, nato a Isernia, 110 chili su 1,80 d\u2019altezza, soprannominato \u201c<strong>er bruschetta<\/strong>\u201d per la sua passione per il pomodoro sopra il pane abbrustolito,&nbsp;<strong>mansueto e giocoso come solo certi meridionali riescono ad esserlo<\/strong>, sempre pronto a fare il caff\u00e8 o la camomilla per tutti, la cui imprecazione abituale \u00e8 \u201cporca paletta!\u201d. Perch\u00e9 \u00e8 in carcere? Perch\u00e9 \u00e8 stato scoperto a guidare senza patente durante un regime di sorveglianza a cui era sottoposto.&nbsp;<strong>Sullo sfondo svariati periodi di carcere, sempre per lo stesso maledetto vizio della droga e per lo spaccio necessario a finanziare questo vizio.<\/strong>&nbsp;Ma Antonio negli ultimi tempi, prima di tornare in carcere, aveva trovato lavoro in un albergo, dove era apprezzato per la sua disponibilit\u00e0 e la sua voglia di fare, di cui anche noi avevamo un po\u2019 abusato nella nostra vita di cella.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi in quell\u2019ultima serata insieme, \u00e8 venuto un altro \u201cassistente\u201d ( il modo con cui vengono chiamati i sottufficiali della polizia penitenziaria) ad aiutarci a sostenere Antonio,&nbsp;<strong>quasi a scusarsi della brutalit\u00e0 con cui veniva trattato.<\/strong>&nbsp;Perch\u00e9 la stragrande maggioranza degli uomini in divisa qua dentro sono cos\u00ec: persone corrette e cortesi che fanno il proprio lavoro, certe volte quasi degli amici. Poi la mattina dopo, Ciro, che aveva accompagnato Antonio fino alle porte del Braccio, torna con la notizia: \u201cLo portano a Cassino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il carcere di Cassino<\/strong>: uno dei pi\u00f9 brutti e fatiscenti, teatro di una rivolta conclusa con il trasferimento di massa dei detenuti e che adesso, dopo una rapida ripulitura, doveva essere nuovamente riempito. Chi d\u00e0 il diritto a quattro oscuri burocrati dell\u2019Amministrazione centrale del Dap di disporre delle vite delle persone detenute in questo modo?&nbsp;<strong>Non gente che ha sbagliato e che merita una punizione<\/strong>, non soggetti pericolosi che per sicurezza \u00e8 meglio trasferire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma persone come Antonio che non hanno fatto nulla e che ora a Cassino devono, per l\u2019ennesima volta, ricostruire tutto da zero, magari trovando un ambiente ostile? Questi sono i percorsi di rieducazione che l\u2019Ordinamento dovrebbe garantire, secondo i principi costituzionali? Certo,&nbsp;<strong>il sovraffollamento delle carceri porta anche a questo: operazioni semplicistiche di redistribuzione della popolazione carceraria<\/strong>, basate magari su un astratto dato anagrafico di residenza. La causa principale \u00e8 sempre questo maledetto sovraffollamento che la Politica non vuole vedere.&nbsp;<strong>Antonio la sera ha pianto<\/strong>, ma la mattina si \u00e8 avviato alle porte del carcere con il suo solito sorrisetto strafottente. Dedico questa pagina di diario alle lacrime e al sorriso coraggioso di Antonio. Persona detenuta non pacco postale spedito in quel di Cassino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendiamo un intervento, pubblicato sul quotidiano Il dubbio del 7 maggio, di Gianni Alemanno (ex sindaco di Roma), che ora si trova rinchiuso in carcere. 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