{"id":2338,"date":"2025-05-19T18:24:45","date_gmt":"2025-05-19T16:24:45","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2338"},"modified":"2025-05-19T18:24:45","modified_gmt":"2025-05-19T16:24:45","slug":"storia-di-un-assassino-che-ho-conosciuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2338","title":{"rendered":"Storia di un assassino che ho conosciuto"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Una riflessione sul caso di Emanuele De Maria, il duplice femminicida che si \u00e8 suicidato gettandosi dal Duomo di Milano<br>Giacomo Spinelli , IL MANIFESTO, 14 maggio 2025<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p>Emanuele De Maria era un amico, una persona complessa, indecifrabile, con un passato torbido ed un<br>futuro ancora da scrivere. Amava la letteratura russa, pi\u00f9 di tutti Dostoevskij di cui ammirava il modo in<br>cui lo scrittore descriveva i caratteri psicologici dei suoi personaggi. Amava Delitto e Castigo pi\u00f9 di ogni<br>altro libro, poi Gogol, Turgenev e Tolstoj. In questa immensa tragedia c\u2019\u00e8 un particolare, un\u2019immagine,<br>che continua a tormentarmi: quando Emanuele si \u00e8 lanciato nel vuoto dalle guglie del duomo le scarpe<br>gli sono volate via. Lui, che era sempre cos\u00ec preciso e meticoloso, si era buttato con le scarpe slacciate.<br><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"450\" height=\"653\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/dostoevskij.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2339\" style=\"width:237px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/dostoevskij.jpg 450w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/dostoevskij-207x300.jpg 207w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/dostoevskij-76x110.jpg 76w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/dostoevskij-289x420.jpg 289w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/dostoevskij-296x430.jpg 296w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"> Dostoevskij<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p> Chiss\u00e0 da quanto tempo le aveva slacciate senza che se ne potesse accorgere, senza capire niente, mentre vagava per Milano come uno zombie, con quei suoi occhi grandi e marroni, intensi, sempre vivi e<br>curiosi, sul cui fondo scintillava sempre una vena di follia. Proprio come i suoi eroi dostoevskiani, Emanuele aveva perso la testa. Il mio amico era psicotico, ma lo nascondeva bene agli occhi di tutti.<br>Solo una volta l\u2019ho visto fuori di s\u00e9, quando un compagno di carcere voleva fare una prepotenza ad un altro ragazzo, Emanuele si era messo in mezzo per difendere il nuovo giunto. Non sopportava i soprusi, n\u00e8 il razzismo, \u201c bisogna proteggere i pi\u00f9 deboli\u201d diceva sempre.<br>Emanuele aveva bisogno d\u2019aiuto, ma nessuno di noi lo sapeva perch\u00e9 non aveva mai esplicitamente mostrato il proposito di cedere e di aprirsi ad un dialogo doloroso con s\u00e9 stesso. La logica criminale con cui era cresciuto non prevedeva ripensamenti n\u00e9 sentimentalismi. Quando mi raccontava delle sue origini napoletane, l\u2019emigrazione, il minorile in Olanda, le rapine, i momenti di spensieratezza di quando era bambino, poi la violenza, la legione straniera e l\u2019omicidio di una donna nel casertano, tragico epilogo<br>di una giovinezza perduta; sembrava tutto troppo, per un ragazzo che aveva solo 35 anni.<br>Eravamo insieme quando gli \u00e8 arrivata la notizia che in Olanda il padre era morto. E noi eravamo l\u00ec,<br>chiusi tra quattro mura, lontani e dentro il cuore del dolore. Emanuele mi aveva raccontato che<br>l\u2019illuminazione l\u2019aveva avuta quando era in carcere a Secondigliano, dopo la condanna per omicidio,<br>diceva: \u201csono stato graziato, ho capito che dio mi stava dando una seconda possibilit\u00e0\u201d. Tutto il passato<br>sembrava una altra vita, lontana dal nuovo Emanuele. Si era messo a studiare per uscire dal carcere<br>migliore di come era entrato, per poter tornare dalla bambina che lo aspettava. L\u2019aveva fatto da solo<br>questo processo, secondo quello che per lui era il modo giusto di farlo. Aveva sotterrato le braci sotto la<br>cenere, una nuova luce animava la vita di Emanuele ma l\u2019oscurit\u00e0 non era stata sconfitta, era l\u00ec, pronta a<br>tornare.<br>Emanuele stava provando a cambiare vita, dopo anni di malavita ed un omicidio aveva intrapreso un<br>percorso di cambiamento tutto in salita, che stava per\u00f2 percorrendo a grandi falcate. Il carcere di Bollate,<br>gli educatori e lo staff penitenziario avevano puntato a un reinserimento sociale che ormai sembrava<br>cosa fatta. Nell\u2019albergo dove lavorava parlava cinque lingue fluentemente e sapeva sempre quello che i<br>clienti volevano. Ma la vena di follia \u00e8 tornata a pulsare e nessuno ha potuto fare pi\u00f9 niente, aveva tenuto<br>tutto dentro, qualcuno aveva provato a dirgli che quell\u2019amore era patologico ed era meglio che lasciava<br>perdere, che cercasse una donna della sua et\u00e0 perch\u00e9 la situazione in Hotel era troppo torbida e<br>Chamila era sposata.<br>Ma in carcere \u00e8 difficile parlare con qualcuno; se entri con mezzo problema ne esci con tre: il trauma \u00e8<br>parte integrante del percorso. Il ventesimo rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone ci parla di<br>carceri-manicomi, dove il 12% del totale delle persone detenute ha una diagnosi psichiatrica grave. Il<br>rimedio a tale male sono gli psicofarmaci, \u201cla terapia\u201d che ti annichilisce talmente tanto che non capisci<br>pi\u00f9 neanche dove sei esattamente, come biasimare chi decide di tenersi il malessere piuttosto che<br>essere narcotizzato.<br>Quando vieni catapultato in un mondo dove vince sempre e solo chi \u00e8 pi\u00f9 forte, dove la sessualit\u00e0 \u00e8 un<br>tab\u00f9 e il tempo una nebbia che non si dirada mai, capisci che l\u2019istituzione carceraria crea gente<br>disadattata che non sa pi\u00f9 come fare i conti con un mondo che corre troppo veloce, ne sa pi\u00f9 fare i conti<br>con le proprie emozioni o le proprie sensibilit\u00e0 ormai sepolte sotto il cemento. Il carcere di Bollate per Emanuele ha fatto tantissimo, forse di pi\u00f9 non poteva fare. Adesso \u00e8 facile dire che Emanuele non<br>doveva andare in permesso a lavorare.<br>La verit\u00e0 \u00e8 che bisogna fare di pi\u00f9, non di meno, creare pi\u00f9 normalit\u00e0 e curare; non chiudere e voltare la<br>testa dall\u2019altra parte. Emanuele andava verso il traguardo, poi qualcosa si \u00e8 inceppato, qualcosa \u00e8<br>andato storto, nessuno di noi \u00e8 del tutto innocente per quello che \u00e8 successo e sarebbe ora di capire che<br>la salute mentale viene prima di ogni cosa, al primo posto, sopra ogni cosa, prima che altri uomini ed<br>altre donne vengano uccise, o si uccidono da soli.<br>L\u2019uccisione di Arachchilage Dona Chamila, vittima innocente della follia umana, a colpi di fendenti \u00e8 una<br>tragedia immensa. E non \u00e8 la prima donna che Emanuele ha ucciso e nessun omicidio \u00e8 giustificabile.<br>Ma anche Emanuele \u00e8 vittima di s\u00e9 stesso e dal Duomo di Milano ha voluto mostrare a tutti la sua fine. Il<br>fatto che la relazione del carcere avesse diagnosticato \u201cun ragazzo totalmente equilibrato\u201d significa solo<br>una cosa: quando una persona \u00e8 chiusa in una cella per sette anni l\u2019equilibrio \u00e8 una scommessa che<br>nessuno \u00e8 in grado di pronosticare. Non sono gli anni di carcere, da soli, a rendere equilibrati, altrimenti<br>bisognerebbe farne sempre di pi\u00f9 e pi\u00f9 carcere non \u00e8 mail la soluzione. Servono servizi psichiatrici<br>efficienti e raramente ci sono. E poi la rieducazione passa necessariamente per il reinserimento. Non c\u2019\u00e8<br>altra strada, per quanto dolorosi e tragici possano essere i fallimenti e per quanta piet\u00e0 noi tutti si possa<br>provare per le vittime di questa storia, compreso l\u2019assassino che era mio amico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione sul caso di Emanuele De Maria, il duplice femminicida che si \u00e8 suicidato gettandosi dal Duomo di MilanoGiacomo Spinelli , IL MANIFESTO, 14 maggio 2025 Emanuele De Maria era un amico, una persona complessa, indecifrabile, con un passato torbido ed unfuturo ancora da scrivere. 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