{"id":2354,"date":"2025-06-13T10:07:19","date_gmt":"2025-06-13T08:07:19","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2354"},"modified":"2025-06-13T10:07:19","modified_gmt":"2025-06-13T08:07:19","slug":"riportatemi-in-carcere-cosi-almeno-mi-si-spengono-le-voci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2354","title":{"rendered":"\u00abRiportatemi in carcere, cos\u00ec almeno mi si spengono le voci\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Riprendiamo un articolo di Alessandro Trocino dal Corriere della sera \/ CorriereTv del 12 giugno 2025<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\" style=\"font-style:normal;font-weight:500\">Chiusi i manicomi, in cella rimangono molte persone con gravi disagi psichici. Nella terza puntata della serie \u00abVoci dal carcere\u00bb raccontiamo la salute mentale nei penitenziari italiani<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\" style=\"font-style:normal;font-weight:500\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"939\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/pexels-photo-3343253.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2355\" style=\"width:350px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/pexels-photo-3343253.jpeg 600w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/pexels-photo-3343253-192x300.jpeg 192w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/pexels-photo-3343253-70x110.jpeg 70w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/pexels-photo-3343253-268x420.jpeg 268w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/pexels-photo-3343253-275x430.jpeg 275w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 Damiano &#8211; e anzi, c\u2019era, perch\u00e9 si \u00e8 suicidato &#8211; che vedeva Satana e ingeriva sostanze caustiche perch\u00e9 si ricordava una preghiera che diceva: \u00abGes\u00f9, lavaci con il fuoco\u00bb. C\u2019era Mohammed Andrea, che aveva \u00abil chiasso dentro\u00bb e lo ha messo a tacere. C\u2019era Giacomo, che aveva un disturbo borderline di personalit\u00e0 e che si \u00e8 infilato una lametta in gola a San Vittore. C\u2019era Matteo, che aveva un disturbo bipolare e aveva minacciato il suicidio se lo avessero messo in isolamento, infatti lo hanno messo in isolamento e si \u00e8 impiccato. E poi ci sono ancora migliaia di detenuti che hanno una qualche forma di disagio psichico e che stanno chiusi in cella. Che ne \u00e8 di loro? Per capirlo basta guardare i dati dell\u2019ultimo rapporto di Antigone: quattro detenuti su dieci fa uso di sedativi o ipnotici, due su dieci di stabilizzanti dell\u2019umore, antipsicotici e antidepressivi. Le diagnosi psichiatriche gravi riguardano il 13,7 per cento dei detenuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlare di carcere significa parlare di tossicodipendenza e di disagio psichico, di abuso di psicofarmaci e sofferenza. Il quadro normativo \u00e8 complesso. Proviamo a riassumerlo. La distinzione fondamentale \u00e8 tra i cosiddetti \u00abfolli rei\u00bb e i \u00abrei folli\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi &#8211; i \u00abfolli rei\u00bb &#8211; sono quelli che hanno commesso un crimine ma non sono considerati imputabili, perch\u00e9 incapaci di intendere o di volere o per vizio parziale di mente. Prima venivano mandati nei manicomi criminali, poi negli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari, chiusi nel 2014 con la legge 81. Ora sono sottoposti alla misura di sicurezza della libert\u00e0 vigilata, con percorsi di cura territoriali o comunitari. In via residuale, nei reali casi di pericolosit\u00e0, finiscono nelle Rems, le Residenze per l\u2019esecuzioni delle misure di sicurezza: ce ne sono 30, con 600 pazienti (100 dei quali a Castiglione delle Stiviere).<\/p>\n\n\n\n<p>I secondi &#8211; i \u00abrei folli\u00bb &#8211; sono persone che hanno commesso un crimine e che, una volta in carcere, si scopre che sono affetti da una patologia psichiatrica, preesistente e non diagnosticata oppure sopravvenuta o slatentizzata. Per loro &#8211; che sono tantissimi &#8211; ci sono due strade: restano in carcere, in sezioni speciali; oppure, attraverso la detenzione domiciliare (ottenuta grazie a una sentenza della Corte costituzione), possono andare in comunit\u00e0 o a casa, affidati al Dipartimento di salute mentale. La terza via, forse la pi\u00f9 battuta, \u00e8 quella che li lascia dove sono: in cella, a urlare e spaccare tutto, oppure sedati, ridotti a zombie da un abuso di psicofarmaci usati con funzione di controllo e di neutralizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Michele Miravalle, di Antigone, \u00e8 preoccupato soprattutto dalla zona grigia: \u00abPersone che non stanno cos\u00ec male da ottenere di uscire dal carcere, ma che hanno comunque un grave disagio psichico. Spesso finiscono nelle sezioni speciali, in isolamento, che sono i reparti peggiori, quelli pi\u00f9 a rischio suicidio. Oppure stanno in cella con altri, e finiscono magari come il diciottenne del Marassi, che \u00e8 stato torturato dai compagni per due giorni, approfittando della sua fragilit\u00e0 psichica. L\u2019altra strategia \u00e8 l&#8217;uso massiccio di psicofarmaci, che diventa contenzione psicologica e annienta le persone. Spesso c\u2019\u00e8 tensione tra gli agenti, che premono sui sanitari per prescrivere questi psicofarmaci senza reali motivi terapeutici ma solo a fini disciplinari, come anestetizzanti. I dati peggiori, su questo, sono negli istituti per i minori\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Antonella Calcaterra \u00e8 una combattiva avvocata milanese, che si occupa da anni di questi temi: \u00abIl sistema normativo, grazie anche agli interventi della Corte costituzionale, \u00e8 piuttosto buono. Il problema \u00e8 che mancano risorse. Si fanno le leggi, ma non ci si mettono i soldi. Per la salute mentale si spende in Italia il 3 per cento del budget sanitario, contro il 20-30 per cento di altri Paesi. Mancano le strutture territoriali, i servizi, il welfare, le reti di accoglienza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c\u2019\u00e8 il caso delle doppie diagnosi. Si tratta di persone che hanno problemi psichiatrici e contemporaneamente una qualche forma di dipendenza. Sono moltissime e per loro i problemi aumentano: \u00abC\u2019\u00e8 un ragazzino di 20 anni a San Vittore, in carcere per un reato modesto, che ha un disturbo borderline severo ed \u00e8 tossicodipendente. Per un mese ci siamo scambiati mail a ripetizioni con San Vittore, il centro di salute mentale e le altre strutture. Ognuno diceva che non competeva a lui, ma agli altri. Alla fine grazie alla Casa della Carit\u00e0, benemerita, \u00e8 riuscito a uscire. Ma si \u00e8 fatto un mese di carcere che non doveva fare e adesso, dopo sei mesi, ancora non c\u2019\u00e8 un progetto terapeutico vero. La verit\u00e0 \u00e8 che viviamo di volontariato, di terzo settore, di associazioni sconosciute e che fanno quello che dovrebbe fare lo Stato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Anna Viola, educatrice di San Vittore, ribalta il punto di vista: \u00abLa situazione in carcere \u00e8 drammatica, ma fuori anche. Penso ad Eric, del Ghana. Sentiva le voci, il jinn, come lo chiamano loro, un\u2019entit\u00e0 soprannaturale maligna che li spinge a fare del male. Faceva una terapia antipsicotica, con una puntura al mese, che lo faceva stare meglio. Lo hanno scarcerato, \u00e8 stato preso in carico dal servizio di etnopsichiatria. Ma gli sono scaduti i documenti e gli hanno tolto la terapia. Era in dormitorio e lo hanno cacciato perch\u00e9 non aveva pi\u00f9 il permesso di soggiorno. Gli \u00e8 tornato il Jinn. \u00c8 finita che ha spaccato tutto e ha detto: \u00abPortatemi in carcere che almeno mi spegne le voci\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Anna ha visto di tutto in cella: \u00abGente che parlava con i pappagalli, persone che erano l\u00ec perch\u00e9 spaccavano solo le macchine di un certo colore. Uno che \u00e8 entrato e ha distrutto quattro celle in un\u2019ora. Ragazzi che si tagliano o si sballano con la bomboletta del gas. Certi agenti li ammiro, non capisco come facciano a sopportare, se ne rimangono l\u00ec per ore mentre gli tirano feci, gli urlano di tutto, li insultano. Uno diceva di essere il figlio di Berlusconi: secondo lei, dovrei stare in cella?\u00bb. Lei prova ad aiutarli: \u00abMa sono da sola, sono l\u2019unica educatrice, e sono anche in attesa del contratto. Ci parlo, ci gioco a carte, a un due tre stella, mi diverto anche. A uno gli ho detto: ma perch\u00e9 non ti leggi un libro della biblioteca. \u00c8 tornato e mi fa: com\u2019\u00e8 questo? Era il Vangelo. Gli ho detto: bello, il protagonista muore, ma c\u2019\u00e8 un finale scoppiettante, leggilo\u00bb. Una volta le persone con disagio psichico avevano diritto a stare fuori dalle celle due ore supplementari: \u00abPoi \u00e8 arrivata una circolare, e tutti dentro. Non era di questo governo. Ma se ora in via Arenula scoprono che hanno diritto ancora a due ore d\u2019aria, si preoccupano: non sar\u00e0 un\u2019overdose di ossigeno?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Miravalle, come Calcaterra, \u00e8 convinto che non ci sia bisogno di interventi legislativi: \u00abVedo per\u00f2 un\u2019applicazione molto timida e conservativa delle misure da parte dei magistrati di sorveglianza. C\u2019\u00e8 una regressione culturale, sia i magistrati sia gli operatori sono pi\u00f9 orientati al controllo che alla cura. Sono i germogli di una controriforma. Hanno ucciso Franco Basaglia. Servirebbe pi\u00f9 dialogo con i servizi territoriali sanitari. Mancano strutture specializzate e il sistema delle comunit\u00e0 \u00e8 al collasso. Tra l\u2019altro, queste ultime sono al 99 per cento dei privati. Che quindi possono decidere chi accogliere e fino a quando. Servirebbe un intervento dello Stato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni \u00e8 citatissima Goliarda Sapienza, grazie al film di Mario Martone \u00abFuori\u00bb. La citazione migliore, per noi, \u00e8 questa: \u00abIl carcere \u00e8 sempre stato e sempre sar\u00e0 la febbre che rivela la malattia del corpo sociale\u00bb. Fa il paio con quella di Franca Ongaro Basaglia, che suona particolarmente rivoluzionaria in tempi di criminalizzazione della resistenza passiva. Scriveva: \u00abCosa ha annientato il malato? L\u2019autorit\u00e0. Per riabilitarlo occorre abituarlo a ribellarsi. Dato per\u00f2 che il nostro sistema sociale non \u00e8 interessato alla riabilitazione del malato mentale, in quanto non ha lavoro neanche per i sani, bisogna riformare anche la societ\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200b<em>Alessandro Trocino, giornalista del Corriere della Sera, da anni si occupa dei problemi delle carceri in Italia. Il suo ultimo libro \u00abMorire di pena\u00bb \u00e8 uscito due mesi fa.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendiamo un articolo di Alessandro Trocino dal Corriere della sera \/ CorriereTv del 12 giugno 2025 Chiusi i manicomi, in cella rimangono molte persone con gravi disagi psichici. 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