{"id":2391,"date":"2025-07-24T16:23:06","date_gmt":"2025-07-24T14:23:06","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2391"},"modified":"2025-07-24T16:23:06","modified_gmt":"2025-07-24T14:23:06","slug":"dal-diritto-alla-forza-il-mosaico-dellimpunita-nelle-istituzioni-totali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2391","title":{"rendered":"Dal diritto alla forza, il mosaico dell\u2019impunit\u00e0 nelle istituzioni totali"},"content":{"rendered":"\n<p><em>articolo di Luna Casarotti (Napoli Monitor, 18\/7\/2025)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sembra un mosaico in accurata composizione, tassello dopo tassello per rafforzare il potere di chi lo esercita e silenziare la voce di chi lo subisce. Nelle carceri italiane, il tasso di sovraffollamento ha superato il 133 per cento nel giugno 2025: Milano San Vittore ha raggiunto il 220 per cento, Foggia il 212. Secondo il ministero della giustizia, tra gennaio e giugno si sono registrati trentasei suicidi, cui si sommano i novantuno del 2024, triste record assoluto nella storia penitenziaria. \u00c8 il segno di un sistema al collasso, dove i corpi diventano esuberi amministrativi e la dignit\u00e0 si riduce a statistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a tutto ci\u00f2, l\u2019istituzione deputata a garantire trasparenza nei luoghi di privazione della libert\u00e0 \u00e8 oggi muta. Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libert\u00e0, istituito a seguito della sentenza Torreggiani nel 2013, \u00e8 attualmente presieduto da Riccardo Turrini Vita: magistrato e dirigente di lungo corso del ministero della giustizia, con una carriera soprattutto nel dipartimento dell\u2019amministrazione penitenziaria, Turrini Vita \u00e8 stato nominato nell\u2019ottobre 2024 su proposta del ministro Nordio, con delibera del consiglio dei ministri, affiancato da Irma Conti e Mario Serio. Tuttavia, la relazione annuale al parlamento non \u00e8 ancora stata presentata dall\u2019attuale collegio, anzi l\u2019ultima risale addirittura al 2023 (sotto la gestione di Mauro Palma). Il garante non effettua inoltre ispezioni non annunciate ed \u00e8 stato segnalato da avvocati e associazioni come difficilmente raggiungibile dai detenuti, i quali inviano istanze e comunicazioni senza ricevere risposta.<\/p>\n\n\n\n<p>A giugno 2025 Michele Passione, storico legale del garante, e le avvocate Maria Brucale, Antonella Calcaterra e Giovanni Rossi, psichiatra e membro esperto, hanno lasciato il loro incarico. La decisione \u00e8 maturata, da parte di tutti, di fronte a un contesto sempre pi\u00f9 impermeabile all\u2019ascolto e al confronto. Passione ha motivato cos\u00ec la sua scelta, in una dichiarazione pubblica: \u201cSe non entri nei luoghi della detenzione, se non guardi, non puoi nemmeno vedere cosa sta succedendo. Io mandavo report, segnalavo, ma nessuno rispondeva. Quando il garante smette di ascoltare, \u00e8 finita\u201d. Sempre Passione ha rilevato come, dall\u2019inizio del mandato, l\u2019attuale garante \u201cnon abbia mai effettuato visite nei centri per migranti in Albania, n\u00e9 svolto alcun monitoraggio dei voli di rimpatrio\u201d. Per quanto riguarda le Rems (Residenze per l\u2019esecuzione delle misure di sicurezza), strutture che ospitano persone sottoposte a misure detentive per motivi psichiatrici, risulta che nel primo semestre del 2025 sia stata effettuata soltanto una visita ufficiale, il 30 gennaio, a Rieti. Un dato che lascia perplessi sulla continuit\u00e0 e sull\u2019effettiva incisivit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 di monitoraggio in luoghi tanto delicati.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il governo, intanto, posizionava i suoi tasselli. Il Decreto sicurezza (Dl\u202f48\/2025), convertito in legge il 9 giugno 2025, prevede all\u2019articolo 22 un fondo per coprire le spese legali degli agenti di polizia penitenziaria e delle forze dell\u2019ordine indagati per atti commessi durante il servizio. Il rimborso pu\u00f2 arrivare fino a diecimila euro per ciascuna fase del procedimento penale, comprese le indagini preliminari: un vero e proprio scudo legale a favore degli imputati pubblici ufficiali. Contestualmente, il decreto introduce il reato di \u201crivolta carceraria\u201d, estendendo la resistenza passiva (incluse la battitura delle sbarre e lo sciopero della fame) a una fattispecie punibile con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Si aggiungono aggravanti per le manifestazioni \u201cdentro e fuori le stazioni ferroviarie e della metropolitana\u201d, una nuova disciplina sulla detenzione di materiale \u201cpropedeutico al terrorismo\u201d punita con reclusione da due a sei anni anche in assenza di reati collegati, e restrizioni all\u2019accesso a misure alternative per le detenute madri. La Corte di Cassazione, nella Relazione n.\u202f33\/2025 (23 giugno 2025), ha mosso critiche durissime al provvedimento. Ha rilevato l\u2019assenza dei presupposti di necessit\u00e0 e urgenza per il ricorso al decreto legge, denunciandone l\u2019eterogeneit\u00e0, l\u2019approccio repressivo e la vocazione simbolica, definendolo una forma di \u201cipertrofia penalistica\u201d che rischia di criminalizzare anche le proteste non violente. Secondo la Suprema Corte, il decreto non solo punisce l\u2019intenzione pi\u00f9 che l\u2019atto, ma compromette anche l\u2019equilibrio tra accusa e difesa, il principio di proporzionalit\u00e0, il divieto di trattamenti inumani o degradanti, e il diritto alla libera manifestazione del pensiero. Pochi giorni dopo, il 25 giugno 2025, Matteo Salvini ha annunciato in conferenza stampa alla Camera l\u2019intenzione di proporre una modifica dell\u2019articolo 613 bis del Codice Penale, che disciplina il reato di tortura, introdotto con la legge 110\/2017 dopo la condanna dell\u2019Italia da parte della Corte europea dei diritti umani per i fatti del G8 di Genova, in particolare per le violenze alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Salvini ha dichiarato che il reato di tortura dovrebbe essere modificato per permettere alla polizia penitenziaria di svolgere il proprio lavoro senza rischiare accuse ingiustificate. Ha sottolineato che gli agenti penitenziari sono spesso etichettati come \u201caguzzini e torturatori\u201d senza motivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se Mario Serio, componente del collegio del garante nazionale, ha dichiarato che \u201cil garante continuer\u00e0 a costituirsi in giudizio contro le forze di polizia accusate di maltrattamenti e tortura\u201d, Michele Passione, a cui \u00e8 stato richiesto un commento sul punto, ha precisato: \u201cQuanto alla volont\u00e0 dichiarata di proseguire nell\u2019attivit\u00e0 processuale del garante, a oggi non posso affermare con certezza che siano stati nominati nuovi avvocati. Posso solo rilevare che, dopo la mia rinuncia, ho continuato a ricevere notifiche dalle autorit\u00e0 giudiziarie presso le quali ero parte civile. Sembrerebbe quindi che non sia stata ancora depositata una nuova nomina: per legge, infatti, il difensore della parte civile \u00e8 domiciliatario. Alle date in cui ho ricevuto le notifiche, quindi, un nuovo difensore non era stato probabilmente nominato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 6 aprile 2020, a Santa Maria Capua Vetere, telecamere interne all\u2019istituto riprendevano un vero e proprio raid punitivo condotto da quasi trecento agenti penitenziari. Durante questo raid centosettantasette detenuti furono pestati, insultati, denudati e umiliati. L\u2019inchiesta ha indagato su centoventi persone e portato all\u2019emissione di cinquantadue misure cautelari, ma l\u2019attenzione pubblica si \u00e8 velocemente dissolta. A Foggia, l\u201911 agosto 2023, dieci agenti aggredivano e picchiavano due detenuti per oltre mezz\u2019ora: uno di loro soffriva di una grave patologia psichiatrica. L\u2019indagine, supportata da video e testimonianze interne, ha portato a quattordici ordinanze cautelari nel marzo 2024. Nel 2025, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tortura, concussione e falsit\u00e0 ideologica, evidenziando coperture sanitarie e tentativi di insabbiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di episodi isolati. A San Gimignano, il 9 marzo 2023, il Tribunale di Siena ha condannato cinque agenti della polizia penitenziaria a pene tra cinque anni e dieci mesi e i sei anni e sei mesi per tortura, falso e minaccia aggravata. I fatti risalivano all\u2019ottobre 2018, quando un detenuto tunisino era stato brutalmente pestato. La sentenza ha riconosciuto non solo la violenza sproporzionata, ma anche il tentativo sistematico di copertura dell\u2019accaduto. La Corte d\u2019Appello di Firenze ha successivamente confermato tutte le condanne, sebbene cinque imputati abbiano ricevuto uno sconto di pena. Ancora \u2013 ma si potrebbe andare avanti a lungo \u2013 nel febbraio 2025 il Gup di Reggio Emilia ha condannato dieci agenti di polizia penitenziaria per il pestaggio di un detenuto tunisino avvenuto il 3 aprile 2023 nel carcere della Pulce. In quel caso il reato di tortura non \u00e8 stato riconosciuto, e le condanne per abuso di autorit\u00e0, lesioni e falso ideologico sono variate da quattro mesi a due anni (nonostante ci\u00f2, l\u2019impianto accusatorio ha mostrato pratiche di violenza istituzionale reiterata, perseguibili solo grazie alla legge 110\/2017, oggi sotto attacco).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla violenza fisica si accompagna una crescente medicalizzazione della custodia. Il XXI Rapporto di Antigone (Senza Respiro, presentato il 29 maggio 2025) ha rilevato che il quarantaquattro per cento dei detenuti assume sedativi o ipnotici, mentre il venti per cento fa uso di stabilizzanti dell\u2019umore, antidepressivi o antipsicotici, spesso in assenza di una diagnosi psichiatrica formale. Il fenomeno \u00e8 particolarmente allarmante nelle carceri minorili, dove il consumo di psicofarmaci \u00e8 aumentato drasticamente (del sessantaquattro per cento all\u2019istituto di Torino e del trecento cinquantadue per cento a Nisida, rispetto al 2022) Nei reparti per l\u2019\u201cosservazione psichiatrica\u201d sono state documentate prassi come l\u2019isolamento prolungato per settimane, la sedazione forzata e la contenzione meccanica. Secondo le linee guida delle Nazioni Unite e le raccomandazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt), tali pratiche possono configurare trattamenti inumani o degradanti. In istituti come Poggioreale e Vigevano il Cpt ha segnalato la totale assenza di monitoraggio esterno, l\u2019uso di farmaci senza consenso informato e gravi lacune nella documentazione degli episodi di contenzione, compromettendo ogni forma di trasparenza e tutela.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019approccio segregativo e le pratiche di tortura si estendono sempre pi\u00f9 anche all\u2019esterno dei luoghi carcerari \u201ctradizionali\u201d. Da gennaio 2025 l\u2019Italia ha avviato i primi trasferimenti di migranti irregolari nei Cpr albanesi costruiti a Sh\u00ebngjin e Gjader, nell\u2019ambito dell\u2019accordo bilaterale del 6 novembre 2023. Queste strutture, gestite con appalti diretti e contratti blindati, sono collocate fuori dal territorio nazionale: secondo la narrazione governativa, ci\u00f2 le escluderebbe dalla giurisdizione italiana. La Corte di Cassazione, con l\u2019ordinanza n.\u202f23105 del 20 giugno 2025, ha stabilito che i centri albanesi sono \u201cformalmente e sostanzialmente sottratti alle garanzie giurisdizionali italiane\u201d, in violazione della Direttiva 2008\/115\/CE e della Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Unione Europea. La Suprema Corte ha inoltre sollevato due questioni pregiudiziali alla Corte di Giustizia dell\u2019Unione Europea, affermando che il trattenimento nei Cpr albanesi rappresenta \u201cuna forma di detenzione extragiudiziale in territorio straniero, priva delle tutele minime previste dal diritto europeo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo quanto riportato dall\u2019Asgi, nei primi sei mesi del 2025 oltre centoventicinque migranti sono stati trasferiti nei Cpr albanesi di Shengjin e Gjader, nell\u2019ambito dell\u2019accordo bilaterale siglato tra Italia e Albania. Diverse autorit\u00e0 giudiziarie italiane, tra cui i giudici di pace di Roma, Bologna e Catania, hanno successivamente disposto il rilascio immediato di alcuni richiedenti asilo, ritenendo il trattenimento \u201cgiuridicamente nullo\u201d per l\u2019assenza di tutele legali e giurisdizionali. Il 3 luglio 2025 la Corte Costituzionale (con la sentenza n.\u202f96\/2025) ha dichiarato l\u2019illegittimit\u00e0 costituzionale della disciplina del trattenimento nei Cpr, per violazione dell\u2019articolo\u202f13 della Costituzione. La Consulta ha rilevato che la privazione della libert\u00e0 personale nei centri per il rimpatrio avviene sulla base di una norma, l\u2019articolo \u202f14, comma\u202f2 del Testo Unico Immigrazione, che non definisce con sufficiente precisione i modi del trattenimento, rinviando a fonti secondarie e a prassi amministrative, in violazione della riserva assoluta di legge in materia di libert\u00e0 personale. La Corte ha inoltre sottolineato che l\u2019attuale disciplina non garantisce un controllo giurisdizionale effettivo e continuo, come imposto dall\u2019articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo (Cedu), che tutela ogni persona da forme di detenzione amministrativa arbitrarie. In assenza di una normativa primaria che disciplini condizioni, durata e modalit\u00e0 del trattenimento, questo si configura come un assoggettamento fisico all\u2019altrui potere, potenzialmente lesivo della libert\u00e0 personale e privo delle necessarie garanzie di legge. Sono state inoltre sollevate (anche se dichiarate inammissibili) questioni relative alla violazione degli articoli 24 e 111 della Costituzione, in particolare per la mancata effettivit\u00e0 del diritto alla difesa, l\u2019assenza di informazioni chiare sui diritti del trattenuto e le difficolt\u00e0 nell\u2019accesso a un avvocato e nel ricorso contro il trattenimento. La Corte ha ritenuto inoltre non scrutinabili le questioni relative alla violazione dell\u2019articolo 3 della Costituzione, che denunciavano una disparit\u00e0 di trattamento rispetto al regime carcerario ordinario. Nel merito, va sottolineato, non ha fornito una disciplina sostitutiva, ma ha rivolto un preciso monito al legislatore: in mancanza di un intervento normativo che regolamenti in modo chiaro il trattenimento nei Cpr quanto a modalit\u00e0, durata, condizioni materiali e garanzie giurisdizionali, la misura risulta costituzionalmente inammissibile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro, tuttavia, che un intervento meramente giurisdizionale non pu\u00f2 essere sufficiente davanti a un mosaico che si compone e ricompone di continuo. Un garante che non parla, una legge che protegge chi picchia, un decreto che finanzia la difesa degli imputati in divisa, una riforma che sterilizza il reato di tortura, una giurisdizione che si dissolve verso strutture extraterritoriali: tutto \u00e8 coerente con l\u2019obiettivo di silenziare la denuncia, ridurre al minimo le garanzie, garantire l\u2019impunit\u00e0 e normalizzare l\u2019eccezione. \u00c8 il passaggio dalla giustizia alla gestione, dal diritto alla forza, e non \u00e8 solo una crisi: \u00e8 una precisa scelta politica. Di fronte a un sistema che si regge sulla paura e sull\u2019opacit\u00e0, il rischio non riguarda solo i detenuti, i migranti o i marginali: \u00e8 un rischio per tutti, e per gli equilibri democratici generali, perch\u00e9 quando il potere si protegge dalla legge e non con la legge, la libert\u00e0 smette di essere un principio, e diventa un privilegio. (luna casarotti \u2013 yairaiha ets)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo di Luna Casarotti (Napoli Monitor, 18\/7\/2025) Sembra un mosaico in accurata composizione, tassello dopo tassello per rafforzare il potere di chi lo esercita e silenziare la voce di chi lo subisce. 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