{"id":2406,"date":"2025-08-06T12:04:53","date_gmt":"2025-08-06T10:04:53","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2406"},"modified":"2025-08-06T12:04:53","modified_gmt":"2025-08-06T10:04:53","slug":"detenuti-e-non-solo-cosi-si-muore-di-carcere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2406","title":{"rendered":"Detenuti (e non solo): cos\u00ec si muore di carcere"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Articolo di Alessandro Trocino pubblicato sul Corriere della sera del 5 agosto<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sono gi\u00e0 45 i suicidi a fine maggio nei penitenziari italiani. Le storie di chi non ha resistito alla vita dietro le sbarre<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"170\" height=\"113\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/istockphoto-1690924758-170x170-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2407\" style=\"width:478px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/istockphoto-1690924758-170x170-1.jpg 170w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/istockphoto-1690924758-170x170-1-110x73.jpg 110w\" sizes=\"auto, (max-width: 170px) 100vw, 170px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Pu\u00f2 sembrare inutile la contabilit\u00e0 dei morti in carcere per suicidio, omicidio, morte \u00abnaturale\u00bb. Il ministero la fornisce una volta all\u2019anno, scomputando chi \u00e8 morto in ospedale dopo un tentativo di togliersi la vita o i casi \u00absospetti\u00bb. Altre associazioni di volontari &#8211; su tutte Antigone e Ristretti Orizzonti, che ci hanno aiutato a raccogliere queste storie &#8211; provano a stare dietro al conteggio:&nbsp;<strong>al 30 giugno i suicidi erano 45<\/strong>, ma ogni giorno ne arrivano altri. Gli ultimi: Parma, Aosta, Roma. Il record \u00e8 stato nel 2024, ma non \u00e8 detto che quest\u2019anno non si possa far peggio. In cella ci si uccide con quel che si trova. Un lenzuolo, i lacci delle scarpe.&nbsp;<strong>E ci si uccide per disperazione.&nbsp;<\/strong>Perch\u00e9 dentro non ci sono prospettive, non c\u2019\u00e8 vita, non c\u2019\u00e8 lavoro, non c\u2019\u00e8 niente. E fuori, spesso, li aspetta l\u2019incubo di dover ricominciare, perch\u00e9 lo stigma di criminale e&nbsp;<strong>l\u2019assenza di un sistema di welfare<\/strong>&nbsp;rende difficile il reinserimento. Oltre la contabilit\u00e0, ci sono loro. Persone che hanno sbagliato (di alcune non si sa, perch\u00e9 erano in custodia cautelare), ma che avevano un\u2019esistenza, mogli, genitori, figli. Persone che si trovano dentro&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cultura\/25_luglio_06\/carcere-piu-una-prigione-viaggio-penitenziari-italiani-687caafc-59af-11f0-bf51-172da48a6df9.shtml\">celle sovraffollate<\/a><\/strong>, in condizioni disumane. Di seguito raccontiamo tre storie di detenuti e una di un agente di polizia penitenziaria: anche loro vivono nello stesso inferno. Se ne sono uccisi sette nel 2024 e due quest\u2019anno. \u00abGli agenti \u2014 ci dice Gennarino De Fazio della Uilpa \u2014 hanno carichi di lavoro e di coscienza che non si possono nemmeno immaginare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Il ladro di 55 euro troppo \u00abpericoloso\u00bb per essere liberato<\/strong><br>Un giorno, il 13 dicembre 2024,\u00a0<strong>Salvatore, che \u00e8 un dipendente dell\u2019Atm ossessionato dal gioco e oppresso dai debiti e dall\u2019alcol<\/strong>, avvicina un uomo in un cortile di Milano e gli punta un coltellino, chiedendogli 20 euro. Quando l\u2019uomo gli dice che ha 55 euro, risponde che va bene e li prende. Lo arrestano pochi minuti dopo. A processo, viene<strong>\u00a0condannato a 3 anni, anche se i soldi li restituisce tutti e anzi d\u00e0 mille euro, come risarcimento<\/strong>. Finisce nel carcere di Vigevano, lui che era di Polistena. Viveva ancora in Calabria quando i medici di Taurianova gli diagnosticarono \u00abun umore depresso e fluttuante\u00bb. E si capisce, visto che a causa della ludopatia si era fatto pignorare lo stipendio e sottrarre la casa. Se ne andava in giro a dire che i suoi guai erano dovuti a un \u00abmassaggio al piede\u00bb. Quando entra a Vigevano, il suo avvocato Rocco Domenico Ceravolo si preoccupa, perch\u00e9 Salvatore ha un umore fluttuante e ha gi\u00e0 provato a uccidersi. Per questo chiede che sia affidato ai servizi sociali, ma il giudice di sorveglianza dice che la permanenza in cella si deve protrarre perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 pericoloso. Non si protrae troppo a lungo, solo qualche giorno<strong>, perch\u00e9 Salvatore si impicca. Bastava un po\u2019 di buon senso, dice l\u2019avvocato, per salvarlo<\/strong>. Bastava farlo uscire, dice, invece di inventarsi pericoli immaginari per un poveraccio che aveva rubato l\u2019equivalente di un pieno di benzina, di una cena, nella citt\u00e0 dei milionari e aveva restituito tutto, con gli interessi.\u00a0<br><br><strong>Al lavoro da 36 anni\u00a0a Porto Azzurro. Poi l\u2019agente crolla<\/strong><br>La sera prima, racconta la figlia Marika, si rideva, si giocava a carte.\u00a0<strong>Donato viveva con la famiglia nell\u2019alloggio demaniale della cittadella di Porto Azzurro, sull\u2019isola d\u2019Elba<\/strong>, ed era un sovrintendente. Faceva l\u2019agente dal 1989. \u00abPu\u00f2 fare effetto, a chi viene da fuori, vivere in un carcere. Ma a noi sembra normale abitare l\u00ec, a pochi metri dalle celle. Era un lavoro che piaceva molto a babbo. Gli dicevamo sempre, scherzando, che sembrava quasi che noi venissimo dopo, perch\u00e9 prima c\u2019era sempre la prigione. Per\u00f2 il suo era un lavoro pesante, logorante. Ogni tanto ci raccontava di quello che succedeva dentro, di quei detenuti che aspettavano che loro, le guardie, facessero l\u2019ultimo giro di controllo, e poi si impiccavano\u00bb.\u00a0<strong>Tra un anno e mezzo Donato sarebbe andato in pensione, ma da qualche tempo non stava bene. Era caduto, lui dice per un calo di pressione.\u00a0<\/strong>Si era fatto male alla schiena e aveva le caviglie gonfie, cos\u00ec era in malattia. Il 16 maggio, racconta Marika con una voce che cerca di non tremare, \u00abcominciavano le belle giornate e con mia mamma siamo uscite a far la spesa\u00bb. Non si erano accorte di quello che girava nella testa di Donato. E invece qualcosa girava, anche se giocava a carte e rideva. Quando hanno aperto la porta di casa e hanno posato i sacchetti sul tavolo, lo hanno visto. Era appeso con una corda alla porta della cucina.\u00a0<strong>Sul tavolo c\u2019era una lettera<\/strong>. Dentro, tutta la disperazione di un uomo che amava il suo lavoro ma non ce la faceva pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Nessuno gli fa visita. \u00c8 impossibile immaginare il futuro<\/strong><br>Da almeno un anno non riceveva visite. Nessun colloquio, nessuna telefonata. Era solo, Andrea. L\u2019unico ad andarlo a trovare, a Regina Coeli, era il suo avvocato, Raffaele Magliaro: \u00abEra in carcere per atti di persecuzione nei confronti della compagna. Quando l\u2019ho conosciuto era un tipo fumantino, irrequieto. Ma dentro era diventato un altro. Un anno fa c\u2019era stata una rivolta, lui si era chiuso in cella.\u00a0<strong>Mai un richiamo, mai un problema\u00bb. Le cose si stavano mettendo bene per Andrea, 52 anni<\/strong>. Diverse assoluzioni e il s\u00ec alla liberazione anticipata, 135 giorni in meno: sarebbe uscito tra meno di un anno. \u00abEra felicissimo, continuava a ringraziarmi\u00bb, dice l\u2019avvocato. Una volta fuori,\u00a0<strong>avrebbe avuto la sorveglianza speciale: obbligo di trovarsi una casa, un lavoro<\/strong>, niente frequentazioni pericolose. Ma c\u2019era un problema: non aveva documenti. \u00abEra irreperibile, non avendo un domicilio. Ma senza documenti un lavoro non lo trovi. E cos\u00ec mi ero attivato con la direzione\u00bb.\u00a0<strong>All\u2019improvviso Andrea viene spostato a Frosinone: \u00abHo dovuto ricominciare tutto\u00bb. Avrebbe potuto andare ai domiciliari, ma dove? Non aveva una casa.<\/strong>\u00a0\u00abQuando ho saputo che si \u00e8 impiccato, sono rimasto sconvolto. Mi pento di non essere andato a trovarlo anche a Frosinone. Ma cosa potevo fare? Avrei dovuto rinunciare a una partita di pallone di mio figlio? Potevo fare di pi\u00f9? Speravo di essergli stato utile, di essere riuscito a fare qualcosa. Ma l\u2019unica cosa che poteva salvarlo davvero era uscire\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Il ragazzo antisociale che aveva gi\u00e0 chiesto di donare gli organi<\/strong><br>Quando Irene Testa, garante dei detenuti di Cagliari, \u00e8 andata in visita nel carcere di Uta, ha notato un giovane con gli occhi azzurri che non le chiedeva niente, a differenza degli altri. Giovanni se ne stava seduto a guardare lo spazio di cielo tra le sbarre. Sulla branda, teneva un libro.<strong>&nbsp;Gli ho chiesto se stava bene, racconta, ma sembrava spaesato e il compagno di cella mi ha raccontato che giorni prima aveva cercato di uccidersi<\/strong>. L\u2019avevano trovato con la corda stretta al collo ma gliel\u2019avevano sfilata. Due giorni dopo la visita, si \u00e8 impiccato. Si \u00e8 sentita in colpa, Testa. Ho fallito, ha pensato, abbiamo fallito tutti. Li definiscono bipolari o schizofrenici o psicotici, ma i medici del carcere preferiscono bollarli come \u00abantisociali\u00bb, perch\u00e9 cos\u00ec sono \u00abcompatibili\u00bb con il carcere.<strong>&nbsp;Anche se spaccano tutto. Nel carcere di Sassari, su 536 detenuti, 400 sono in terapia psichiatrica<\/strong>. La madre di Giovanni, 24 anni, un giorno ha letto in una chat di un ragazzo che si era ucciso a Uta e ha pensato che poteva essere suo figlio e ha chiesto. Era suo figlio. Mesi prima lui le aveva detto: se mi succede qualcosa, voglio che siano donati i miei organi. Cos\u00ec, quando Giovanni ha deciso di farla finita, i suoi organi sono stati estratti e Irene si \u00e8 chiesta se fosse giusto renderlo pubblico, se non fosse un tradimento, la rivelazione di una confidenza privata, di un ultimo desiderio. Il medico l\u2019ha convinta. Ma certo che s\u00ec, \u00e8 una cosa bellissima: ha salvato cinque vite questo ragazzo antisociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Alessandro Trocino pubblicato sul Corriere della sera del 5 agosto Sono gi\u00e0 45 i suicidi a fine maggio nei penitenziari italiani. Le storie di chi non ha resistito alla vita dietro le sbarre Pu\u00f2 sembrare inutile la contabilit\u00e0 dei morti in carcere per suicidio, omicidio, morte \u00abnaturale\u00bb. 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