{"id":2412,"date":"2025-08-12T09:04:09","date_gmt":"2025-08-12T07:04:09","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2412"},"modified":"2025-08-12T09:04:09","modified_gmt":"2025-08-12T07:04:09","slug":"evasione-impossibile-le-morti-silenziose-per-inalazione-di-gas-in-carcere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2412","title":{"rendered":"Evasione impossibile. Le morti silenziose per inalazione di gas in carcere"},"content":{"rendered":"\n<p>Articolo di <a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/author\/luna-casarotti\/\">Luna Casarotti<\/a> pubblicato sul sito napolimonitor l&#8217;8 agosto<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft is-resized\" id=\"attachment_65833\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/napolimonitor.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/letame_4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-65833\" style=\"width:459px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">(disegno di cyop&amp;kaf)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><em>Un\u2019altra bomboletta. Un altro corpo.<br><\/em><em>Non c\u2019era pi\u00f9 ossigeno in cella, ma ce n\u2019era abbastanza per bruciare un\u2019altra vita nel silenzio dell\u2019indifferenza.<br>La libert\u00e0 non \u00e8 sempre oltre il muro,<br>a volte \u00e8 nascosta dietro una valvola, dentro una boccata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il giudice sfoglia il codice penale, il ministro pronuncia slogan in conferenza stampa, ognuno ha la sua parte nel teatro della legalit\u00e0. La pena ha la sua cornice, la colpa la sua misura, l\u2019espiazione il suo recinto. Ma appena cala il sipario pochi metri di cemento, un bagno alla turca, un tavolino inchiodato al pavimento, spazi inospitali, finestre sbarrate e ambienti privi di aerazione. In questo spazio claustrofobico, privo di aria e di orizzonti, un uomo inala gas da campeggio per non sentire pi\u00f9 il peso della sua esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel gas arriva da una bomboletta acquistata tramite il \u201csopravvitto\u201d, l\u2019elenco dei prodotti ufficialmente disponibili in carcere. \u00c8 lo stesso articolo che si trova accanto ai fornelli da picnic nei supermercati. Sull\u2019etichetta una raccomandazione chiara: \u201cUsare solo in ambienti ben ventilati\u201d (la cella \u00e8 un bozzolo di tre metri per quattro con la finestra \u201csigillata\u201d). Si censura una lettera, si vieta un accendino, ma il butano industriale \u00e8 autorizzato. La bomboletta \u00e8 legale, viene richiesta col&nbsp;<strong>modello 72<\/strong>, un modulo con cui ogni detenuto pu\u00f2 acquistare, a proprie spese, prodotti extra rispetto alla dotazione di base fornita dallo Stato. \u00c8 un foglio semplice, da compilare a penna, con il numero di matricola, i codici degli articoli richiesti, la quantit\u00e0 desiderata e la firma. Una volta ordinata, la bomboletta viene custodita in armadietti chiusi a chiave, sotto il controllo degli agenti. Quando finisce, si restituisce e se ne prende un\u2019altra. Tutto tracciato.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure \u201ctirarsi il gas\u201d, inalare il butano per evadere non fisicamente ma mentalmente, \u00e8 una pratica che tutti conoscono ma nessuno affronta, perch\u00e9 cambiare la sceneggiatura significherebbe ammettere che c\u2019\u00e8 un problema. L\u2019effetto? Un blackout chimico: euforia, vertigini, battito irregolare, labbra anestetizzate, cervello in tilt. Per qualche minuto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il muro, la cella, la pena. Solo un vuoto ovattato dove la coscienza galleggia o affonda. Per alcuni \u00e8 tregua, per altri fuga, per altri ancora un addio. Nessuno lo chiama con il suo nome di \u201cevasione tossica\u201d ma dentro c\u2019\u00e8 chi cerca pace, chi l\u2019oblio, chi non vuole pi\u00f9 tornare da quel viaggio. Se non si pu\u00f2 evadere con il corpo, ci si dissolve con la chimica, e se non torni non \u00e8 quasi mai suicidio, ma un \u201cevento imprevedibile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo avviene nel pieno rispetto delle norme. Il modello 72 continua a offrire bombolette. Basterebbe poco per cambiare: una circolare, una revisione del catalogo, una scelta pi\u00f9 sensata. Le piastre elettriche? Troppo costose, troppo complicato adeguare gli impianti, dicono. Si potrebbe optare per altre bombole e fornelli, con dispositivi atti a limitarne l\u2019uso improprio. Ma nemmeno questo si fa. Costa sicuramente meno lasciare tutto com\u2019\u00e8, e anche le ditte che gestiscono il sopravvitto hanno il loro tornaconto. Offrire soluzioni pi\u00f9 sicure significherebbe investire in alternative meno redditizie. E poi aumentano i prezzi, i detenuti protestano, non per capriccio, ma perch\u00e9 molti non hanno soldi, non ricevono pacchi, non fanno colloqui, non hanno familiari su cui contare. In carcere anche pochi centesimi fanno la differenza. E allora, per evitare il problema, si sceglie di non cambiare nulla. Del resto, gi\u00e0 la carta igienica, l\u00ec dentro, sembra un bene di lusso: la paghi come seta, ma gratta come carta vetrata. Cos\u00ec, la bomboletta resta l\u2019unica opzione disponibile, utile per cucinare o per staccare la spina, a seconda dell\u2019umore.<\/p>\n\n\n\n<p>E gli psichiatri?&nbsp;Parlano, ma nessuno li ascolta. Gi\u00e0 nel 2019, la&nbsp;<em><strong>Rivista di Psichiatria<\/strong><\/em>&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.rivistadipsichiatria.it\/archivio\/3281\/articoli\/32546\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">denunciava l\u2019inadeguatezza dello Stato nel contrastare l\u2019abuso di bombolette in carcere<\/a>, spesso legato ad atti autolesivi o suicidi. Le morti per inalazione non vengono sempre classificate come suicidi: restano escluse dalle statistiche ufficiali, senza indagini n\u00e9 responsabilit\u00e0 attribuite. Questa contraddizione \u00e8 grave e preoccupante. Secondo la medicina legale, l\u2019inalazione volontaria di gas con esito fatale \u00e8 a tutti gli effetti un suicidio, rientrando nella categoria delle asfissie chimiche volontarie. In questi casi, il protocollo medico-legale prevede accertamenti rigorosi: autopsia completa, analisi tossicologiche, ricostruzione della dinamica e valutazione del contesto psicologico. In carcere tutto questo dovrebbe essere obbligatorio, poich\u00e9 la privazione della libert\u00e0 impone allo Stato una responsabilit\u00e0 sulla vita e sull\u2019incolumit\u00e0 del detenuto. Tuttavia, l\u2019amministrazione penitenziaria adotta un approccio incerto: se manca una prova esplicita dell\u2019intento suicidario, il decesso viene spesso classificato come \u201cevento accidentale\u201d o \u201ccausa da accertare\u201d. Lo stesso gesto, inalare gas con un sacchetto di nylon, pu\u00f2 essere interpretato come uso improprio per alterare lo stato di coscienza e non necessariamente come suicidio. Questo porta a sottovalutare il gesto, a non attivare protocolli di prevenzione e a ignorare il contesto psichiatrico.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla relazione del 15 dicembre 2024 del&nbsp;<strong>Garante nazionale dei diritti delle persone private della libert\u00e0 personale&nbsp;<\/strong>emerge che lo stesso garante ha classificato diversi decessi in carcere per inalazione di gas come provocati da \u201ccause da accertare\u201d proprio per questa ambiguit\u00e0 interpretativa. Il risultato \u00e8 che alcune morti restano fuori dal conteggio ufficiale, rendendo pi\u00f9 opaca l\u2019analisi del fenomeno. Ma sebbene la morte per inalazione sia formalmente un suicidio, la responsabilit\u00e0 non pu\u00f2 ricadere esclusivamente sul detenuto. Lo Stato, fornendo nelle celle bombole di gas butano (prodotto potenzialmente letale) e non adottando protocolli sanitari e di prevenzione adeguati, contribuisce a creare le condizioni che favoriscono&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.laprimalinea.it\/2025\/08\/03\/mobile\/leggi-notizia\/argomenti\/cronaca-31\/articolo\/giovane-detenuto-si-suicida-nel-carcere-di-brissogne.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">queste tragedie<\/a>. Inoltre il suicidio in carcere non \u00e8 mai un atto isolato o imprevedibile, ma spesso il risultato di un sistema che non interviene efficacemente. Gli esperti lo dicono con chiarezza: non basta autorizzare un prodotto, quando potenzialmente letale. Serve una valutazione clinica costante, multidisciplinare, attenta al percorso psichico della persona, non solo momentaneo. Serve sapere chi lo richiede, perch\u00e9 e in che condizione psicologica. Serve uno sguardo clinico. Ma manca.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia di&nbsp;<a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/fabio-romagnoli-suicidio-sofferente-psichico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Fabio Romagnoli<\/a>&nbsp;lo dimostra. Aveva gi\u00e0 tentato varie volte il suicidio. Era affetto da disturbi psichiatrici documentati. La sua fragilit\u00e0 era nota. Gli fu tolta la bomboletta, poi riconsegnata dopo una valutazione che non ha saputo o potuto cogliere il disegno pi\u00f9 ampio. Cos\u00ec il suo gesto, per il sistema \u201cimprevedibile\u201d, si \u00e8 compiuto: eppure lo Stato distribuisce gas butano in celle prive di ventilazione, senza protocolli sanitari adeguati, con medici insufficienti. Vietato negli ospedali, sconsigliato nelle case, il butano diventa compatibile con l\u2019ambiente carcerario. Gesto imprevedibile, dicono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto la salute mentale \u00e8 secondaria e la dignit\u00e0 uno slogan. Dopo ogni tragedia si invocano ispezioni, si esprimono cordogli, poi si archivia tutto e si continua a morire in silenzio: per un colpo di gas, un cappio improvvisato, una psicosi lasciata marcire, un abbandono medico travestito da fatalit\u00e0. Tutti vedono ma nessuno ascolta, al massimo si verbalizza. Eppure in&nbsp;<strong>Italia<\/strong>&nbsp;si pu\u00f2 morire cos\u00ec, inalando gas in un luogo dove gi\u00e0 respirare \u00e8 difficile, un prodotto pensato per l\u2019escursionismo e divenuto parte dell\u2019arredo carcerario, un veicolo di fuga, non verso un prato o una montagna, ma verso l\u2019oblio. Una fragranza sintetica che non sa di libert\u00e0, ma la imita, come un profumo contraffatto. Perch\u00e9 anche l\u2019aria dietro le sbarre pu\u00f2 avere il sapore della burocrazia.&nbsp;<em>(luna casarotti \u2013 yairaiha ets)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Luna Casarotti pubblicato sul sito napolimonitor l&#8217;8 agosto Un\u2019altra bomboletta. Un altro corpo.Non c\u2019era pi\u00f9 ossigeno in cella, ma ce n\u2019era abbastanza per bruciare un\u2019altra vita nel silenzio dell\u2019indifferenza.La libert\u00e0 non \u00e8 sempre oltre il muro,a volte \u00e8 nascosta dietro una valvola, dentro una boccata. 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