{"id":2441,"date":"2025-09-02T10:14:44","date_gmt":"2025-09-02T08:14:44","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2441"},"modified":"2025-09-02T10:16:01","modified_gmt":"2025-09-02T08:16:01","slug":"poggioreale-e-dintorni-lo-stato-di-salute-di-un-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2441","title":{"rendered":"Poggioreale e dintorni: lo stato di salute di un paese"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Articolo di Enrico Caria e Luca Musella pubblicato su Il manifesto del 30 agosto 2025<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Disegnato<\/strong> <strong>dall\u2019architetto borbonico Nicolini con l\u2019ambizione di controllare tutte le celle disposte su bracci radiali, il carcere napoletano \u00e8 lo specchio del disastro civile che sono le carceri italiane<\/strong><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2443\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1-110x83.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1-420x315.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1-573x430.jpg 573w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/jail-831270_1920-1.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Se pensate che al circolo vizioso riscaldamento globale pi\u00f9 condizionatori d\u2019aria, e ancora pi\u00f9<br>riscaldamento globale pi\u00f9 condizionatori, e cos\u00ec via, nessuno provi a trovar rimedio, vi sbagliate di<br>grosso: qualcuno, almeno in Italia, che tenta di farlo c\u2019\u00e8. Parliamo dei quasi 63.000, tra uomini e donne,<br>vecchi e bambini, che nonostante l\u2019estate, nelle loro stanzette la temperatura media arriva pure a 37\/38<br>gradi, non solo l\u2019aria condizionata non la usano, ma hanno remore a usare pure uno di quei vecchi<br>ventilatori messi talvolta a disposizione dalla struttura carceraria solo a pagamento. Se al caldo torrido<br>poi, aggiungiamo l\u2019endemico sovraffollamento delle nostre patrie galere, l\u2019inferno dantesco \u00e8 illustrato<br>stavolta non dal pennino di Dor\u00e8 ma dal rapporto di Antigone.<br>\u00abCorpi ammassati in celle chiuse, spazi inadeguati, tensione alle stelle, condizioni igienico sanitarie<br>inaccettabili, educatori e poliziotti in difficolt\u00e0\u2026\u00bb questa la situazione delle nostre patrie galere, dove<br>d\u2019estate, passato, presente e futuro diventano un unico tempo indistinto, irrespirabile e grigio, che induce<br>chi a bilanci, chi a nostalgie, chi al suicidio.<br>Numeri: ad aprile 2024, su 189 istituti, ne risultano sovraffollati 153 con percentuali che superano il<br>150%; in circa 36% degli istituti lo spazio calpestabile \u00e8 inferiore a 3 metri quadrati a persona (sotto la<br>soglia minima europea); in molte strutture l\u2019acqua corrente \u00e8 disponibile solo per poche ore al giorno e le<br>celle restano chiuse e soffocanti per gran parte del tempo (la custodia chiusa infatti coinvolge il 60%<br>circa dei detenuti); nel 2024 si \u00e8 registrato il record di 91 suicidi di detenuti e nei primi 4 mesi del 2025<br>gi\u00e0 se ne contano 33 (25 volte di pi\u00f9 che all\u2019esterno), ogni cento detenuti 22 compiono atti di<br>autolesionismo, pi\u00f9 o meno la stessa percentuale che fa regolarmente uso di psicofarmaci con una<br>copertura d\u2019assistenza psichiatrica di 7,4 ore settimanali ogni cento carcerati.<br>In quanto ai minori poi abbiamo un incremento del 54% in soli due anni, laddove col modello Caivano il<br>Governo Meloni cercava invece, proprio in previsione di questi picchi di calore, di far del bene<br>sbattendone cos\u00ec tanti \u00abal fresco\u00bb\u2026 vagli a spiegare che \u00e8 solo un modo di dire!<br>Se poi a queste condizioni inumane e schifose, ci aggiungiamo le difficolt\u00e0 burocratiche a volte sadiche<br>che rendono l\u2019accesso a formazione e lavoro pressoch\u00e9 un miraggio, ecco che entra in campo fin anche<br>l\u2019impossibilit\u00e0 di sognare che, come si dice a Napoli, \u00abadda pass\u00e0 a nuttata\u00bb. Nuttata, che chi finisce<br>chiuso proprio nel carcere napoletano di Poggioreale (la cui capienza d\u2019estate pu\u00f2 superare il 160%) ha<br>ottimi motivi per ritenerla infinita.<br>Poggioreale: quartiere carcere o quartiere con carcere?<br>Disegnato dall\u2019architetto borbonico Antonio Nicolini con l\u2019ambizione proto-orwelliana di controllare tutte le celle disposte su bracci radiali da una torre centrale, la mastodontica struttura ottocentesca \u00e8 un labirinto tentacolare che si espande e domina la vita di tutto il quartiere, domina il sentire di Napoli orientale entrando nel cervello anche di chi con il carcere non ha niente a che spartire. Cosa che non avviene, per esempio, con San Vittore a Porta Magenta, o a Regina Coeli a Trastevere, che per quanto a Milano e a Roma in pieno centro, sono come fortini inespugnabili scollegati dalla realt\u00e0 circostante.<br>Qui invece i codici di Poggioreale, le sue linee d\u2019ombra, determinano coscienze e conoscenze di molti<br>abitanti del quartiere; qui le lingue di Poggioreale si ibridano con quelle delle marginalit\u00e0 estreme proprio<br>perch\u00e9 si crea una osmosi particolare e unica tra il dentro e il fuori. Come anche tra bianchi e neri o tra<br>guardie e ladri, sovrapponendo e a tratti confondendo, il destino di chi \u00e8 detenuto e di chi detenuto non \u00e8.<br>D\u2019altra parte lo stesso sviluppo di Napoli est, di cui Poggioreale \u00e8 cuore pulsante, assurge a simbolo<br>delle mattanze sociali che si sono succedute con una popolazione in perenne e precario equilibrio tra decenza sfiorata con l\u2019ascensore sociale del sogno operaio e, tra dismissioni e ghettizzazioni sempre pi\u00f9<br>rauche, declino che non trova pi\u00f9 ostacoli.<br>Angelo, in questo ascensore guasto, si \u00e8 perduto. Figlio di operai, di quella cultura perbene della operosa<br>sobriet\u00e0, ma cresciuto in mezzo a una piccola malavita di cui ha mutuato codici e difetti. \u00abNel quartiere<br>dove sono cresciuto,\u00bb racconta facendo raffreddare il caff\u00e8, \u00abparole come viaggio o vacanza, non<br>indicano le ferie ma i periodi di detenzione. Qua pure una famiglia a posto si pu\u00f2 trovare il figlio coinvolto in qualche casino\u2026 la mia famiglia ha fatto di tutto per tenermi fuori dai guai, ma io inciampavo<br>continuamente e mia madre, durante l\u2019ultima detenzione\u2026 lei si era allontanata da me. Non reggeva pi\u00f9,<br>pensava che avrei travolto tutti nei miei\u2026 abissi! Solo mio padre non \u00e8 mai riuscito a perdere la fiducia in<br>me, nonostante che ero un rottame, fatto e fuori di testa\u00bb.<br>Cos\u00ec, proprio durante un\u2019estate al fresco, Angelo si \u00e8 trovato solo in una cella, fatto a metadone, con la<br>consapevolezza che la vita gli aveva voltato le spalle o forse, che gliele aveva voltate lui. Per\u00f2 voleva<br>vivere, voleva ritrovare l\u2019amore della famiglia che aveva riempito di vergogna. Non sapeva pi\u00f9 come fare,<br>e non sapeva come non fare. \u00ab\u00c8 stato un attimo\u2026 come una sospensione di quei pochi secondi tra<br>andare via oppure restare, aggrappandomi a quello che ancora tenevo: la storia operaia di mio padre\u00bb, e<br>cos\u00ec si \u00e8 ripreso dal suo maldestro tentativo e ha smesso di pensare a cappi e coltellini. \u00abMio padre,\u00bb<br>dice con un sorriso da bambino, \u00abmi ha trasmesso il suo lavoro goccia a goccia e oggi che ho una bella<br>famiglia tutta mia e un poco di serenit\u00e0 economica mi dimentico di quei momenti in cui vedevo la morte<br>come un premio.\u00bb Angelo infatti, \u00e8 ora pure lui operaio, meccanica di precisione, roba che anche i cinesi<br>a quelli come lui gli fanno un baffo. Una storia bella la sua, in questa Napoli orientale assediata da campi<br>rom, roghi di rifiuti tossici, tumori stranissimi, disservizi da Quarto Mondo\u2026 eppure, incredibile a dirsi, \u00e8<br>proprio a Poggioreale e dintorni che si vanno materializzando appetiti di nuove speculazioni edilizie.<br>Qualcuno ci vede addirittura il nuovo stadio, mentre tutt\u2019intorno\u2026 b\u00e8, tutt\u2019intorno vanno in pezzi pure le<br>esistenze di chi ci vive: quelli che il carcere lo hanno vissuto come quelli che ci girano attorno o che ci<br>lavorano.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/poggioreale2020.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2444\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/poggioreale2020.jpg 500w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/poggioreale2020-300x169.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/poggioreale2020-110x62.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/poggioreale2020-420x236.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/poggioreale2020-248x138.jpg 248w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><br>Disservizi, assenza di lavoro, corruzione, degrado\u2026 diventano variabili fisse d\u2019un intero quartiere penitenziario, dove l\u2019individuo si scopre fragile e sceglie se camminare rasente ai muri divorato dalla paura, o essere spavaldo e mettere in conto di dover uccidere o essere ucciso. In questo senso il carcere diventa passaggio obbligato, come una tappa possibile nell\u2019attraversamento delle troppe linee d\u2019ombra.<br>Gianni \u00e8 una guardia carceraria in pensione che del suo lavoro, per\u00f2, non vuole parlare. Vedovo, con i<br>figli lontani in qualche nord, passa giornata a caccia di ex detenuti: gli unici, evidentemente, in grado di<br>reggere la sua compagnia; eppure potrebbe benissimo cercarsi qualche ex collega con cui chiacchierare.<br>Invece \u00e8 come se il suo, di ergastolo latente, lo abbia talmente tanto fatto immedesimare nei linguaggi<br>detentivi che alla fin fine sono quelli, gli unici che riesce a praticare. La cosa che poi ci stupisce di pi\u00f9 \u00e8<br>che\u2026 Gianni non segue mai un ragionamento logico: se si avvicina ai suoi amici ex-galeotti mentre, per<br>esempio, stanno parlando del tempo, lui vuole parlare del Napoli o viceversa. Come ancora volesse<br>esercitare una forma di autorit\u00e0. \u00c9 fuori lui, ma \u00e8 ancora dentro.<br>Gli ex detenuti, tra tagli al welfare e contributi mai versati, vivono fuori dalle mura carcerarie, come<br>sospesi. Qualche debito di riconoscenza da riscuotere, piccole refurtive da rivendere, il minimarket che fa<br>credito, e si galleggia. E, a meno d\u2019essere balordi incalliti o far parte di un clan, provano generalmente a<br>star lontani dai guai: dei leoni di giovent\u00f9, molti conservano solo lo sguardo veloce e malinconico sopra a<br>corpi malandati. Come lupi a fine corsa. Allora si inventano professioni fantasiose, come Giuseppe:<br>aiutante abusivo del parcheggiatore abusivo. Praticamente questo signore gira attorno al parcheggiatore<br>abusivo \u00abufficiale\u00bb, e quando quello va appigliarsi un caff\u00e8 oppure deve andare in bagno ZAK! Giuseppe<br>approfitta della sua assenza per intascare qualche monetina al posto suo per poi rintanarsi nell\u2019ombra<br>fino alla prossima occasione.<br>Anche fuori dal carcere, sotto l\u2019ingresso, ci sta chi si piazza con buste di plastica e altro per gestire la<br>logistica dei pacchi per il dentro. Oppure per conservare gli oggetti personali dei familiari in visita che non<br>possono essere introdotti.<br>Altro mestiere, che pensavamo ormai in disuso e invece c\u2019\u00e8 ancora, \u00e8 quello dello scrittore di lettere<br>d\u2019amore. Pasqualino lo faceva quando stava dentro e adesso lo fa anche fuori che gli analfabeti non<br>mancano mai. \u00abEro uno dei pochi che sapeva scrivere e compilavo le domandine degli altri detenuti, ma<br>spesso mi chiedevano pure queste lettere d\u2019amore che all\u2019inizio non tenevo proprio idea da dove<br>cominciare. Allora andavo a cercare nella memoria i versi delle canzoni nostre, tipo: tu si na cosa grande pe me, oppure che ci diciamo a fare parole amare, e poi ho iniziato a inventare io cose tipo sento il tuo<br>profumo sul mio cuscino, oppure le tue mani che mi accarezzano dolcemente le cosce\u2026\u00bb<br>Ma poi, confessa, per non mettersi a ridere Pasqualino finiva sempre per sdrammatizzava con qualche<br>battuta volgarissima. \u00abPer\u00f2 la cosa che mi imbarazzava di pi\u00f9 non era tanto scriverle, quanto leggerle<br>dopo ad alta voce, non so spiegare\u2026 ma in quel momento, mi facevano pena loro e mi facevo pena io\u00bb.<br>Napoli pallida madre, dove l\u2019eterno destino della plebe vede nella figura femminile un incastro diabolico,<br>in cui violenza subita e violenza restituita si confondono.<br>Come per Franca, che \u00e8 stata tutto e il contrario di tutto: vittima, da bambina abusata e poi carnefice con<br>una lunga fila di reati pi\u00f9 o meno gravi; detenuta nelle carceri e sottoposta a pene alternative, ma pure<br>detenuta nella droga, nell\u2019alcol, in relazioni tossiche ripetitive nella sopraffazione e nel degrado. Per le<br>donne delle marginalit\u00e0 napoletane oltre allo stigma criminale, incombe pure quello della<br>\u00abmalafemmina\u00bb, colei che madre-figlia-sposa rappresenta un pericolo simile alle sabbie mobili. Una<br>trasformazione culturale che colpisce e segna in modo diverso il destino delle donne, proprio perch\u00e9<br>somma alla carriera criminale qualcosa di ambiguo, di sporco, che diventa segno indelebile per tutta la<br>vita. Malafemmina, dove alla trimurti prostituta\/tossica\/ladra, si alterna in Franca una personalit\u00e0<br>dolcissima, in cui la delicatezza diventa sguardo, sorriso storto, gesto d\u2019istinto generosissimo. E nel suo<br>caso la violenza ha scavato anche un solco nella determinazione della sessualit\u00e0, trasformandole il<br>corpo in valore di scambio economico, nel tentativo disperato di superare il trauma subito. L\u2019immortalit\u00e0<br>di Filomena Marturano vede fusa nella figura della malafemmina il massimo del degrado possibile, ma<br>abbinato alla redenzione mistica, della trasfigurazione poetica di madre, di super madre.<br>Ogni altezza di questo popolo viene dal basso, e le donne del peccato, in questo senso, sono la pi\u00f9 alta<br>espressione della cultura popolare napoletana; come sirene il cui canto \u00e8 meraviglioso ma mortale.<br>Nina \u00e8 una donna molto vecchia che ancora vende sigarette di contrabbando, mezza sorda ma che non<br>si perde mai una puntata di Un posto al sole. Come tutti i sordi non parla, urla: \u00aba dodici anni gi\u00e0 ero<br>donna\u2026 ma non solo per quello che pensate voi, ero donna perch\u00e9 gi\u00e0 a sei anni dovevo arrampicarmi<br>su una sedia e lavare tutti i piatti. La mamma lavorava dai signori e io dovevo badare ai miei fratelli e a<br>mio padre. Mia sorella era pi\u00f9 grande ma mezza rachitica. Era finita la guerra ed io facevo impazzire gli<br>americani: ero troppo bella per crescere sana. Uno mi ha preso un basso ed \u00e8 venuto a vivere con me.<br>Da allora gli uomini mi hanno preso e lasciato, ho avuto figli che non so con chi ho fatto, ho fatto casini e<br>venduto sigarette. Il carcere era normale per me. Ho avuto tante condanne\u00bb. L\u2019amore, per lei, era troppo<br>simile a un perenne tradimento, proprio uguale alla sua esistenza, eppure conservava una solarit\u00e0 e in<br>questo, le differenze tra le bambenelle di ieri e quelle di oggi si materializza in un\u2019unica parola:<br>alienazione.<br>Oggi, forse, la vera condanna a morte \u00e8 la solitudine dei destini dei fragili.<br>A Poggioreale, proprio per la sua composizione sociale, \u00e8 naturale avere per vicino di casa un detenuto<br>agli arresti domiciliari\u2026 ma attenzione: anche mettere solo un piede fuori casa \u00e8 evasione! E cos\u00ec, se nei<br>film l\u2019evaso \u00e8 sempre avvolto in una romantica aura di avventuriero, a Poggioreale \u00e8 al massimo statica<br>presenza nel cortile di casa dove gli sarebbe proibito scendere.<br>Di alcuni di loro si conosce solo il lamento e talvolta le ore in cui esplode, di quelli meno accorti o<br>insofferenti, diventano alla fine familiari anche i volti che non andrebbero mostrati. E cos\u00ec, nel sentirsi<br>oppressi in un perimetro che accerchia, nasce, pu\u00f2 nascere, addirittura la nostalgia per la cella perduta.<br>Per i rapporti franchi che si avevano. Per quel senso di appartenenza, di trincea, mentre fuori dal carcere<br>si vive in solitudine anche fra le mura domestiche.<br>Altra cosa che colpisce \u00e8 che nonostante la bassa scolarizzazione, scontando queste specie di ergastoli<br>intermittenti, alcuni ex detenuti sviluppano una competenza burocratica incredibile, per cui sanno spesso<br>indirizzarti nei tortuosi sistemi della Sanit\u00e0 o agevolarti nella richiesta di una invalidit\u00e0, di un sussidio o di<br>qualche altra diavoleria amministrativa. \u00c8 il lento scivolare identitario tra la figura del detenuto e la figura<br>del carceriere di s\u00e9 stesso, che impone una conoscenza, quasi un ritmo, simile e speculare a quello della<br>guardia. E in tal modo si diventa spesso secondini di s\u00e9 medesimi e delle esistenze dei propri cari. Inferni<br>di alienazione sovrapposti: quello della detenzione carceraria e quello delle diversamente detenzioni<br>della contemporaneit\u00e0. Due degradi estremi che non sai pi\u00f9 n\u00e9 distinguere n\u00e9 scegliere: confini, che nel<br>caso di Poggioreale, diventano sfumati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Enrico Caria e Luca Musella pubblicato su Il manifesto del 30 agosto 2025 Disegnato dall\u2019architetto borbonico Nicolini con l\u2019ambizione di controllare tutte le celle disposte su bracci radiali, il carcere napoletano \u00e8 lo specchio del disastro civile che sono le carceri italiane Se pensate che al circolo vizioso riscaldamento globale pi\u00f9 condizionatori d\u2019aria, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2443,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-2441","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2441","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2441"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2441\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2445,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2441\/revisions\/2445"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2443"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2441"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2441"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2441"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}