{"id":2446,"date":"2025-09-07T18:47:41","date_gmt":"2025-09-07T16:47:41","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2446"},"modified":"2025-09-07T18:47:41","modified_gmt":"2025-09-07T16:47:41","slug":"dal-cpr-al-carcere-chi-ha-ucciso-hamid-badoui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2446","title":{"rendered":"Dal Cpr al carcere, chi ha ucciso Hamid Badoui?"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Luna Casarotti, pubblicato sul sito napolimonitor.it<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\" id=\"attachment_66059\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/napolimonitor.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/martina_di_gennaro_monitor.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-66059\" style=\"width:644px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">(disegno di martina di gennaro)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>All\u2019alba del 19 maggio scorso, tra le 4:30 e le 6:09, nella cella 214 del&nbsp;<strong>padiglione B<\/strong>&nbsp;del carcere torinese&nbsp;<strong>Lorusso<\/strong>&nbsp;<strong>e Cutugno, Hamid Badoui<\/strong>&nbsp;si tolse i lacci delle scarpe e li leg\u00f2 al collo. In quell\u2019istituto i lacci vengono ritirati solo ai detenuti classificati come \u201cad alto rischio suicidario\u201d.&nbsp;<strong>Hamid<\/strong>&nbsp;non era tra loro, e quei lacci, apparentemente un dettaglio, divennero una condanna.<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono ventidue lunghissimi minuti prima che qualcuno aprisse la porta: ventidue minuti in cui rimase solo, avvolto da un silenzio che lo soffocava. Quando gli agenti entrarono, alle 6:31, per lui non c\u2019era pi\u00f9 tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hamid<\/strong>&nbsp;aveva quarantun\u2019anni e da quindici viveva a&nbsp;<strong>Torino.<\/strong>&nbsp;Era nato a&nbsp;<strong>Oued Zem<\/strong>, in&nbsp;<strong>Marocco,<\/strong>&nbsp;in una famiglia a cui era legatissimo. A soli quindici anni aveva lasciato la sua terra per la&nbsp;<strong>Spagna,<\/strong>&nbsp;accolto in una comunit\u00e0 per minori. L\u00ec aveva studiato, ottenuto i documenti spagnoli e un diploma da cameriere. Con i suoi primi lavori riusciva a mandare denaro alla madre, gesto che non interruppe neppure durante i periodi difficili. Anche durante la detenzione a&nbsp;<strong>Fossano,<\/strong>&nbsp;nonostante le ristrettezze, continu\u00f2 a inviarle parte dei piccoli guadagni ottenuti dentro il carcere. Era il suo modo di restare figlio presente, anche dietro le sbarre. Sua sorella&nbsp;<strong>Zahira<\/strong>&nbsp;lo ricorda con tenerezza: \u00abMamma era il suo punto debole, la sua gioia pi\u00f9 grande\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In&nbsp;<strong>Italia<\/strong>&nbsp;Hamid continu\u00f2 a lavorare in cucina, a studiare, a conservare con cura documenti e ricevute, segni concreti della sua volont\u00e0 di costruirsi un futuro dignitoso. Ma le difficolt\u00e0 non mancavano: i documenti scaduti, la vicinanza a persone sbagliate, la lotta con la dipendenza dal crack. Pi\u00f9 volte chiese aiuto, affidandosi al&nbsp;<strong>Gruppo Abele<\/strong>&nbsp;per percorsi di cura e disintossicazione. Con&nbsp;<strong>Zahira<\/strong>&nbsp;parlava spesso del desiderio di tornare al&nbsp;<strong>Sert,<\/strong>&nbsp;curarsi e riavvicinarsi alla famiglia. \u00abParlavamo ogni giorno\u00bb, ricorda la sorella. \u00abPoi, all\u2019improvviso, il suo telefono \u00e8 rimasto spento. Il luned\u00ec \u00e8 arrivata la notizia che nessuno di noi avrebbe mai voluto ricevere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo pi\u00f9 di una detenzione&nbsp;<strong>Hamid<\/strong>&nbsp;era stato trasferito nel&nbsp;<strong>Cpr<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Bari<\/strong>&nbsp;e poi deportato in&nbsp;<strong>Albania<\/strong>, nel centro di&nbsp;<strong>Gjad\u00ebr<\/strong>. Era rimasto l\u00ec trentatr\u00e9 giorni, lo aveva definito \u201cun inferno\u201d. \u00abMeglio il carcere che&nbsp;<strong>Shengjin<\/strong>\u00bb, aveva confidato al suo avvocato, spaventato da quella esperienza che lo aveva segnato profondamente. La decisione di un giudice romano, che ne dispose la liberazione, sollev\u00f2 dubbi sulla legittimit\u00e0 costituzionale del trattenimento nei&nbsp;<strong>Cpr.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hamid<\/strong>&nbsp;era tornato a&nbsp;<strong>Torino<\/strong>&nbsp;di venerd\u00ec notte, libero sulla carta, ma attanagliato dalla paura di essere nuovamente rinchiuso. Sabato 17 maggio, poco dopo le 14:00, davanti a una tabaccheria di&nbsp;<strong>corso Giulio Cesare<\/strong>, chiam\u00f2 la polizia per denunciare una truffa: la&nbsp;<strong>Sim<\/strong>&nbsp;che aveva acquistato non funzionava. Quel gesto, nato dal desiderio di giustizia, si trasform\u00f2 in un arresto per resistenza a pubblico ufficiale. Da quell\u2019istante la sua fragile traiettoria cambi\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hamid<\/strong>&nbsp;trascorse oltre dieci ore in una camera di sicurezza, senza alcuna assistenza. Solo alle 3:43 del 18 maggio varc\u00f2 l\u2019ingresso del carcere torinese. Alle 4:20 un medico lo visit\u00f2 per dieci minuti, troppo poco per cogliere il suo stato d\u2019animo. Segnal\u00f2 di assumere&nbsp;<strong>Lyrica<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Rivotril,<\/strong>&nbsp;ma il rischio suicidario fu giudicato \u201cbasso\u201d. Da quel momento si apre il primo vuoto temporale: dalle 4:30 del mattino fino alle 19:00 nessuna annotazione, nessuna osservazione, quasi quindici ore in cui&nbsp;<strong>Hamid<\/strong>&nbsp;rimane invisibile. Sappiamo che poco prima delle 19:00 ha trascorso circa un\u2019ora nell\u2019ufficio del sovrintendente, perch\u00e9 aveva rifiutato di condividere la cella. Poco dopo viene riaccompagnato nella 214 e si apre il secondo intervallo di silenzio: dalle 19:00 circa fino alle 4:30 del mattino successivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle 4:30 gli agenti effettuano il giro di controllo per verificare che i detenuti stiano bene. \u00c8 nel letto, apparentemente dormiente. Alle 6:09 il suo corpo viene trovato legato alle sbarre del cancello della cella 214. Le chiavi sono al piano terra: trascorrono ventidue minuti prima che venga aperta. Alle 6:31, quando gli agenti entrano, \u00e8 troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Zahira,<\/strong>&nbsp;insieme all\u2019avvocato&nbsp;<strong>Luca Motta<\/strong>, ha presentato un esposto in procura. Denuncia omissioni, silenzi, ritardi. Ricorda che&nbsp;<strong>Hamid<\/strong>&nbsp;avrebbe potuto andare ai domiciliari, che l\u2019arresto non era obbligatorio, che la sua fragilit\u00e0 era evidente. L\u2019esposto parla chiaro: quattordici ore dall\u2019arresto alla visita medica, oltre dieci in isolamento, diciassette escoriazioni sul corpo. Il medico legale ha confermato: non furono le ferite a ucciderlo, ma l\u2019asfissia da impiccagione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 27 maggio&nbsp;<strong>corso Palermo<\/strong>&nbsp;si riemp\u00ec di persone. Fiori, cartelli, passi condivisi. Circa duecento voci unite per dire che nessuno deve morire cos\u00ec, nel silenzio di una cella.&nbsp;<strong>Hamid<\/strong>&nbsp;aveva scelto di vivere, di curarsi, di ricominciare. Ma in carcere ha trovato tutto fuorch\u00e9 custodia o protezione. Dopo l\u2019autopsia,&nbsp;<strong>Zahira<\/strong>&nbsp;ha completato le pratiche per riportarlo in&nbsp;<strong>Marocco<\/strong>, come desiderava la madre. Un ultimo gesto d\u2019amore, per restituirgli dignit\u00e0 e pace. Rimane la memoria: il suo sorriso, i suoi gesti di affetto, la sua forza fragile che chi lo ha amato custodir\u00e0 sempre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Rabi yrahmou, Hamid.&nbsp;<\/em><em>Ma tensach.&nbsp;(luna casarotti \u2013&nbsp;<\/em><em>yairaiha ets<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luna Casarotti, pubblicato sul sito napolimonitor.it All\u2019alba del 19 maggio scorso, tra le 4:30 e le 6:09, nella cella 214 del&nbsp;padiglione B&nbsp;del carcere torinese&nbsp;Lorusso&nbsp;e Cutugno, Hamid Badoui&nbsp;si tolse i lacci delle scarpe e li leg\u00f2 al collo. 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