{"id":2453,"date":"2025-09-17T11:59:08","date_gmt":"2025-09-17T09:59:08","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2453"},"modified":"2025-09-17T12:01:45","modified_gmt":"2025-09-17T10:01:45","slug":"dai-reparti-psichiatrici-alle-carceri-quando-la-cura-diventa-punizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2453","title":{"rendered":"Dai reparti psichiatrici alle carceri: quando la cura diventa punizione"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"font-style:normal;font-weight:600\">Pi\u00f9 di un miliardo di persone convivono con disturbi mentali, ma nelle prigioni i dati peggiorano drasticamente: tra suicidi, maltrattamenti e mancanza di cure, i detenuti fragili diventano invisibili<\/p>\n\n\n\n<p><em>Articolo di Damiano Aliprandi su &#8220;Il dubbio&#8221; del 13 settembre 2025<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 di un miliardo di persone nel mondo convivono con un&nbsp;<strong>disturbo mentale<\/strong>. Quasi la met\u00e0 dei&nbsp;<strong>ricoveri psichiatrici<\/strong>&nbsp;avviene in forma involontaria. Lo rivela il nuovo rapporto dell\u2019<strong>Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 (OMS)<\/strong>&nbsp;sulla&nbsp;<strong>salute mentale<\/strong>&nbsp;pubblicato nel 2025. Non \u00e8 l\u2019unico numero che racconta un sistema sbilanciato: i dati mostrano che nei servizi psichiatrici di base prevale nettamente il ricorso ai&nbsp;<strong>farmaci<\/strong>, mentre i percorsi&nbsp;<strong>psicosociali<\/strong>&nbsp;restano marginali. Solo il 18 per cento dei&nbsp;<strong>Paesi<\/strong>&nbsp;offre in modo strutturato tutti i&nbsp;<strong>servizi essenziali<\/strong>: casa, lavoro, istruzione, assistenza legale. E in molti contesti, negli&nbsp;<strong>ospedali psichiatrici<\/strong>&nbsp;permangono condizioni degradanti, maltrattamenti e degenze che si prolungano per mesi o anni.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"690\" height=\"517\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marco-cavallo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2454\" style=\"width:495px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marco-cavallo.jpg 690w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marco-cavallo-300x225.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marco-cavallo-110x82.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marco-cavallo-420x315.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marco-cavallo-574x430.jpg 574w\" sizes=\"auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Numeri, dunque, che non parlano di cura, ma di gestione forzata della sofferenza. Un quadro che non cita mai le&nbsp;<strong>carceri<\/strong>, eppure sembra descriverle. Perch\u00e9 proprio dietro le sbarre la questione della salute mentale assume contorni ancora pi\u00f9 drammatici. Lo mostrano le ultime rilevazioni europee sulla&nbsp;<strong>salute in carcere<\/strong>: un&nbsp;<strong>detenuto<\/strong>&nbsp;su tre convive con disturbi psichici.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>OMS<\/strong>, attraverso la banca dati sulla&nbsp;<strong>salute in carcere<\/strong>, indica un valore del 32,8 per cento nei Paesi che forniscono informazioni, con un limite evidente: molti Stati non raccolgono o non comunicano numeri completi. Eppure bastano questi per delineare l\u2019emergenza. In carcere la principale causa di morte non \u00e8 la violenza, ma il&nbsp;<strong>suicidio<\/strong>. Una revisione scientifica internazionale conferma il quadro: la&nbsp;<strong>depressione<\/strong>&nbsp;tra i detenuti tocca il 12,8 per cento, la&nbsp;<strong>psicosi<\/strong>&nbsp;il 4,1 per cento. Percentuali molto pi\u00f9 alte rispetto alla popolazione generale. Significa che le&nbsp;<strong>prigioni<\/strong>&nbsp;ospitano decine di migliaia di persone gi\u00e0 fragili, senza offrire percorsi adeguati di&nbsp;<strong>cura e reinserimento<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IN CELLA LA MALATTIA PEGGIORA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>Ufficio delle Nazioni Unite per la droga e il crimine<\/strong>&nbsp;sottolinea come nelle carceri i disturbi psichici si intreccino con le&nbsp;<strong>dipendenze<\/strong>. Alcol e droghe aggravano il disagio e rendono ancora pi\u00f9 difficile la gestione della vita detentiva. Servirebbero programmi integrati, capaci di unire&nbsp;<strong>terapie farmacologiche<\/strong>, supporto psicologico e progetti di reinserimento. Al contrario, le carceri restano luoghi in cui la sofferenza si incrocia con l\u2019<strong>abbandono istituzionale<\/strong>. Mentre c\u2019\u00e8&nbsp;<strong>Human Rights Watch<\/strong>&nbsp;che da anni documenta casi di uso sproporzionato della forza contro detenuti con disturbi mentali, spesso ridotti all\u2019isolamento prolungato o sottoposti a&nbsp;<strong>sedazioni forzate<\/strong>. Sono pratiche che non curano, ma annientano. In alcuni casi hanno portato alla morte. Scene che risuonano con quanto l\u2019<strong>OMS<\/strong>&nbsp;denuncia per le strutture psichiatriche: maltrattamenti, trascuratezza, violazioni dei diritti fondamentali. La differenza \u00e8 che in carcere non esiste nemmeno la parvenza di un contesto terapeutico. Il filo conduttore \u00e8 la mancanza di&nbsp;<strong>trasparenza<\/strong>. L\u2019<strong>OMS<\/strong>&nbsp;lo evidenzia per i servizi psichiatrici, i rapporti internazionali lo confermano per le carceri: i numeri sono incompleti, spesso sottostimati. Senza dati reali, i governi non sono costretti ad affrontare l\u2019emergenza. E intanto le prigioni si trasformano in contenitori di&nbsp;<strong>disagio<\/strong>, dove chi \u00e8 fragile diventa invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CHE COSA ANDREBBE FATTO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La strada, indicata anche dai rapporti internazionali, \u00e8 chiara: raccolta dati obbligatoria e pubblica sullo stato di&nbsp;<strong>salute mentale<\/strong>&nbsp;nelle carceri, abolizione o drastica limitazione delle pratiche coercitive, programmi di cura che uniscano&nbsp;<strong>farmaci<\/strong>&nbsp;e percorsi&nbsp;<strong>psicosociali<\/strong>, investimenti su lavoro, istruzione e assistenza legale per i&nbsp;<strong>detenuti<\/strong>. E soprattutto alternative alla&nbsp;<strong>detenzione<\/strong>&nbsp;per chi vive con gravi&nbsp;<strong>disturbi psichici<\/strong>. Il rapporto dell\u2019<strong>OMS<\/strong>&nbsp;sottolinea un\u2019altra lacuna sistemica: la frammentazione tra assistenza specialistica e servizi territoriali. Nella maggior parte dei&nbsp;<strong>Paesi<\/strong>, i letti rimangono la risposta dominante; comunit\u00e0 e servizi primari restano sottodimensionati. Quando una persona con disturbi mentali entra in&nbsp;<strong>carcere<\/strong>, spesso interrompe una cura, o non la trova affatto; quando esce, raramente viene accompagnata da una continuit\u00e0 terapeutica reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo corto circuito produce recidiva di malessere, di comportamenti antisociali legati alla malattia e alimenta il&nbsp;<strong>circolo vizioso della reclusione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Si aggiunge il fatto che i&nbsp;<strong>budget<\/strong>&nbsp;sono molti ristretti: molti paesi destinano una frazione esigua delle risorse alla&nbsp;<strong>salute mentale<\/strong>. Il rapporto dell\u2019<strong>OMS<\/strong>&nbsp;mostra come, in termini di spesa, la fetta destinata ai&nbsp;<strong>servizi comunitari<\/strong>&nbsp;sia minima rispetto alla somma destinata alle&nbsp;<strong>strutture contenitive<\/strong>. Questo orientamento finanziario si traduce in scarsa capacit\u00e0 di attivare alternative alla&nbsp;<strong>detenzione<\/strong>&nbsp;per chi ha problemi mentali. Scarsit\u00e0 di personale formato: i numeri del mondo della&nbsp;<strong>psichiatria<\/strong>&nbsp;e delle&nbsp;<strong>professioni psicosociali<\/strong>&nbsp;sono esigui in molti paesi; dove ci sono, spesso non sono integrati nella macchina penitenziaria. Formare personale sanitario e formazione anche per gli operatori penitenziari \u00e8 condizione necessaria per ridurre abusi e migliorare presa in carico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I CPR COME I VECCHI MANICOMI?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In tutto questo, in Italia&nbsp;<strong>Marco Cavallo<\/strong>&nbsp;\u2014 il cavallo azzurro nato nel 1973 dall\u2019esperienza di&nbsp;<strong>Franco Basaglia<\/strong>&nbsp;a&nbsp;<strong>Trieste<\/strong>&nbsp;\u2014 riprende il suo viaggio. \u00c8 iniziata sabato scorso a&nbsp;<strong>Gradisca d\u2019Isonzo<\/strong>, uno dei&nbsp;<strong>Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR)<\/strong>&nbsp;che le associazioni indicano come fra i pi\u00f9 duri d\u2019Italia. L\u2019obiettivo \u00e8 semplice e diretto: portare vicinanza, raccogliere testimonianze, mettere in luce condizioni che per i promotori \u00abper molti versi ricordano gli&nbsp;<strong>Opg<\/strong>\u00bb, ma che forse sono ancor pi\u00f9 crudeli dal punto di vista umano\u00bb. Il progetto, lanciato a febbraio dal&nbsp;<strong>Forum Salute Mentale<\/strong>, ha raccolto decine di adesioni \u2014 associazioni, gruppi, operatori, comitati, attivisti.&nbsp;<strong>Marco Cavallo<\/strong>&nbsp;attraverser\u00e0 i&nbsp;<strong>CPR italiani<\/strong>&nbsp;consegnando lettere scritte dai sostenitori alle persone trattenute, accompagnato da bandiere create con tessuti di scarto. Il regista&nbsp;<strong>Giovanni Cioni<\/strong>&nbsp;filmer\u00e0 il percorso che si conclude il 10 ottobre a&nbsp;<strong>Bari<\/strong>&nbsp;per trasformarlo in testimonianza visibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Le denunce raccolte in questi mesi sono nette. La rete&nbsp;<strong>Mai pi\u00f9 lager \u2013 No Cpr<\/strong>&nbsp;ha descritto l\u2019estate vissuta dentro Gradisca: celle roventi, focolai di scabbia, ragazzi che tentano il suicidio, autolesionismi ripetuti. Si parla di pestaggi notturni con manganelli e di episodi specifici, come quello denunciato a maggio contro un giovane con problemi&nbsp;<strong>psichici<\/strong>&nbsp;e fisici. A fine agosto, denunciano le stesse attiviste, un ventenne identificato come S. si \u00e8 procurato tagli profondi; dopo aver filmato la risposta sprezzante degli agenti nel chiedere aiuto, sarebbe stato picchiato per strappargli il cellulare dalle mani. Quelle denunce non restano astratte: indicano un corto circuito fra responsabilit\u00e0 del gestore, assenza di presidio&nbsp;<strong>sanitario<\/strong>&nbsp;efficace e un sistema di controllo che spesso funziona pi\u00f9 per isolare che per curare. Le attiviste sintetizzano cos\u00ec il mese di agosto: l\u2019<strong>emarginazione<\/strong>&nbsp;si aggrava, i servizi \u2014 compreso il presidio della&nbsp;<strong>salute<\/strong>&nbsp;\u2014 si dissolvono o diventano inconsistenza. La partenza da Gradisca ha anche una dimensione simbolica e politica. Il viaggio si intreccia con la campagna \u201c<strong>180 Bene Comune. L\u2019arte per restare umani<\/strong>\u201d, promossa dal&nbsp;<strong>Forum Salute Mentale<\/strong>. La legge&nbsp;<strong>180<\/strong>&nbsp;non \u00e8 solo la norma che chiuse i&nbsp;<strong>manicomi<\/strong>: \u00e8, dicono gli organizzatori, un presidio di civilt\u00e0 che riguarda i&nbsp;<strong>diritti<\/strong>, il riconoscimento dell\u2019altro, la capacit\u00e0 di convivere con la diversit\u00e0. Oggi, avvertono, se quella memoria si affievolisce i&nbsp;<strong>CPR<\/strong>&nbsp;rischiano di diventare le nuove istituzioni della&nbsp;<strong>segregazione<\/strong>&nbsp;e della&nbsp;<strong>violenza sociale<\/strong>. E presto anche l\u2019<strong>OMS<\/strong>&nbsp;potrebbe essere costretta a parlarne.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 di un miliardo di persone convivono con disturbi mentali, ma nelle prigioni i dati peggiorano drasticamente: tra suicidi, maltrattamenti e mancanza di cure, i detenuti fragili diventano invisibili Articolo di Damiano Aliprandi su &#8220;Il dubbio&#8221; del 13 settembre 2025. Pi\u00f9 di un miliardo di persone nel mondo convivono con un&nbsp;disturbo mentale. 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