{"id":2469,"date":"2025-10-11T16:19:35","date_gmt":"2025-10-11T14:19:35","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2469"},"modified":"2025-10-11T16:19:35","modified_gmt":"2025-10-11T14:19:35","slug":"medio-oriente-io-palestinese-torturato-in-carcere-senza-pieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2469","title":{"rendered":"Medio Oriente. \u201cIo, palestinese torturato in carcere senza piet\u00e0\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Francesca Mannocchi | La Stampa, 8 ottobre 2025<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"986\" height=\"555\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-11-at-16-18-34-Prigione-di-Ramon-Io-palestinese-torturato-in-carcere-senza-pieta-La-Stampa.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2470\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-11-at-16-18-34-Prigione-di-Ramon-Io-palestinese-torturato-in-carcere-senza-pieta-La-Stampa.png 986w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-11-at-16-18-34-Prigione-di-Ramon-Io-palestinese-torturato-in-carcere-senza-pieta-La-Stampa-300x169.png 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-11-at-16-18-34-Prigione-di-Ramon-Io-palestinese-torturato-in-carcere-senza-pieta-La-Stampa-768x432.png 768w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-11-at-16-18-34-Prigione-di-Ramon-Io-palestinese-torturato-in-carcere-senza-pieta-La-Stampa-110x62.png 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-11-at-16-18-34-Prigione-di-Ramon-Io-palestinese-torturato-in-carcere-senza-pieta-La-Stampa-420x236.png 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-11-at-16-18-34-Prigione-di-Ramon-Io-palestinese-torturato-in-carcere-senza-pieta-La-Stampa-764x430.png 764w\" sizes=\"auto, (max-width: 986px) 100vw, 986px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019inferno nella prigione di Ramon: \u201cMi hanno bastonato e fracassato la testa\u201d. Nella prigione di Ofer c\u2019\u00e8 un\u2019ala chiamata sezione 23, la sezione per i prigionieri di Gaza. Ammar Jawabra era nella sezione accanto, la 24. Di notte Ammar poteva sentire le urla dei detenuti; poi quando le urla cessavano, le guardie carcerarie cominciavano a bussare a ogni porta. Avevano dato un nome a tutte le stanze. Gridavano: la stanza dei cani deve abbaiare, e i detenuti abbaiavano; poi era la volta della stanza degli asini, e i detenuti ragliavano. Di quelle notti Ammar ricorda il rumore del ferro che sbatte sulle porte, indice che stavano per iniziare gli abusi, ricorda l\u2019umiliazione, ricorda l\u2019impotenza. E, di quella prigione, ricorda la nudit\u00e0. Le notti in cui le guardie carcerarie entravano, chiedevano ai detenuti di togliersi maglietta e pantaloni, e iniziavano le perquisizioni fisiche e le percosse ripetute sulla schiena, di fronte a tutti, nudi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ofer \u00e8 una delle cinque prigioni in cui Ammar ha trascorso 8 dei suoi 42 anni. Molti dei quali in detenzione amministrativa, per ragioni di sicurezza non argomentate e non provate, altri perch\u00e9 ritenuto colpevole di incitamento all\u2019odio. Organizzava incontri per parlare dell\u2019occupazione e dei diritti dei palestinesi. Delle condizioni nelle carceri e dei diritti dei detenuti. Il 7 ottobre di due anni fa Ammar era gi\u00e0 in prigione da sei mesi. Era nel Sud di Israele, nella prigione di Raman. I detenuti si sono resi conto di cosa fosse accaduto fuori da come sono cambiate le cose, rapidamente, all\u2019interno delle celle. Nei giorni immediatamente successivi al massacro del 7 ottobre, ai detenuti palestinesi \u00e8 stata tagliata l\u2019acqua, l\u2019elettricit\u00e0, ridotte le razioni di cibo \u201centravano di notte a perquisirci, spesso con i cani per farci sentire addosso i morsi dei cani e poi spruzzavano gas nelle celle all\u2019improvviso. Quando \u00e8 arrivato l\u2019inverno, ci hanno tolto l\u2019acqua calda e le coperte\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Una notte i soldati sono entrati nella sua cella e lo hanno trascinato in un\u2019altra stanza, quella degli interrogatori. \u201cCane, come ti chiami?\u201d, hanno iniziato cos\u00ec, poi lo hanno bastonato sulle gambe cos\u00ec forte che si vedeva la carne viva. Nelle settimane e nei mesi successivi, non ha ricevuto medicine, ha chiesto antibiotici, antidolorifici, ma niente. Quando alza i pantaloni, le cicatrici ancora visibili. Sul tavolo davanti a lui ci sono due buste di medicine. Per i danni alla schiena, alle gambe, e agli occhi. \u201cMi hanno fracassato la testa, non ci vedo quasi pi\u00f9 dall\u2019occhio sinistro\u201d. Lacrima spesso Ammar Jawabra, difficile distinguere se per le conseguenze degli abusi che ha subito in prigione o per il trauma che ha portato con s\u00e9 dopo che \u00e8 uscito, una settimana fa. In prigione ha perso trenta chili, lo dice mentre mostra le fotografie che lo ritraggono prima dell\u2019arresto e poi si alza la maglietta e mostra le costole. Un corpo che porta i segni della fame e della paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Una notte, lo scorso giugno, le unit\u00e0 speciali sono entrate nella sua cella e hanno iniziato a picchiare selvaggiamente tutti i detenuti. Schiacciavano loro gambe e braccia tra le sbarre di ferro delle grate, poi li hanno buttati a terra e presi a calci, hanno ordinato loro di sdraiarsi a pancia in gi\u00f9, li hanno legati e li hanno lasciati l\u00ec, stesi, seminudi, i corpi lividi. Quando uno dei detenuti pi\u00f9 giovani ha chiesto aiuto, un soldato ha risposto: \u201cPuoi anche morire, fai come ti pare\u201d. Ad agosto del 2024, meno di un anno dopo il 7 ottobre, B\u2019Tselem, l\u2019organizzazione israeliana per i diritti umani che da decenni documenta la realt\u00e0 dell\u2019occupazione, ha pubblicato un rapporto dal titolo \u201cWelcome to Hell\u201d, Benvenuto all\u2019inferno, la frase con cui una guardia carceraria ha accolto Fouad Hassan, un detenuto palestinese di 45 anni nel carcere di Megiddo. La storia che apre la lunga analisi di Btselem.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto traccia il ritratto di un sistema carcerario trasformato in un meccanismo di tortura diffusa. Secondo B\u2019Tselem, dopo il 7 ottobre 2023, le prigioni israeliane si sono riempite fino all\u2019orlo. Migliaia di palestinesi &#8211; dalla Cisgiordania, da Gaza e da Gerusalemme Est &#8211; sono stati arrestati, spesso senza accuse formali n\u00e9 processo, il numero dei detenuti palestinesi \u00e8 quasi raddoppiato, passando da poco pi\u00f9 di 5.000 a quasi 10.000. Le strutture penitenziarie, gi\u00e0 note per le condizioni dure, si sono trasformate in luoghi di sopruso sistematico, dove la violenza fisica e psicologica \u00e8 diventata routine quotidiana. Non eccessi individuali di violenza, non episodi da condannare, ma una politica consapevole sostenuta dall\u2019attuale ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir &#8211; lo stesso che ha detto \u201cPenso che i partecipanti alla Flotilla debbano essere tenuti per alcuni mesi in una prigione israeliana, in modo che si abituino all\u2019odore dell\u2019ala terroristica\u201d; lo stesso che ha detto che la riduzione delle razioni di cibo da lui decisa fosse una \u201cmisura deterrente\u201d; lo stesso che ha suggerito di dare ai prigionieri palestinesi \u201cuna pallottola in testa\u201d invece del cibo: \u201cDovremmo ucciderli con una pallottola in testa e condannare a morte i terroristi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo le organizzazioni in difesa dei diritti umani lo Stato israeliano viola apertamente il diritto internazionale, in particolare la Convenzione Onu contro la tortura e la Quarta Convenzione di Ginevra, che impongono la protezione dei civili sotto occupazione. Ancora pi\u00f9 grave, secondo l\u2019organizzazione, \u00e8 l\u2019atteggiamento della Corte Suprema israeliana, che avrebbe scelto di \u201cnon vedere\u201d, permettendo che le prigioni si trasformassero in zone d\u2019ombra, zone senza legge. Per B\u2019Tselem, non un effetto collaterale della guerra, ma un\u2019estensione logica del sistema di dominio sui palestinesi: arresti arbitrari, condizioni disumane e punizioni collettive che servono a mantenere un intero popolo in uno stato di sottomissione e paura.<\/p>\n\n\n\n<p>A oggi nelle carceri israeliane ci sono 10 mila detenuti palestinesi, quasi 4 mila in detenzione amministrativa, ossia imprigionati senza accusa n\u00e9 processo, sulla base di prove segrete che n\u00e9 i detenuti n\u00e9 i loro avvocati possono visionare. Tra loro 400 sono minorenni arrestati in operazioni di massa nei territori occupati, bambini che vengono sistematicamente processati davanti a tribunali militari. Ammar dice che non c\u2019\u00e8 una famiglia in Palestina che non abbia esperienza della prigione. E a guardare i numeri si capisce perch\u00e9: le organizzazioni umanitarie stimano che dal 1967 oltre un milione di palestinesi, circa un quinto della popolazione totale, siano stati imprigionati almeno una volta, intere generazioni sono cresciute conoscendo la prigione come un\u2019esperienza collettiva, un simbolo di oppressione permanente. Nella prigione di Ramon, con Ammar c\u2019era suo nipote di vent\u2019anni. \u00c8 il ricordo peggiore che ha degli ultimi 30 mesi. Non quelli legati a lui, quelli legati all\u2019impotenza di non poter aiutare qualcuno che sta soffrendo. \u201cEro sconvolto, non sapevo cosa fare, sentivo mio nipote gridare mentre gli rompevano le ossa e non potevo fare niente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena \u00e8 tornato a casa, la settimana scorsa, Ammar Jawabra \u00e8 stato convocato dall\u2019intelligence israeliana. Gli hanno consigliato di non parlare troppo degli ultimi due anni e mezzo. E invece Ammar parla, perch\u00e9 dice che \u201cse vuoi giudicare le democrazie devi vedere come appare una loro prigione\u201d. Cos\u00ec ha parlato nel lungo incontro concesso a La Stampa, nella stanza dove tiene i libri a lui pi\u00f9 cari, davanti al figlio pi\u00f9 piccolo di appena dieci anni. Che ha ascoltato il racconto del padre, i dettagli sugli abusi e anche le sue parole finali: \u201cCome \u00e8 possibile che i governi alleati di Israele, le organizzazioni come l\u2019Onu, le agenzie che difendono i diritti dei bambini, i diritti umani, che sostengono il diritto internazionale, come \u00e8 possibile che societ\u00e0 che si definiscono democratiche abbiamo permesso questi abusi sui palestinesi per decenni?\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesca Mannocchi | La Stampa, 8 ottobre 2025 L\u2019inferno nella prigione di Ramon: \u201cMi hanno bastonato e fracassato la testa\u201d. Nella prigione di Ofer c\u2019\u00e8 un\u2019ala chiamata sezione 23, la sezione per i prigionieri di Gaza. Ammar Jawabra era nella sezione accanto, la 24. 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