{"id":2498,"date":"2025-11-04T15:03:52","date_gmt":"2025-11-04T14:03:52","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2498"},"modified":"2025-11-04T15:03:52","modified_gmt":"2025-11-04T14:03:52","slug":"catanzaro-i-detenuti-denunciano-in-6-mesi-6-morti-e-cure-negate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2498","title":{"rendered":"Catanzaro, i detenuti denunciano: in 6 mesi 6 morti e cure negate"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Articolo di Damiano Aliprandi pubblicato su Il dubbio del 28 ottobre<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\" style=\"font-style:normal;font-weight:500\"> Un&#8217;istanza circoscritta dai reclusi della Casa Circondariale &#8220;Ugo Caridi&#8221; denuncia negligenze mediche sistematiche, farmaci che tardano giorni, medici introvabili e decessi sospetti<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"375\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/carcere-catanzaro.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2499\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/carcere-catanzaro.jpg 750w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/carcere-catanzaro-300x150.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/carcere-catanzaro-110x55.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/carcere-catanzaro-420x210.jpg 420w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Sei detenuti deceduti in sei mesi, tutti ufficialmente per arresto cardiaco. Farmaci che tardano&nbsp;<strong>3-4 giorni<\/strong>, visite mediche ridotte a una volta alla settimana e medici introvabili nelle ore notturne. \u00c8 quello che emerge dalla denuncia sottoscritta all&#8217;unanimit\u00e0 dai detenuti della&nbsp;<strong>Casa Circondariale \u201cUgo Caridi\u201d di Catanzaro<\/strong>&nbsp;un documento che non lascia spazi a interpretazioni e che rappresenta, per loro stessa ammissione, il grido d&#8217;allarme di un intero istituto in crisi. La lettera, indirizzata al Presidente della Repubblica,&nbsp;<strong>ai ministri della Giustizia e della Salute<\/strong>, ai magistrati e alle autorit\u00e0 competenti, racconta di una struttura dove le negligenze mediche sono diventate ordinaria amministrazione. I detenuti non chiedono privilegi: chiedono il minimo, quelle condizioni di dignit\u00e0 e assistenza che dovrebbero essere scontate in qualsiasi istituzione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il fantasma dei medici<\/h2>\n\n\n\n<p>Cominciano dai numeri: le visite mediche interne, che dovrebbero essere garantite su richiesta, sono state ridotte a una sola alla settimana. Quando accade, perch\u00e9 spesso non accade. La carenza di personale medico comporta il rinvio costante da una settimana all&#8217;altra,&nbsp;<strong>con tempi di attesa che si allungano da 14 a 21 giorni per ottenere una semplice prescrizione di tachipirina<\/strong>. In emergenza, la situazione peggiora: quando un detenuto accusa un malore, trovare un dottore diventa quasi impossibile. Se arriva, lo fa a distanza di ore. Se non arriva, il detenuto resta solo con il suo dolore. Il documento evidenzia un paradosso: sulla carta esiste un centro clinico H24. Sulla carta. Perch\u00e9 dalle 20 alle 8 del mattino, per dodici ore ogni notte, nessun medico \u00e8 fisicamente presente in carcere. Gli infermieri si arrangiavano come potevano, oppure attendono la guardia medica, che impiega dai 45 minuti a oltre un&#8217;ora per arrivare.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall&#8217;insediamento del nuovo Direttore Sanitario, sempre secondo la denuncia, una nuova regola ha trasformato ogni medicina, perfino quelle pi\u00f9 banali, in un&#8217;odissea burocratica.&nbsp;<strong>La tachipirina, il malox, l\u2019enterogelmina:<\/strong>&nbsp;anche questi farmaci comuni ora richiedono una prescrizione medica. Che arriva in ritardo. E quando finalmente arriva, il farmaco viene consegnato con un ulteriore ritardo di 3- 4 giorni. Il risultato \u00e8 prevedibile: un detenuto con febbre o dolori resta senza cure per settimane, aspettando una ricetta che tarda e un medicinale che non arriva.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;assistenza che non c&#8217;\u00e8<\/h2>\n\n\n\n<p>Stando alla denuncia rivolta alle autorit\u00e0 competenti, sarebbero stati eliminato gli assistenti alla persona, i \u201cpiantoni\u201d, figure retribuite e gestite da detenuti stessi.<strong>&nbsp;Sarebbero stati sostituiti con 3- 4 operatori socio- sanitari dell&#8217;Asp di Catanzaro<\/strong>, per una popolazione carceraria di oltre seicento persone. La matematica \u00e8 spietata: \u00e8 insufficiente. Di conseguenza, detenuti con gravi patologie, che necessitano di assistenza continua e specifica, sarebbero stati allocati nelle sezioni ordinarie come fossero persone in condizioni normali di salute. Violano questo gli articoli 3, 27 e 32 della Costituzione, scrivono i detenuti. Esiste un solo reparto clinico dedicato ai malati, con undici posti. Sempre pieni.&nbsp;<strong>Recentemente \u00e8 stato allestito un reparto semi- clinico al primo piano, un&#8217;idea potenzialmente interessante.<\/strong>&nbsp;Ma la struttura che lo ospita \u00e8 vecchia, fatiscente, inadatta. I detenuti malati che ci vengono allocati affrontano quotidianamente lo stesso problema: mancanza di acqua calda nelle camere. Camere troppo piccole, non idonee per chi \u00e8 disabile o ha difficolt\u00e0 di movimento. Infissi che non reggono agli agenti atmosferici. Docce comuni a orari prestabiliti, senza passerelle per disabili.&nbsp;<strong>Un solo lavandino interno per tutte le necessit\u00e0<\/strong>. E il regime detentivo prevede celle chiuse, senza la possibilit\u00e0 di apertura che esiste in altre sezioni: questi malati trascorrono la maggior parte delle giornate rinchiusi, con come unica alternativa le ore d&#8217;aria che, per le loro condizioni di salute, spesso devono declinare.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure la direzione sanitaria, stando alla denuncia, avrebbe ripetutamente certificato la compatibilit\u00e0 della detenzione inframuraria per pazienti che avrebbero dovuto stare in ospedale.&nbsp;<strong>Malati con problemi cardiaci,<\/strong>&nbsp;oncologici, obesi in modo critico, paraplegici, disabili gravi: la direzione avrebbe assunto la responsabilit\u00e0 della loro gestione interna,<\/p>\n\n\n\n<p>nonostante il centro clinico del carcere manchi degli strumenti e delle strutture necessarie. Il risultato \u00e8 scontato: l&#8217;aggravamento delle loro patologie.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Sei morti in sei mesi<\/h2>\n\n\n\n<p>Tra luglio 2024 e gennaio 2025, dentro le mura della \u201cUgo Caridi\u201d sei uomini hanno smesso di respirare. Ufficialmente, tutti per lo stesso motivo: arresto cardiaco. I loro nomi sono stati registrati con questa causa, come se fosse sufficiente una diagnosi generica a spiegare tutto.&nbsp;<strong>Antonino Pugliese aveva circa 45 anni quando \u00e8 morto.&nbsp;<\/strong>Aveva una famiglia che lo aspettava fuori: sono loro ad aver capito che qualcosa non tornava, che non bastava scrivere \u201carresto cardiaco\u201d su un modulo. Hanno presentato denuncia. Le indagini sono ancora in corso.&nbsp;<strong>Fatmir Dulla ne aveva circa 57.<\/strong>&nbsp;Era di origine albanese. Mancavano pochi giorni alla sua scarcerazione, pochi giorni prima di tornare a casa. Se ne \u00e8 andato dentro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ivan Claudio Covelli aveva 42 anni<\/strong>&nbsp;e fino a pochi giorni prima lavorava fuori dal carcere. Era un detenuto che dimostrava di stare meglio, che poteva integrarsi in attivit\u00e0 esterne. Poi \u00e8 tornato. E non \u00e8 pi\u00f9 uscito.&nbsp;<strong>Damiano Ferraggine aveva 37 anni.<\/strong>&nbsp;\u00c8 morto lo stesso giorno del suo ingresso. Il primo giorno. Nessuno ha avuto il tempo di conoscerlo veramente.&nbsp;<strong>Ivan Domenico Lauria era il pi\u00f9 giovane: 28 anni soltanto.<\/strong>&nbsp;\u00c8 deceduto in cella d&#8217;isolamento, lontano dagli altri. Sua madre \u00e8 arrivata al punto di presentare denuncia, perch\u00e9 i punti chiari sulla sua morte erano pochi, troppo pochi.&nbsp;<strong>E poi Angelo Pino di circa 47 anni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sei vite, sei fascicoli etichettati con la stessa causa. Sei certificati di morte redatti in sei mesi. I detenuti che hanno firmato la denuncia non dicono che l&#8217;arresto cardiaco non esista, che sia impossibile morire cos\u00ec in carcere.&nbsp;<strong>Dicono una cosa pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 terribile:&nbsp;<\/strong>come \u00e8 possibile che sei persone comunque giovani muoiano tutte nello stesso modo, nello stesso periodo, in circostanze che rimangono oscure? \u00c8 stata data loro l&#8217;assistenza preventiva che avrebbe potuto evitare il peggio? Quando il malore si \u00e8 presentato, qualcuno \u00e8 corso in loro aiuto subito, o c&#8217;\u00e8 stato un ritardo di ore, lo stesso ritardo di sempre? Nessuno \u00e8 venuto a rispondere a queste domande, denunciano i detenuti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La burocrazia che uccide<\/h2>\n\n\n\n<p>Dal 2025, i responsabili sanitari non risponderebbero alle richieste di certificati telematici per le pensioni, di documentazione per il rinnovo della patente, di relazioni sanitarie richieste dall&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria.&nbsp;<strong>Le email indirizzate agli avvocati rimangono senza risposta<\/strong>. I colloqui orali, si legge sempre nella denuncia, sono praticamente impossibili: nonostante innumerevoli richieste formali negli ultimi due anni e mezzo, i detenuti non riescono a ottenere nemmeno un incontro per esporre i propri problemi.&nbsp;<strong>Quando i sorveglianti penitenziari vengono interrogati sulla reperibilit\u00e0 della direzione<\/strong>, la risposta \u00e8 sempre la stessa: \u201cNon c&#8217;\u00e8 mai\u201d, \u201cNon effettua colloqui\u201d, \u201cVi chiamer\u00e0 a breve\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I detenuti della \u201cUgo Caridi\u201d chiedono le dimissioni dei responsabili. Chiedono un accertamento sulla gestione della competente area sanitaria. Chiedono un intervento urgente dalle autorit\u00e0 competenti per garantire loro i diritti costituzionali e internazionali,&nbsp;<strong>quelli sanciti dall&#8217;articolo 3, 27 e 32 della Costituzione e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo.<\/strong>&nbsp;La lettera \u00e8 sottoscritta all&#8217;unanimit\u00e0. Non \u00e8 una protesta di una frazione, non \u00e8 il grido di chi vuole evitare la responsabilit\u00e0 dei propri reati. \u00c8 il segnale d&#8217;allarme dei detenuti che, pur privati della libert\u00e0, chiedono semplicemente quella dignit\u00e0 umana che nessuno dovrebbe perdere, nemmeno dentro un carcere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Damiano Aliprandi pubblicato su Il dubbio del 28 ottobre Un&#8217;istanza circoscritta dai reclusi della Casa Circondariale &#8220;Ugo Caridi&#8221; denuncia negligenze mediche sistematiche, farmaci che tardano giorni, medici introvabili e decessi sospetti Sei detenuti deceduti in sei mesi, tutti ufficialmente per arresto cardiaco. 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