{"id":2502,"date":"2025-11-07T18:43:53","date_gmt":"2025-11-07T17:43:53","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2502"},"modified":"2025-11-07T18:43:53","modified_gmt":"2025-11-07T17:43:53","slug":"attivita-in-carcere-la-stretta-del-dap-un-arretramento-di-50-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2502","title":{"rendered":"Attivit\u00e0 in carcere, la stretta del Dap: \u201cUn arretramento di 50 anni\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\" style=\"font-style:normal;font-weight:500\"><em>Articolo di Damiano Aliprandi pubblicato su Il dubbio del 6 novembre<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\" style=\"font-style:normal;font-weight:600\">Una circolare centralizza le autorizzazioni per gli eventi educativi e culturali. L\u2019allarme di magistrati e associazioni: \u201cCos\u00ec si svuota il carcere dalle occasioni di riscatto\u201d. Giachetti interroga Nordio\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"548\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/gabbiainlegno.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2503\" style=\"width:434px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/gabbiainlegno.png 650w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/gabbiainlegno-300x253.png 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/gabbiainlegno-110x93.png 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/gabbiainlegno-420x354.png 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/gabbiainlegno-510x430.png 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Una nota del&nbsp;<strong>Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria<\/strong>&nbsp;rischia di paralizzare le&nbsp;<strong>attivit\u00e0 trattamentali<\/strong>&nbsp;in buona parte delle&nbsp;<strong>carceri italiane.<\/strong>&nbsp;\u00c8 questa la denuncia che emerge dall&#8217;interrogazione parlamentare presentata marted\u00ec scorso dal deputato&nbsp;<strong>Roberto Giachetti&nbsp;<\/strong>di Italia Viva e dai durissimi comunicati del Coordinamento nazionale dei&nbsp;<strong>magistrati di sorveglianza<\/strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>AreaDG<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro della polemica c&#8217;\u00e8&nbsp;<strong>la circolare n. 454011 del 21 ottobre<\/strong>&nbsp;scorso, con cui il direttore generale dei detenuti e del trattamento ha deciso di&nbsp;<strong>accentrare su Roma tutte le autorizzazioni<\/strong>&nbsp;per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo che si svolgono negli istituti penitenziari dove sono presenti&nbsp;<strong>sezioni di alta sicurezza<\/strong>, collaboratori di giustizia o detenuti sottoposti al regime del 41-bis. Una stretta burocratica che rappresenta \u201cun deciso arretramento rispetto al modello di esecuzione penale\u201d pensato cinquant&#8217;anni fa dall&#8217;ordinamento penitenziario.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Tutto passa da Roma<\/h2>\n\n\n\n<p>La novit\u00e0 introdotta dalla nota del Dap \u00e8 apparentemente tecnica, ma le sue conseguenze sono potenzialmente devastanti. D&#8217;ora in poi, ogni volta che un&#8217;associazione, una cooperativa o un volontario voglia organizzare un laboratorio, un corso o un incontro in un carcere dove sono presenti detenuti di alta sicurezza o in regime speciale, l&#8217;autorizzazione dovr\u00e0 passare dalla scrivania del direttore generale a Roma. E questo vale anche quando l&#8217;evento \u00e8 destinato esclusivamente ai detenuti del&nbsp;<strong>circuito di media sicurezza<\/strong>&nbsp;che si trovano nello stesso istituto, ma in sezioni completamente separate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto \u00e8 che stiamo parlando della stragrande maggioranza delle carceri italiane.<strong>&nbsp;I detenuti di alta sicurezza sono circa 8.800<\/strong>, distribuiti in decine di istituti su tutto il territorio nazionale. La nuova procedura si applicher\u00e0 indistintamente a tutti questi istituti, con un effetto domino che il Coordinamento dei magistrati di sorveglianza non esita a definire allarmante: \u201cUn aggravio notevolissimo circa i tempi di definizione delle autorizzazioni e la conseguente inevitabile riduzione delle attivit\u00e0 trattamentali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 per\u00f2 un problema ancora pi\u00f9 profondo.&nbsp;<strong>L&#8217;articolo 17 dell&#8217;ordinamento penitenziario<\/strong>, quello che disciplina la partecipazione della comunit\u00e0 esterna all&#8217;azione rieducativa, stabilisce con chiarezza che devono essere il&nbsp;<strong>magistrato di sorveglianza<\/strong>&nbsp;e il direttore del carcere a decidere chi pu\u00f2 entrare in un istituto penitenziario. Non \u00e8 una scelta casuale: direttori e magistrati di sorveglianza conoscono direttamente la popolazione detenuta, sanno quali sono le risorse del territorio, possono valutare caso per caso l&#8217;utilit\u00e0 di un&#8217;iniziativa con i percorsi individuali di risocializzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La circolare del Dap, secondo Giachetti e i magistrati di sorveglianza, rovescia questa logica. Introduce un controllo dall&#8217;alto che burocratizza e centralizza decisioni che per loro natura dovrebbero essere prese a livello locale. \u201cViene svilito il ruolo dei Direttori d&#8217;Istituto\u201d, scrive il Coordinamento dei magistrati, &#8220;per i quali sar\u00e0 ancor pi\u00f9 complesso riuscire a realizzare le attivit\u00e0 previste dalla programmazione annuale&#8221;. E viene esautorato, di fatto, anche il magistrato di sorveglianza, che pure l&#8217;ordinamento penitenziario indica come la figura chiamata a verificare la coerenza delle attivit\u00e0 proposte con il concreto&nbsp;<strong>percorso rieducativo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il paradosso: meno trattamento nel momento del sovraffollamento<\/h2>\n\n\n\n<p>La circolare arriva nel momento peggiore. Le carceri italiane vivono una delle emergenze pi\u00f9 drammatiche della loro storia recente:&nbsp;<strong>sovraffollamento crescente, condizioni insostenibili, suicidi che non si fermano.&nbsp;<\/strong>In questa situazione, le attivit\u00e0 trattamentali rappresentano spesso l&#8217;unico elemento che permette di mantenere un minimo di tensione vivibile dentro gli istituti, l&#8217;unica occasione per i detenuti di mantenere un contatto con il mondo esterno, di formarsi, di costruire prospettive.<\/p>\n\n\n\n<p>Associazioni come&nbsp;<strong>Nessuno tocchi Caino<\/strong>&nbsp;o&nbsp;<strong>Ristretti Orizzonti<\/strong>&nbsp;hanno costruito negli anni una rete capillare di laboratori, incontri, redazioni di giornali. La preoccupazione, espressa con forza da Giachetti nella sua<strong>&nbsp;interrogazione<\/strong>, \u00e8 che la nuova stretta burocratica finisca per paralizzare proprio queste attivit\u00e0, quelle che pi\u00f9 di tutte incarnano il principio costituzionale della finalit\u00e0 rieducativa della pena.<\/p>\n\n\n\n<p>Il&nbsp;<strong>Coordinamento dei magistrati di sorveglianza<\/strong>&nbsp;non usa mezzi termini: \u201cVista la drammatica situazione in cui versano gli Istituti penitenziari, la scelta adottata dal Dipartimento rischia di consegnarci un carcere dove le occasioni di confronto con l&#8217;esterno, le opportunit\u00e0 di formazione e le possibilit\u00e0 di crescita culturale in favore dei detenuti saranno sempre meno\u201d. Mentre Giachetti, nell\u2019interrogazione, richiama anche le<strong>&nbsp;Regole penitenziarie europee<\/strong>, che stabiliscono che \u201cla vita in carcere deve essere il pi\u00f9 vicino possibile agli aspetti positivi della vita nella societ\u00e0 libera\u201d e che \u201cdevono essere incoraggiate la cooperazione con i servizi sociali esterni e la partecipazione della societ\u00e0 civile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La circolare del Dap sembra andare nella direzione opposta. Invece di incoraggiare la partecipazione della societ\u00e0 civile, la sottopone a una procedura cos\u00ec farraginosa da scoraggiarla. E lo fa proprio nell&#8217;anno in cui l&#8217;ordinamento penitenziario compie cinquant&#8217;anni. Un ordinamento che nel 1975 aveva scardinato la logica puramente custodialistica del vecchio regolamento carcerario mettendo al centro la finalit\u00e0 rieducativa della pena, l&#8217;individualizzazione del trattamento, l&#8217;apertura al territorio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Logica unicamente repressiva <\/h2>\n\n\n\n<p>Il gruppo di lavoro di&nbsp;<strong>AreaDG punta il dito contro il ministero della Giustizia<\/strong>: \u201cOrmai totalmente inerte di fronte ad un sovraffollamento carcerario in costante e allarmante crescita, continua ad adottare misure e provvedimenti che rispondono unicamente ad astratte finalit\u00e0 repressive e sicuritarie e che sacrificano ingiustificatamente le finalit\u00e0 del trattamento e della rieducazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un&#8217;accusa pesante, che fotografa un clima di crescente sfiducia tra chi lavora sul campo dell&#8217;esecuzione penale e chi governa le politiche penitenziarie a livello centrale. La nota del Dap, secondo questa lettura, non sarebbe un semplice provvedimento organizzativo ma l&#8217;ennesimo segnale di&nbsp;<strong>una visione del carcere che privilegia la custodia sulla risocializzazione<\/strong>, il controllo sul trattamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;interrogazione parlamentare, Giachetti chiede al ministro della Giustizia se sia a conoscenza della nota, se non ritenga che questa sia in contrasto con l&#8217;articolo 17 dell&#8217;ordinamento penitenziario, se non consideri preoccupante l&#8217;aspetto accentratore e se non ritenga necessario ritirarla o riformularla \u201csecondo i principi che ispirano la normativa in vigore\u201d. Domande che pongono una questione pi\u00f9 ampia: quale carcere vogliamo? Un carcere che si limita a custodire i corpi o un carcere che prova a costruire percorsi di cambiamento?<\/p>\n\n\n\n<p>Il Coordinamento dei magistrati di sorveglianza auspica \u201cun&#8217;interlocuzione con il Dipartimento dell&#8217;Amministrazione penitenziaria, che possa riportare nell&#8217;alveo del<strong>&nbsp;ragionevole bilanciamento tra sicurezza e risocializzazione<\/strong>&nbsp;lo svolgimento delle attivit\u00e0 trattamentali\u201d. \u00c8 un appello al dialogo, alla ricerca di un equilibrio. Ma \u00e8 anche l&#8217;ammissione che quell&#8217;equilibrio, in questo momento, si \u00e8 rotto. E che il rischio concreto \u00e8 quello di un carcere sempre pi\u00f9 vuoto di senso, sempre pi\u00f9 lontano dai principi costituzionali, sempre pi\u00f9 incapace di svolgere quella funzione rieducativa che non \u00e8 un optional ma un dovere imposto dall&#8217;<strong>articolo 27 della Costituzione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La palla ora passa al Ministero. Ma intanto, dentro le celle, qualcuno sta gi\u00e0 calcolando quante attivit\u00e0, quanti laboratori, quanti spiragli di speranza andranno perduti per colpa di una circolare che nessuno, tra chi lavora davvero nel carcere, sembra aver chiesto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Damiano Aliprandi pubblicato su Il dubbio del 6 novembre Una circolare centralizza le autorizzazioni per gli eventi educativi e culturali. L\u2019allarme di magistrati e associazioni: \u201cCos\u00ec si svuota il carcere dalle occasioni di riscatto\u201d. 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