{"id":2520,"date":"2025-12-09T10:23:49","date_gmt":"2025-12-09T09:23:49","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2520"},"modified":"2025-12-09T10:23:49","modified_gmt":"2025-12-09T09:23:49","slug":"lettera-di-un-detenuto-sul-suicidio-e-sulla-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2520","title":{"rendered":"Lettera di un detenuto sul suicidio e sulla vita"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Milan Mazic*, pubblicato su ilpost.it, 7 dicembre 2025<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAvete mai osservato una mosca, attaccata al vetro della finestra, mentre ronzando spreca inutilmente tutte le sue energie per attraversarlo?\u201d<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"407\" height=\"379\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/mosca-superfici-liscie-vetro-disinfestazioni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2521\" style=\"width:471px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/mosca-superfici-liscie-vetro-disinfestazioni.jpg 407w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/mosca-superfici-liscie-vetro-disinfestazioni-300x279.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/mosca-superfici-liscie-vetro-disinfestazioni-110x102.jpg 110w\" sizes=\"auto, (max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Non \u00e8 facile stabilire con precisione quante volte il pensiero del suicidio sfiori un detenuto durante la sua detenzione. Dal momento che incomincia a considerare una tale ipotesi, quello che pi\u00f9 lo attrae in quel gesto \u00e8 la certezza dell\u2019immediata liberazione da una situazione resasi ormai insopportabile. Sulla sua decisione non poco influisce anche la consapevolezza di poter finalmente, da solo, porre fine a quel tormento. Una facolt\u00e0 che gli \u00e8 stata preclusa e che la sola idea del suicidio riesce a restituirgli. I pensieri di un detenuto, soprattutto nella notte successiva a una richiesta di scarcerazione respinta, trovano pochi appigli a cui aggrapparsi. La notte \u00e8 la maschera: sotto, sei libero.<\/p>\n\n\n\n<p>Sdraiato sopra la branda di ferro, osserva con disgusto tutto quello che lo circonda. Ogni cosa su cui posa lo sguardo gli pare ostile ed estranea. Le luci che provengono dal cortile, e che riflettono sulle mura della cella le forme dilatate delle sbarre, gli appaiono foriere di un delirio senza fine. Il respiro degli altri compagni che dormono, spesso interrotto da un tossicchio o da qualche parola incomprensibile che si dice nel sonno, fungono da colonna sonora di quel delirio. Dal corridoio, attraverso le inferriate della porta sopra cui pende un piccolo crocefisso di legno, fa il suo ingresso un odore di minestra che gli occupanti della cella di fianco stanno cucinando. Dalla lieve fragranza che emana, il detenuto capisce che \u00e8 povera di condimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si alza dalla branda e si avvia verso il bagno. Vuole fumare una sigaretta. Chiude la porta dietro di s\u00e9 e, accostatosi al lavandino, inizia a fissare lo specchio che gli sta di fronte. Osserva il proprio viso per un po\u2019 e poi, con insolita lentezza, infila la sigaretta tra le labbra. Neanche tre passi dalla porta di quel bagno, coricato sopra la branda, dormivo io. Mi ero svegliato come scosso da qualcosa. L\u2019orologio segnava le 5 e 20 del mattino, un orario inconsueto per il mio risveglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre cercavo di capire quale insolito rumore avesse interrotto il mio sonno, la mia attenzione venne catturata da una mosca che tentava ostinatamente di oltrepassare il vetro della finestra. Avete mai osservato una mosca, attaccata al vetro della finestra, mentre ronzando spreca inutilmente tutte le sue energie per attraversarlo? Vede l\u2019obiettivo, \u00e8 l\u00e0, distante appena qualche battito di ali e ciononostante non riesce a raggiungerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte anche gli esseri umani, come le mosche, puntano un obiettivo che pare loro a portata di mano e nel tentativo di raggiungerlo sprecano i migliori anni della loro vita, senza accorgersi che tale strada non \u00e8 percorribile. Ma, a differenza della mosca, l\u2019uomo non si lascia indirizzare nella giusta direzione da un semplice movimento della mano. \u00c8 per questo che le luci delle carceri sono sempre accese.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo rigirarmi dall\u2019altra parte e riprendere nuovamente sonno, ma non lo feci. Cominciai a pensare. E venni improvvisamente interrotto dal leggero fruscio della porta del bagno che qualcuno stava aprendo dall\u2019interno. Entr\u00f2 il mio compagno di detenzione. Il fatto che la cella fosse discretamente illuminata gli permise di accorgersi che ero sveglio. Avevo l\u2019impressione che si vergognasse di qualcosa. Stava ritto in piedi, indossava il pigiama e dalla mano sinistra, leggermente sollevata, pendeva una corda bianca. Si avvicin\u00f2 all\u2019unico tavolo della cella e, seduto con i gomiti appoggiati, immerse le mani nei capelli, senza allentare la presa sulla corda. Subito dopo emise un sospiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho condiviso la cella con tante persone che finivano dentro per svariati reati. Per lo pi\u00f9 mi trovavo con dei ladri, quelli occasionali e quelli che lo sono per mestiere; poi tanti rapinatori e scippatori e soprattutto moltissimi spacciatori e picchiatori di donne e via cos\u00ec fino a quelli che per un motivo o per l\u2019altro hanno tolto la vita a qualcuno, gli assassini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ascoltato i loro racconti e di molti ho letto anche le carte processuali. Non c\u2019\u00e8 conforto pi\u00f9 grande di raccontare agli altri la propria pena. Tante storie diverse eppure tanto simili che s\u2019intrecciavano dentro quello spazio di pochi metri quadrati. Quanto a me, nel corso della mia detenzione, non potendo fare altrimenti, ho abbandonato molti vizi e ho placato, per cos\u00ec dire, quel collerico sentimento che nutrivo verso la mia sorte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da stupidi imprecare contro la sorte, ma che uno vada a finire in galera per molti \u00e8 un indice di stupidit\u00e0. Invece tanti miei compagni di sventura sono pi\u00f9 intelligenti di coloro che gli puntano l\u2019indice contro. Se poi mi si chiede come mai gli stessi compagni, una volta scarcerati, fanno di tutto per tornare in carcere, rispondo che l\u2019intelligenza da sola non basta per farci agire intelligentemente. Spesso riusciamo a vivere e a sopravvivere solo grazie alle menzogne con cui, volutamente o no, copriamo ci\u00f2 che non vogliamo vedere. Essere franchi con s\u00e9 stessi pu\u00f2 sembrare facile, ma in realt\u00e0 non lo \u00e8 mai. E infine ci sono le cose che proteggiamo con il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima ho parlato della somiglianza tra storie tanto diverse perch\u00e9, curiosamente, con il passare dei giorni a tutti noi diventava chiaro che le nostre azioni criminose, le stesse che appena pochi giorni prima erano riportate sulle pagine di cronaca dei giornali, lentamente perdevano il loro peso e la loro gravit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 incredibile come il peso morale dei nostri delitti con il passare dei giorni svaniva quasi del tutto: il reato commesso diventava soltanto una scomoda causa che comportava la pena. Mi sono accorto, insomma, che la vita in carcere riesce ad assopire la coscienza anche alle persone avvezze a una vita regolare: a coloro che hanno compiuto delitti in un momento di debolezza, di smarrimento, delitti a volte molto gravi, ma pur sempre non premeditati, casuali, inspiegabili.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 molto raro imbattersi in un recluso con sensi di colpa a causa del reato compiuto. Per lo meno io non l\u2019ho mai incontrato. Di fronte alla terribile sventura della perdita totale della libert\u00e0, anche il pi\u00f9 spietato omicida si sente una vittima. Dal momento dell\u2019arresto la tua vita non ti appartiene pi\u00f9; essa diventa propriet\u00e0 dello Stato, pi\u00f9 esattamente \u00e8 alla merc\u00e9 degli uomini che servono lo Stato. Da quel momento vieni considerato alla stregua di una macchina guasta da riparare, ma sull\u2019esito delle riparazioni ci sono forti dubbi, vieni numerato e catalogato come un prodotto guasto e rinchiuso in una cella con le sbarre alle finestre e la porta blindata per essere sottoposto a un regime unico e particolare. Dico unico e particolare perch\u00e9 la durata della \u201criparazione\u201d viene stabilita ancora prima che la \u201criparazione\u201d cominci. Ma cosa si pu\u00f2 riparare con una pressoch\u00e9 costante permanenza dentro uno stanzino umido e poco aerato, fornito solo dello stretto necessario per mantenerti in vita?<\/p>\n\n\n\n<p>Eh, s\u00ec, la vita! Lo Stato ci tiene alla tua vita, altrimenti come potresti soffrire? Tenerci lontani dal mondo libero per evitare di continuare a fare male a qualcuno ha in s\u00e9 una sua logica ed \u00e8 un fatto dal quale non si pu\u00f2 prescindere, ma accanirsi contro gli istinti essenziali e naturali di un reo con delle innaturali privazioni ha in s\u00e9 qualcosa di virulento, qualche cosa che si scontra con il buon senso di tutti coloro che nutrono ancora fiducia in questa complessa e meravigliosa struttura biologica e chimica che \u00e8 l\u2019uomo e che, in virt\u00f9 della sua originaria tendenza, \u00e8 destinato a un continuo cambiamento e, si spera, miglioramento.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima o poi le carceri moriranno. Annientano la dignit\u00e0. Si dovrebbero abolire, mettere i carcerati su un\u2019isola: isolare ma non umiliare. Mi rendo conto che prima o poi dovr\u00f2 essere scarcerato anch\u2019io, ma purtroppo per me dalla galera non mi liberer\u00f2 mai. Quando torner\u00f2 nella societ\u00e0 sar\u00f2 un marziano. Gli effetti di una prolungata prigionia sono duri da cancellare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019insano riflesso della pena ha fortificato la propria nidiata dentro la mia mente. Non appena mi nasce un qualche ragionevole intento che riguarda il mio futuro, il riflesso malefico spunta dal suo giaciglio e innalza fulmineamente un potente steccato che mi impedisce non soltanto di continuare la realizzazione del mio nobile disegno, ma anche l\u2019idea di volerlo coltivare. Temo seriamente di trovarmi di fronte a una grave alterazione delle normali condizioni psicosomatiche di un essere umano.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo vorrei soltanto recuperare, almeno in parte, la mia salute spirituale, o se preferite vorrei raggiungere uno stato di salute, quanto necessita onde poter gustare quel poco della vita che ancora mi rimane. Non cerco di raggiungere la cosiddetta felicit\u00e0, a cui aspira ogni ben intenzionato uomo libero mentre girovaga per le vie cittadine alla ricerca della vetrina attrezzata e capace di soddisfare i suoi desideri. Nella situazione in cui mi trovo, l\u2019unica cosa alla quale aspiro con tutte le mie forze \u00e8 la quiete, una certa pacatezza dell\u2019animo. Nel mio piccolo, mi sforzo di edificare nella mia mente una specie di zattera, con la quale lasciarmi portare sopra quelle fasce di fibre, avvolte da una guaina, che partono dal centro del mio cervello.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un viaggio assai rischioso, di cui non si conosce l\u2019esito, ma ha molte probabilit\u00e0 di essere negativo, ovvero di porre fine alla mia esistenza. Una cosa, per\u00f2, \u00e8 certa: alla notizia della mia eventuale dipartita, la mia ex-suocera esclamerebbe: \u201cFinalmente \u00e8 crepato quel farabutto!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>*\u00c8 nato a Zemun in Serbia il 20 settembre 1953. Nel 2015 con l\u2019Associazione Anemos di Reggio Emilia ha pubblicato il romanzo \u201cAnche questo \u00e8 un uomo\u201d. Attualmente \u00e8 detenuto nel carcere di San Vittore a Milano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Milan Mazic*, pubblicato su ilpost.it, 7 dicembre 2025 \u201cAvete mai osservato una mosca, attaccata al vetro della finestra, mentre ronzando spreca inutilmente tutte le sue energie per attraversarlo?\u201d Non \u00e8 facile stabilire con precisione quante volte il pensiero del suicidio sfiori un detenuto durante la sua detenzione. 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