{"id":2545,"date":"2026-01-19T11:39:41","date_gmt":"2026-01-19T10:39:41","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2545"},"modified":"2026-01-19T11:40:30","modified_gmt":"2026-01-19T10:40:30","slug":"dopo-magherini-unaltra-morte-simile-alla-prova-della-corte-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2545","title":{"rendered":"Dopo Magherini un&#8217;altra morte simile alla prova della Corte Europea"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo sta esaminando un altro ricorso molto simile: quello della famiglia di Vincenzo Sapia, morto a 29 anni il 24 maggio 2014 a Mirto Crosia, in provincia di Cosenza, dopo essere stato immobilizzato a terra dai carabinieri<\/h2>\n\n\n\n<p><em>Articolo di Damiano Aliprandi pubblicato su Il dubbio del 19 gennaio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"564\" height=\"439\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/12472306_988649307880465_2974882554969329389_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2546\" style=\"width:487px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/12472306_988649307880465_2974882554969329389_n.jpg 564w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/12472306_988649307880465_2974882554969329389_n-300x234.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/12472306_988649307880465_2974882554969329389_n-110x86.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/12472306_988649307880465_2974882554969329389_n-420x327.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/12472306_988649307880465_2974882554969329389_n-552x430.jpg 552w\" sizes=\"auto, (max-width: 564px) 100vw, 564px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Vincenzo Sapia<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-medium-font-size\" style=\"font-style:normal;font-weight:400\">La\u00a0<strong>condanna dell&#8217;Italia<\/strong>\u00a0per la\u00a0<strong>morte di Riccardo Magherini<\/strong>\u00a0potrebbe non restare un caso isolato. La\u00a0<strong>Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo<\/strong>\u00a0sta esaminando un altro\u00a0<strong>ricorso molto simile<\/strong>: quello della\u00a0<strong>famiglia di Vincenzo Sapia<\/strong>, morto a 29 anni il 24 maggio 2014 a\u00a0<strong>Mirto Crosia<\/strong>, in provincia di\u00a0<strong>Cosenza<\/strong>, dopo essere stato\u00a0<strong>immobilizzato a terra dai carabinieri<\/strong>.<\/h2>\n\n\n\n<p>La storia di Vincenzo ricorda da vicino quella di Riccardo. Anche lui soffriva di&nbsp;<strong>disturbi schizo-affettivi<\/strong>&nbsp;ed era seguito dal&nbsp;<strong>Centro di Igiene mentale di Rossano Calabro<\/strong>. Anche la sua morte avvenne nello stesso 2014. E soprattutto, anche nel suo caso sono finite sotto accusa le&nbsp;<strong>tecniche di immobilizzazione<\/strong>&nbsp;usate dalle&nbsp;<strong>forze dell&#8217;ordine<\/strong>&nbsp;e la qualit\u00e0 delle&nbsp;<strong>indagini<\/strong>&nbsp;che ne seguirono.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel sabato di fine maggio Vincenzo esce di casa dicendo alla madre che cerca un cagnolino. Si dirige verso un palazzo poco distante, suona a un citofono ma nessuno risponde. Si innervosisce e comincia a dare calci al portone. Gli abitanti chiamano i&nbsp;<strong>carabinieri<\/strong>. Quando i militari arrivano, Sapia si agita. A un certo punto si spoglia, un gesto che testimoni e familiari descriveranno come un tentativo disperato di mostrarsi&nbsp;<strong>inerme<\/strong>, senza armi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nasce una&nbsp;<strong>colluttazione<\/strong>. Secondo le ricostruzioni processuali, Sapia avrebbe aggredito uno dei carabinieri. Gli agenti lo placcano a terra per ammanettarlo. Ma il ragazzo si dimena e oppone resistenza. A un certo punto smette di muoversi. Arrivano la madre e il&nbsp;<strong>118<\/strong>. Isabella trova il figlio ancora vivo, respira debolmente. I soccorritori tentano la&nbsp;<strong>rianimazione<\/strong>&nbsp;ma \u00e8 troppo tardi.&nbsp;<strong>Vincenzo muore<\/strong>&nbsp;l\u00ec, sull&#8217;asfalto.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima&nbsp;<strong>autopsia<\/strong>&nbsp;attribuisce il decesso a cause naturali: un&nbsp;<strong>arresto cardiaco<\/strong>&nbsp;in un soggetto gi\u00e0 compromesso da problemi cardiaci e dall&#8217;uso di&nbsp;<strong>psicofarmaci<\/strong>. La procura di Castrovillari chiede l&#8217;archiviazione per i tre carabinieri indagati. La famiglia si oppone. Il caso viene riaperto, i carabinieri vengono rinviati a giudizio. Ma nel 2021, dopo nove anni di battaglie, un giudice accoglie la richiesta di archiviazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i familiari quella&nbsp;<strong>sentenza<\/strong>&nbsp;\u00e8 inaccettabile. Si rivolgono all&#8217;<strong>avvocato Fabio Anselmo<\/strong>, lo stesso legale che ha portato il&nbsp;<strong>caso Magherini<\/strong>&nbsp;fino a&nbsp;<strong>Strasburgo<\/strong>. Nel 2021 presentano&nbsp;<strong>ricorso<\/strong>&nbsp;alla&nbsp;<strong>Corte europea<\/strong>. La&nbsp;<strong>Cedu<\/strong>&nbsp;accetta di esaminare il caso e invia al governo italiano nove&nbsp;<strong>quesiti<\/strong>. Domande pesanti, che ricalcano quelle sollevate nel caso Magherini: l&#8217;<strong>uso della forza<\/strong>&nbsp;era assolutamente necessario? Lo Stato ha protetto la vita di una persona&nbsp;<strong>vulnerabile<\/strong>? Le autorit\u00e0 avevano predisposto&nbsp;<strong>linee guida adeguate<\/strong>? Gli agenti erano stati&nbsp;<strong>formati<\/strong>? E soprattutto: l&#8217;<strong>indagine<\/strong>&nbsp;\u00e8 stata condotta in modo imparziale e approfondito?<\/p>\n\n\n\n<p>Sono le stesse questioni emerse nella&nbsp;<strong>sentenza su Magherini<\/strong>. Entrambi i casi riguardano persone in stato di&nbsp;<strong>agitazione<\/strong>, entrambi si verificarono nel 2014 quando le&nbsp;<strong>linee guida dei carabinieri sull&#8217;immobilizzazione<\/strong>&nbsp;erano ancora lacunose. La&nbsp;<strong>circolare<\/strong>&nbsp;che per la prima volta menzionava i rischi della&nbsp;<strong>posizione prona<\/strong>&nbsp;venne emessa il 30 gennaio 2014 ma entr\u00f2 in vigore solo il 13 marzo: troppo tardi per Magherini, morto il 3 marzo.<\/p>\n\n\n\n<p>La sorella di Vincenzo,&nbsp;<strong>Caterina Sapia<\/strong>, porta avanti da anni una&nbsp;<strong>battaglia per la verit\u00e0<\/strong>. \u00abTutti in paese sapevano che era malato\u00bb, dice il padre&nbsp;<strong>Luigi Sapia<\/strong>. \u00abChe bisogno c&#8217;era di fargli del male?\u00bb. \u00c8 la stessa domanda che si pongono i familiari di Magherini e di tanti altri. La&nbsp;<strong>sentenza sul caso Sapia<\/strong>&nbsp;\u00e8 attesa nei prossimi mesi. Se la&nbsp;<strong>Corte europea<\/strong>&nbsp;dovesse condannare l&#8217;Italia anche in questo caso, si rafforzerebbe ulteriormente il messaggio: il problema non sono i singoli&nbsp;<strong>agenti<\/strong>, ma un&nbsp;<strong>sistema<\/strong>&nbsp;che per troppo tempo ha lasciato le&nbsp;<strong>forze dell&#8217;ordine<\/strong>&nbsp;senza una preparazione adeguata su come gestire&nbsp;<strong>persone fragili<\/strong>, in&nbsp;<strong>crisi<\/strong>,&nbsp;<strong>vulnerabili<\/strong>. Persone che in quel momento avrebbero avuto bisogno di&nbsp;<strong>aiuto<\/strong>, non di finire&nbsp;<strong>immobilizzate a terra<\/strong>&nbsp;fino a morire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo sta esaminando un altro ricorso molto simile: quello della famiglia di Vincenzo Sapia, morto a 29 anni il 24 maggio 2014 a Mirto Crosia, in provincia di Cosenza, dopo essere stato immobilizzato a terra dai carabinieri Articolo di Damiano Aliprandi pubblicato su Il dubbio del 19 gennaio Vincenzo Sapia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2546,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-2545","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2545","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2545"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2545\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2547,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2545\/revisions\/2547"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2545"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2545"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2545"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}