{"id":2571,"date":"2026-03-03T20:41:19","date_gmt":"2026-03-03T19:41:19","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2571"},"modified":"2026-03-03T20:41:19","modified_gmt":"2026-03-03T19:41:19","slug":"cella-numero-10-e-notte-fonda-e-sono-ancora-qui-vivo-con-una-penna-in-mano-il-carcere-e-uno-schifo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=2571","title":{"rendered":"Cella numero 10: \u00e8 notte fonda e sono ancora qui, vivo, con una penna in mano: il carcere \u00e8 uno schifo"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"font-style:normal;font-weight:600\">Vent\u2019anni fa dicevo: &#8220;Tra vent\u2019anni capiranno che non serve a un cazzo, sto schifo&#8221;. Oggi vedo le cose peggiorare: non possiamo neppure comprare un giocattolo ai figli che vengono a trovarci a colloquio<\/p>\n\n\n\n<p><em>Articolo di\u00a0Luca Calai\u00f2 pubblicato su L&#8217;Unit\u00e0 del 22 febbraio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?mini=true&amp;url=https:\/\/www.unita.it\/2026\/02\/22\/cella-carcere-penna-schifo\/&amp;title=Cella%20numero%2010:%20%C3%A8%20notte%20fonda%20e%20sono%20ancora%20qui,%20vivo,%20con%20una%20penna%20in%20mano:%20il%20carcere%20%C3%A8%20uno%20schifo\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><\/a><a href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Cella%20numero%2010:%20%C3%A8%20notte%20fonda%20e%20sono%20ancora%20qui,%20vivo,%20con%20una%20penna%20in%20mano:%20il%20carcere%20%C3%A8%20uno%20schifo&amp;url=https:\/\/www.unita.it\/2026\/02\/22\/cella-carcere-penna-schifo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?s=100&amp;display=popup&amp;title=Cella%20numero%2010:%20%C3%A8%20notte%20fonda%20e%20sono%20ancora%20qui,%20vivo,%20con%20una%20penna%20in%20mano:%20il%20carcere%20%C3%A8%20uno%20schifo&amp;u=https:\/\/www.unita.it\/2026\/02\/22\/cella-carcere-penna-schifo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><\/a><a href=\"whatsapp:\/\/send?text=Cella%20numero%2010:%20%C3%A8%20notte%20fonda%20e%20sono%20ancora%20qui,%20vivo,%20con%20una%20penna%20in%20mano:%20il%20carcere%20%C3%A8%20uno%20schifo%20%E2%86%92%20https:\/\/www.unita.it\/2026\/02\/22\/cella-carcere-penna-schifo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"168\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/images-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2572\" style=\"width:502px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/images-1.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/images-1-110x62.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/images-1-248x138.jpg 248w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Cella<\/strong>\u00a0numero 10, primo reparto, secondo piano. Notte fonda. Ancora qui, vivo, con una penna in mano e mille pensieri che scorrono nella mia mente. Ripenso ai compagni stufi, delusi da ogni cosa, compreso questo laboratorio. Spesso mi dicono che non serve, che \u00e8 tempo perso: \u201cLascia perdere, andiamo in palestra, va\u201d. E una parte di me comprende questo malessere interiore. Parlando con una psicologa clinica, \u00e8 venuto fuori che il senso di <strong>ingiustizia<\/strong> \u00a0dell\u2019uomo, o la richiesta di giustizia, \u00e8 paragonabile ai bisogni primari: mangiare, bere, dormire. Mi fermo e osservo questo spazio angusto dove trascorro parte della mia esistenza. Muri umidi, piove nel bagno, sanitari piccoli come le case di plastica per i bambini, un freddo tale che l\u2019olio nella bottiglia si \u00e8 condensato. Non sono innocente. Forse alcuni qui lo sono, ed \u00e8 ancora pi\u00f9 pesante per loro. Ma io no, sono il \u201ccattivo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho&nbsp;<strong>spacciato<\/strong>&nbsp;e me ne sono fregato delle regole, della&nbsp;<strong>collettivit\u00e0<\/strong>. Prima venivano le mie figlie, poi i miei divertimenti, i miei piaceri, come se la felicit\u00e0 fosse il soddisfacimento di ogni pulsione che ci passa per la testa. Qui dentro tutto \u00e8 quasi uguale a 50 anni fa. Forse \u00e8 cambiata solo la tv, perch\u00e9 quelle vecchie non le producono pi\u00f9. Fuori, invece, il mondo corre a una velocit\u00e0 mai vista: intelligenza artificiale, internet, scienza, tecnologia, digitalizzazione, inclusione, sensibilit\u00e0 nuova verso la vita umana. Ci sono case con robot che puliscono, frigoriferi che parlano, luci che si accendono a comando; basta uno schiocco di dita e parte la playlist del risveglio. Per un attimo ero volato in quella casa. Ma poi sono qui, con cancelli vecchi di mezzo secolo, serrature di ferro, chiavi pesanti. Sento la musica da una radio del prete, la solita radio portatile con la scritta \u201cRadio Maria\u201d, uguale a vent\u2019anni fa. Mi interrogo: che cosa fa davvero migliorare le cose, le persone?<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori c\u2019\u00e8 la guerra a Gaza, in Ucraina, e decine di conflitti nel mondo. C\u2019\u00e8 Trump, considerato folle eppure a capo dello Stato pi\u00f9 potente del pianeta. Ci sono femminicidi, baby gang, povert\u00e0, malattie. Da padre di tre figli rabbrividisco davanti alle pubblicit\u00e0 in tv con i bambini malati in ospedale. Tutto vero. E allora cosa dovrei fare io, qua gi\u00f9, con questo fuoco che mi brucia le ossa? Penso allo&nbsp;<strong>psichiatra<\/strong>&nbsp;che nei campi di concentramento vedeva i tedeschi giocare con gli ebrei, costretti a correre a piedi nudi sulla neve: chi cadeva, veniva ucciso. Lui pensava di morire l\u00ec, eppure dentro di s\u00e9 vedeva anche un\u2019aula universitaria, se stesso che parlava a giovani studenti di ci\u00f2 che era accaduto, di psichiatria e malattia mentale. Un conflitto profondo. Ma quel sogno, alla fine, l\u2019ha raggiunto: \u00e8 diventato uno dei pi\u00f9 rinomati psichiatri del suo tempo. Se avesse scelto la morte, quella voce non sarebbe mai esistita. E chiss\u00e0 quanti altri, come lui, hanno trasformato il proprio dolore in qualcosa che resta.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono stanco. \u201cCosa&nbsp;<strong>scrivo<\/strong>&nbsp;a fare?\u201d, mi chiedo. Non siamo in un campo di concentramento, qualcuno dir\u00e0 che il paragone \u00e8 sbagliato. Forse lo \u00e8. Ma la sofferenza cambia con il tempo, e ogni epoca ha le sue sensibilit\u00e0. Un tempo si moriva per il Re; oggi, chi morirebbe per un politico? La vita, in tutte le sue forme, \u00e8 molto tutelata ai nostri tempi. Se le leggi e le sensibilit\u00e0 sono progredite, perch\u00e9 l\u2019esecuzione della&nbsp;<strong>pena<\/strong>&nbsp;in carcere no? Un tempo c\u2019era l\u2019omicidio d\u2019onore; oggi, se molesti una donna, ti arrestano \u2013 e fanno bene. Ma se siamo cos\u00ec evoluti, cos\u00ec sensibili persino verso gli animali, cosa succede quando c\u2019\u00e8 un colpevole di&nbsp;<strong>reato<\/strong>? Si vuole la sua sofferenza, il suo sangue, come ai tempi dell\u2019Inquisizione, quando si mandavano al rogo donne che poi si scopriva essere guaritrici, esperte di erbe e fiori.<\/p>\n\n\n\n<p>Non devo essere io a illuminare la questione: ormai tutti sanno che una pena spropositata, senza dignit\u00e0 e senza cura per le fragilit\u00e0 dell\u2019individuo, produce solo rabbia e frustrazione. A me, ripetere sempre le stesse cose, ha stancato. Vent\u2019anni fa dicevo: \u201cTra vent\u2019anni capiranno che non serve a un cazzo, sto schifo\u201d. Oggi vedo le cose peggiorare: non possiamo neppure comprare un giocattolo ai figli che vengono a trovarci a colloquio. Non \u00e8 il carcere a essere buono o cattivo: \u00e8 il&nbsp;<strong>sistema<\/strong>&nbsp;carcerario. Del&nbsp;<strong>buonismo<\/strong>&nbsp;non me ne faccio niente. Come quello psichiatra, sono in bilico tra sogno e realt\u00e0. Mi piace pensare, per\u00f2, che \u2013 come dice l\u2019amica Elisabetta \u2013 siamo formichine, e nel nostro piccolo possiamo creare piccoli ma significativi cambiamenti. Tutto sta nel decidere se muoverci, lottare, usare gli strumenti che abbiamo per cambiare qualcosa, oppure mollare e lasciarci trascinare dalle giornate. Meglio una missione illusoria o la cruda realt\u00e0? La vita \u00e8 molto pi\u00f9&nbsp;<strong>complessa<\/strong>&nbsp;di una domanda cos\u00ec. Dormir\u00f2, forse, continuando a cercare, a riflettere, a soffrire, a sognare, a sperare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vent\u2019anni fa dicevo: &#8220;Tra vent\u2019anni capiranno che non serve a un cazzo, sto schifo&#8221;. Oggi vedo le cose peggiorare: non possiamo neppure comprare un giocattolo ai figli che vengono a trovarci a colloquio Articolo di\u00a0Luca Calai\u00f2 pubblicato su L&#8217;Unit\u00e0 del 22 febbraio Cella\u00a0numero 10, primo reparto, secondo piano. Notte fonda. 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