{"id":313,"date":"2019-09-03T10:38:31","date_gmt":"2019-09-03T08:38:31","guid":{"rendered":"http:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=313"},"modified":"2019-09-03T10:39:29","modified_gmt":"2019-09-03T08:39:29","slug":"ci-voleva-solo-un-ideale-per-non-essere-un-assassino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=313","title":{"rendered":"Ci voleva solo un ideale per non essere un assassino"},"content":{"rendered":"<p>Non mi \u00e8 facile trovare le parole giuste per quello che prover\u00f2 a scrivere.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-314 alignleft\" src=\"http:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/pistola-e-bambini-300x162.jpg\" alt=\"\" width=\"540\" height=\"292\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/pistola-e-bambini-300x162.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/pistola-e-bambini-768x415.jpg 768w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/pistola-e-bambini-1024x554.jpg 1024w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/pistola-e-bambini-110x59.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/pistola-e-bambini-420x227.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/pistola-e-bambini-770x416.jpg 770w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/pistola-e-bambini.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px\" \/>Mi chiamo Michelangelo, sono stato condannato all\u2019ergastolo per reati collegati al crimine organizzato. Raccontarvi dei reati per cui sono stato condannato non vi servirebbe a nulla, invece vi parlo di come dei ragazzi hanno imboccato la via del non ritorno.<br \/>\nSono nato a Cesa, un piccolo paese in provincia di Caserta. Ai miei tempi era normale vivere di illegalit\u00e0, si era creata una grande distanza tra la gente e le Istituzioni, perch\u00e9 la maggior parte della popolazione era impregnata di una certa subcultura. Subcultura che influenzava la vita di molte generazioni, e allora nessuno li chiamava criminali, perch\u00e9 la gente si rivolgeva a loro per qualsiasi problema.<br \/>\nSinceramente quelle persone non erano un ente benefico, anzi, agivano solo per un loro interesse, ma quella subcultura aveva portato la popolazione ad accettare anche le violenze, giustificandole come conseguenza di un atto di giustizia.<br \/>\nA noi ragazzi capitava spesso di assistere ad episodi violenti, per noi era diventata la normalit\u00e0; noi ci limitavamo a commentare cosa facevano i grandi del nostro paese e cercavamo di imitarli, erano i primi passi sulla strada maledetta, e sono cominciati quando i grandi per tenerci impegnati cominciarono a darci delle mansioni; una di queste era di passare tutti i giorni dal carcere di S. Maria C.V. per vedere se i detenuti avessero bisogno di qualcosa.<br \/>\nMolti del nostro paese erano detenuti, e noi ci avvicinavamo sotto le finestre che davano sulla strada per portare o ricevere dei messaggi, tipo: \u201cVai da mia madre, e digli di portarmi questo o quello al colloquio\u201d; ma devo dire che quasi tutta la gente che passava nelle vicinanze del carcere se sentiva fischiare, si fermava per vedere di cosa avessero bisogno. Si fermavano perch\u00e9 le richieste che arrivavano dal carcere venivano viste come una richiesta di aiuto, e chi non le soddisfaceva veniva allontanato dal resto della gente.<br \/>\nUn&#8217;altra mansione era di risolvere piccoli problemi, e quasi sempre si trattava di qualcuno che aveva subito qualche furto; e tutto questo a noi sembravano buone azioni, invece quelle piccole cose ci avvicinavano sempre di pi\u00f9 al crimine, perch\u00e9 andare dai ladri per fargli restituire la refurtiva, era una prova di forza, perch\u00e9 chi ruba, non \u00e8 contento di restituire la refurtiva, se lo fa \u00e8 solo per paura, e non di noi ragazzi, ma di chi c\u2019era dietro di noi, e infatti quando succedeva che il ladro non ci dava ascolto, tornavamo pi\u00f9 tardi con uno pi\u00f9 grande, e a quel punto il ladro diventava disponibile.<br \/>\nLa gente del nostro paese ci definiva dei bravi ragazzi, e questo era il grande inganno, perch\u00e9 quegli elogi ci facevano pi\u00f9 male che bene, perch\u00e9 ci convincevano sempre di pi\u00f9 che il nostro agire era giusto, mentre in realt\u00e0 era l\u2019inizio della nostra rovina.<br \/>\nNel mio paese, all\u2019et\u00e0 di 15 anni, si era gi\u00e0 grandi, sia per le cose che avevi visto che per quelle che avevi fatto, perci\u00f2 all\u2019et\u00e0 delle scuole superiori ormai molti di noi erano ormai irrecuperabili; avevamo avvicinato come non mai la popolazione a noi, consolidando con loro il patto che aveva alla base questa idea: voi potete contare su di noi per qualsiasi problema, ma dovete a vostra volta essere disponibili ad ogni nostra richiesta.<br \/>\nQuesto patto ci port\u00f2 soldi e potere, questi due elementi sono come la droga, una volta che ci fai conoscenza non puoi pi\u00f9 farne a meno, e il potere molto spesso produce violenza.<br \/>\nPoi la storia si \u00e8 ripetuta, perch\u00e9 poi a nostra volta, da grandi, anche noi siamo stati cattivi maestri, perch\u00e9 passavamo un po\u2019 del nostro tempo con i ragazzi che avevano preso il nostro posto in strada, per dargli i soliti consigli e le solite mansioni.<br \/>\nSiamo cresciuti con la convinzione che quel modo di vivere era giusto, non abbiamo avuto nessuna possibilit\u00e0 di riflettere sulla nostra vita, perch\u00e9 fin da piccoli conoscevamo solo quel mondo ed era impossibile capire che era il mondo sbagliato; nessuno ha mai fatto nulla per aiutarci, forse perch\u00e9 allora era una rarit\u00e0 chi andava contro corrente.<br \/>\nLa maggior parte di quei ragazzi che eravamo noi sono finiti in carcere, molti condannati all\u2019ergastolo, alcuni pi\u00f9 \u201cfortunati\u201d sono stati uccisi perch\u00e9 il potere crea odio e violenza.<br \/>\nOggi riesco ad accettare la responsabilit\u00e0 del mio destino, ma solo perch\u00e9 in questi ultimi anni di detenzione ho avuto la fortuna di intraprendere un percorso di reinserimento come giustizia riparativa e un corso di catechismo, che mi ha aperto la mente, facendo nascere in me sentimenti positivi e costruttivi.<br \/>\nSono da anni in carcere, ma tutti gli anni che ho trascorso da detenuto, prima di intraprendere il percorso di reinserimento, anni fatti di una carcerazione riflessiva, non sono serviti a niente.<br \/>\nPer l\u2019esattezza sono 40 anni trascorsi prima di arrivare qui a Ivrea, perch\u00e9 quel tipo di carcerazione, solo di contenimento e non di reinserimento, produce gli stessi effetti devastanti di quella subcultura di quando eravamo fuori, odio e violenza, perci\u00f2 \u00e8 vitale per la persona detenuta essere accompagnata in un percorso di cambiamento.<\/p>\n<p><em>(L\u2019uomo ombra)<\/em><br \/>\n<em>Michelangelo D.<\/em><\/p>\n<p>Per contattare la Redazione La Fenice o commentare l\u2019articolo scrivi a:\u00a0<a href=\"mailto:redazione.lafenice@varieventuali.it\" data-aalisten=\"1\">redazione.lafenice@varieventuali.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non mi \u00e8 facile trovare le parole giuste per quello che prover\u00f2 a scrivere. 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