{"id":575,"date":"2020-06-15T15:15:33","date_gmt":"2020-06-15T13:15:33","guid":{"rendered":"http:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=575"},"modified":"2020-06-15T15:16:25","modified_gmt":"2020-06-15T13:16:25","slug":"il-carcere-uccide-il-valore-intenso-dellamore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=575","title":{"rendered":"Il carcere uccide il valore intenso dell&#8217;amore"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; sempre difficile trattare il delicato tema degli affetti, soprattutto per chi come me \u00e8 rinchiuso in uno dei tanti carceri di pena ed \u00e8 costretto a scontare una condanna a vita.<br \/>\nPer molti detenuti, soprattutto ergastolani, la propria sfera affettiva \u00e8 irrimediabilmente compromessa: rovinata, dimezzata o addirittura negata del tutto da parte di chi invece dovrebbe a suo modo tutelarla per un fine rieducativo. Ormai mi \u00e8 chiaro da molti anni che il carcere, con le sue regole dure e repressive, incide negativamente anche sui sentimenti pi\u00f9 importanti della vita, quelli che si provano attraverso il legame intenso con la propria famiglia, le amicizie pi\u00f9 strette, le relazioni amorose pi\u00f9 profonde. Tali norme vengono imposte per fini sicuramente punitivi e suppongo anche per garantire un certo grado d&#8217;ordine e di sicurezza all&#8217;interno dell\u2019istituto.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-580 alignleft\" src=\"http:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/palloncino-239x300.png\" alt=\"\" width=\"308\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/palloncino-239x300.png 239w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/palloncino-88x110.png 88w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/palloncino-335x420.png 335w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/palloncino-343x430.png 343w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/palloncino.png 408w\" sizes=\"auto, (max-width: 308px) 100vw, 308px\" \/>A volte mi soffermo ad osservare dalla finestra della mia cella, portando lo sguardo oltre quell&#8217;alta cinta muraria con filo spinato che mi sta di fronte, per vedere cosa succede tra le persone che vivono quotidianamente ed inconsapevolmente la loro Libert\u00e0: le persone si salutano, si parlano, si frequentano. Insomma non mi pare quasi pi\u00f9 &#8220;normale&#8221; concepire che i rapporti sociali possano avvenire per davvero, alla luce del sole, con naturalezza; mi rendo sempre pi\u00f9 conto che la vita fuori da queste mura ormai \u00e8 andata avanti, mutando sempre di pi\u00f9, nei corso degli anni, a differenza di quella che noi carcerati abbiamo vissuto e continuiamo a vivere sempre allo stesso modo, giorno dopo giorno, all&#8217;interno di una specie di campana di vetro isolati dal mondo.<br \/>\nA qualcuno sembrer\u00e0 un giusto calvario, perch\u00e9 siamo criminali ed abbiamo commesso delitti pi\u00f9 o meno efferati, sembrer\u00e0 giusto che questo luogo sia e debba essere un mattatoio di valori affettivi, ma io personalmente non credo affatto debba essere per forza cos\u00ec.<br \/>\nOgni Istituto Penitenziario, per quanto possa essere all&#8217;avanguardia (sotto innumerevoli punti di vista), per quanto pi\u00f9 rispettoso e garantista possibile per la Costituzione Italiana, ugualmente logora, violenta interiormente chi lo vive, chi, come si dice in gergo, \u201dsi deve fare la sua galera.\u201d<br \/>\nQualche mese fa, il Presidente della Corte Costituzionale, in un convegno tenutosi all&#8217;interno della Casa di Reclusione di Rebibbia, tappa importante di un viaggio programmato in diverse carceri italiane, ha parlato della nostra Costituzione, dipingendola come la pi\u00f9 bella del mondo (come da consuetudine si \u00e8 spesso sentito dire), ma anche come quella meno applicata. Ancor meno applicata soprattutto nell&#8217;ambito carcerario.<br \/>\nD&#8217;altronde, cosa ci si pu\u00f2 aspettare in un luogo di repressione dove sono rinchiuse persone dalle mille problematiche (soprattutto psicologiche)? Che davvero dalla galera certe persone possano tornare in libert\u00e0 migliori e che andranno a costituire un concreto minor rischio per la societ\u00e0 e le persone?<br \/>\nPersonalmente ritengo che il tipo di trattamento carcerarlo attualmente applicato per il reinserimento sociale, ricostruzione, rieducazione dei detenuti non solo induca ad un mero fallimento sotto tali aspetti, bens\u00ec induca ad allontanarli del tutto da quello che ritengo pi\u00f9 importante per la vita di ognuno di noi: la capacit\u00e0 di mantenere vivi gli affetti, la speranza, progetti ed il senso responsabilit\u00e0.<br \/>\nCerto, magari In qualche realt\u00e0 carceraria (rara tra i quasi 200 istituti penitenziari nazionali) la parola &#8220;affettivit\u00e0&#8221; viene davvero valorizzata, curata e sostenuta. Questo grazie al coraggio ed a progetti innovativi e mirati, proposti e messi concretamente in atto da qualche direttore, con il contributo importante del volontariato, che spesso organizza occasioni ed eventi d&#8217;incontro per i detenuti, in modo da poter condividere insieme ai famigliari &#8220;una giornata di carcere&#8221; ed un &#8220;caloroso momento d\u00ec vicinanza\u201d.<\/p>\n<h4>La realt\u00e0 dei rapporti con i famigliari<\/h4>\n<p>Provate invece ad immaginare quando ogni detenuto viene spogliato da ogni sua possibilit\u00e0 di scelta: \u00e8 costretto a gestire i rapporti con la propria famiglia, attraverso la disponibilit\u00e0 di sole 6 ore al mese di colloquio, in una sala colma di altri detenuti, che a loro volta cercano di non farsi rubare quel momento cos\u00ec agognato, arditamente desiderato e soprattutto delicato. Viene concesso unicamente di stare da una parte e dall&#8217;altra parte di un tavolo separatore, che solo da pochi anni ha sostituito un vecchio bancone di marmo, lungo da una parte all&#8217;altra della sala (sempre con funzione divisoria tra detenuti e visitatori).<br \/>\nPer quanto concerne le telefonate, sulla base del vecchio Ordinamento, ne \u00e8 permessa una a settimana e della durata di soli 10 minuti, durante quali si cerca spasmodicamente di colloquiare frettolosamente con un intero nucleo famigliare&#8230; finch\u00e9, scaduto il tempo, la linea cade, lasciandoti addolorato, disturbato, infastidito, poich\u00e9 a volte non si ha nemmeno il tempo di salutarsi a vicenda.<br \/>\nDal mio punto di vista, la sfera affettiva e tutto ci\u00f2 che le concerne, dovrebbe avere meno limiti possibili e non una rigida quantificazione del tempo destinato al colloqui ed alle telefonate.<br \/>\nDifatti non mi meravigliano le continue notizie sul ritrovamenti di telefoni cellulari nelle celle di quasi tutte le carceri italiane. Anche se non desidero giudicare, n\u00e9 giustificare alcuno, penso tuttavia che se le persone che utilizzano illegalmente un telefonino in cella sono ben consapevoli del rischio concreto di aggravare la loro posizione giuridica ed il percorso detentivo al quale sono destinati, ma la motivazione che li spinge a farlo non sia legata al tentativo di reiterazione di atti criminali o di fornire informazioni al mondo criminale &#8220;in libert\u00e0&#8221;, bens\u00ec solamente (come dicevo sopra), di lenire la loro sofferenza e di sopperire alla mancanza di un dignitoso contatto affettivo coi propri cari, magari per stare il pi\u00f9 vicino possibile alla propria famiglia, ai propri figli che difficilmente, quando piccoli, possono comprendere ed accettare la nostra condizione detentiva e la costrizione di sentire la voce del proprio padre solo pochi istanti a settimana (perlopi\u00f9 in orari prestabiliti dai regolamenti delle sezioni detentive o in base al tempi di attesa per il numero delle persone in coda per telefonare).<br \/>\nQueste sono solo alcune delle tante privazioni che vive ogni singolo detenuto, chi pi\u00f9 chi meno. Dovrebbe godere invece di un trattamento di reinserimento e soprattutto dell&#8217;opportunit\u00e0 di coltivare continuamente i propri affetti nel migliore dei modi, proprio ai fini di un ritorno alla libert\u00e0 da uomo responsabile, addolcito, smussato, rieducato.<br \/>\nMi chiedo da un po&#8217; di tempo che fine abbiano fatto le belle modifiche dell&#8217;Ordinamento Penitenziario sul rafforzamento dei contatti sociali e dei valori affettivi in carcere, di cui tanto si \u00e8 parlato.<br \/>\nPresumo che, come tutte le &#8220;belle, utili proposte di legge su questa questione&#8221; siano conservate all&#8217;interno di faldoni in qualche archivio a prendere polvere. Ovvio che se non verranno mai discusse ed applicate, ci\u00f2 comporter\u00e0 inevitabilmente un fallimento che non si accompagner\u00e0 mai verso ed oltre nuovi orizzonti.<br \/>\nIo reputo sinceramente che il mantenimento del rapporti sociali, soprattutto quelli famigliari, faccia molto bene a noi detenuti poich\u00e9 l&#8217;amore non ha mai ucciso nessuno, anzi, caso mai ha aiutato, curato e tuttora \u00e8 capace di far s\u00ec che le persone non si perdano d&#8217;animo nella frustrazione, nell&#8217;isolamento, nella disperazione.<br \/>\nL&#8217;Amore ci aiuta giorno per giorno a riscoprirci, passo dopo passo.<\/p>\n<p><em>Michelangelo D. (Uomo Ombra)<br \/>\ncollab. Diego T.<\/em><\/p>\n<p>Per contattare la Redazione La Fenice o commentare l\u2019articolo scrivi a\u00a0 \u00a0<a href=\"mailto:redazione.lafenice@varieventuali.it\" data-aalisten=\"1\">redazione.lafenice@varieventuali.it<\/a>\u00a0oppure accedi a Facebook alla pagina\u00a0<em>la fenice &#8211; il giornale dal carcere di ivrea<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; sempre difficile trattare il delicato tema degli affetti, soprattutto per chi come me \u00e8 rinchiuso in uno dei tanti carceri di pena ed \u00e8 costretto a scontare una condanna a vita. 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