{"id":7044,"date":"2026-04-01T18:08:10","date_gmt":"2026-04-01T16:08:10","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7044"},"modified":"2026-04-01T18:08:43","modified_gmt":"2026-04-01T16:08:43","slug":"lodissea-di-domenico-bomba-a-orologeria-in-cella-a-rebibbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7044","title":{"rendered":"L\u2019odissea di Domenico, \u201cbomba a orologeria\u201d in cella a Rebibbia"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il caso di un detenuto di 67 anni gravemente malato dimostra come il diritto alla salute in carcere resti soltanto sulla carta<\/h2>\n\n\n\n<p><em>Articolo di Damiano Aliprandi pubblicato su Il dubbio del 31 marzo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"519\" height=\"500\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/23947.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7045\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/23947.jpg 519w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/23947-300x289.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/23947-110x106.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/23947-420x405.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/23947-446x430.jpg 446w\" sizes=\"auto, (max-width: 519px) 100vw, 519px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Carcere di Rebibbia<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019articolo 27 della Costituzione<\/strong>&nbsp;dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0. Lo dice da settantotto anni. In carcere, per\u00f2, quel principio smette di funzionare. Come ad esempio il&nbsp;<strong>diritto alla salute.<\/strong>&nbsp;Non perch\u00e9 le leggi non lo tutelino, ma perch\u00e9 tra la norma scritta e la cella vissuta c&#8217;\u00e8 un abisso fatto di esami rinviati, farmaci esauriti, ambulanze chiamate d&#8217;urgenza, risonanze mai eseguite, tribunali che non rispondono. Il caso di&nbsp;<strong>Domenico Pappacena<\/strong>&nbsp;\u00e8 uno di quelli che quel principio lo mette sotto i piedi ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 7 marzo scorso Pappacena,&nbsp;<strong>67 anni<\/strong>, detenuto nella Casa di Reclusione di Roma&nbsp;<strong>Rebibbia<\/strong>, \u00e8 stato portato in ambulanza al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I per un episodio sincopale. La Tc cranica ha evidenziato una \u201cfocale iperdensit\u00e0 di 5mm in sede pericerebellare superiore destra, meritevole di ulteriore controllo\u201d. La radiografia del torace ha identificato una \u201cimmagine nodulariforme di 11mm in sede apicale sinistra, meritevole di confronto con esami precedenti e di ulteriore approfondimento diagnostico\u201d. La troponina era lievemente oltre la soglia di normalit\u00e0. L&#8217;emoglobina era scesa a 11.1 g\/dL. I medici dell\u2019Umberto I hanno sconsigliato le dimissioni. Il paziente, accompagnato dalla scorta della Polizia Penitenziaria, ha firmato&nbsp;<strong>le dimissioni contro il parere medico<\/strong>&nbsp;ed \u00e8 rientrato a Rebibbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa vicenda \u00e8 stata resa nota su Repubblica da&nbsp;<strong>Luigi Manconi e Marica Fantauzzi<\/strong>, che avevano descritto le condizioni di salute di quest&#8217;uomo come \u201cal limite della sopravvivenza\u201d. Il Dubbio ha potuto visionare le cartelle cliniche che documentano, visita dopo visita, il percorso di un paziente ad altissimo rischio cardiovascolare tenuto in cella nonostante le condizioni rendano la detenzione una delle misure pi\u00f9 lesive che si possano applicare al suo organismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pappacena \u00e8 originario di Sarno, in provincia di Salerno. Condannato in via definitiva per riciclaggio e bancarotta, \u00e8 detenuto a Rebibbia da fine febbraio 2025, dopo un trasferimento dalla Casa Circondariale di Latina. La storia medica \u00e8 quella di un organismo che ha gi\u00e0 subito danni irreversibili e che ogni giorno richiede attenzione specialistica. Nel 2008 ha affrontato un&nbsp;<strong>bypass aortocoronarico quadruplo<\/strong>. Nel 2013 uno stenting coronarico. Nel 2023 un&#8217;ulteriore procedura di rivascolarizzazione percutanea. Convive con il diabete di tipo 2, con l\u2019ipertensione arteriosa difficile da controllare, con una broncopneumopatia cronica ostruttiva e con la dislipidemia. La cardiologa che lo segue a Rebibbia, la dottoressa Marta Marziali dell\u2019Asl Roma 2, lo ha classificato come paziente con SCORE2 elevato, l\u2019indice che identifica i soggetti con la probabilit\u00e0 pi\u00f9 alta di eventi cardiovascolari gravi nei successivi dieci anni. Il target di colesterolo Ldl da mantenere \u00e8 sotto i 55 mg\/dl, il valore pi\u00f9 restrittivo previsto dalle linee guida.<\/p>\n\n\n\n<p>A dicembre 2025 la visita ematologica al Policlinico Umberto I ha aggiunto un elemento nuovo e preoccupante: la presenza di una gammopatia monoclonale di incerto significato, la cosiddetta Mgus. Il referto del 19 dicembre dice chiaramente che \u201cnon \u00e8 stata eseguita immunofissazione sierica per la tipizzazione della componente monoclonale\u201d e che si rende necessario eseguire una TC total body con mezzo di contrasto per escludere lesioni osteolitiche, linfoadenomegalie o organomegalie. Il laboratorio del Pertini, gi\u00e0 a marzo 2025, aveva riscontrato una banda monoclonale in zona gamma pari a 0.6 g\/dl. L\u2019ultimo esame disponibile, datato gennaio 2026, confermava la banda e segnalava catene lambda libere nel siero a 29 mg\/L, con un rapporto kappa\/lambda di 0.59, al di fuori del range di normalit\u00e0. La TC total body non risulta eseguita.<\/p>\n\n\n\n<p>La terapia quotidiana comprende undici farmaci diversi, somministrati in quattro orari della giornata. In ogni controllo cardiologico del 2025 la pressione \u00e8 rimasta sopra i valori accettabili, arrivata in alcuni momenti a 160\/100 mmHg nonostante la terapia. L&#8217;ecocardiogramma \u00e8 stato richiesto a marzo 2025, poi a luglio, poi a settembre. All\u2019ultima visita cardiologica disponibile, datata 27 febbraio 2026, l&#8217;esame non risulta ancora eseguito. Nell\u2019agosto 2025 Pappacena \u00e8 stato ricoverato d\u2019urgenza al Sandro Pertini con saturazione di ossigeno all\u201987 per cento, pressione a 180\/100, frequenza cardiaca a 108 battiti al minuto. La coronarografia ha mostrato un&#8217;aterosclerosi coronarica \u201ccon impegno critico dei rami principali\u201d. Tra le raccomandazioni alla dimissione del 23 agosto: \u201cassoluta astensione dal fumo; regolari controlli dei valori pressori mantenendo PA inferiore a 130\/80 mmHg; regolari controlli dell&#8217;assetto glicemico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In carcere quelle condizioni sono difficili da garantire in modo sistematico. Le cartelle documentano anche le difficolt\u00e0 nella gestione ordinaria delle cure.<\/strong>\u00a0A luglio 2025 il farmaco Blopress 32mg \u00e8 stato sostituito per tre giorni consecutivi con un analogo, il Tareg, \u201cper indisponibilit\u00e0 di reparto\u201d. La nota medica precisa che la sostituzione va confermata \u201cfino a riassortimento farmaco\u201d. La visita ematologica del 4 luglio non \u00e8 stata effettuata per \u201cmancata traduzione\u201d. Una seconda visita ematologica, fissata per il 13 ottobre all&#8217;Umberto I, non si \u00e8 tenuta \u201cper carenza di personale del NTP\u201d, il nucleo traduzione e piantonamento. L\u2019ecocardiogramma \u00e8 ancora in lista d\u2019attesa dopo pi\u00f9 di un anno dalla prima richiesta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il&nbsp;<strong>Tribunale di Sorveglianza di Roma<\/strong>&nbsp;non ha mai risposto all\u2019istanza dell\u2019avvocato per una misura alternativa alla detenzione o per un differimento della pena ai sensi dell\u2019articolo 147 del codice penale. Lo ricorda la figlia Valentina, che da mesi si batte per ottenere risposte: \u201cNon \u00e8 un uomo da cui la societ\u00e0 deve difendersi, ma una persona fragile che oggi avrebbe bisogno, prima di tutto, di essere curata. Ha una famiglia presente, pronta ad accoglierlo e ad assisterlo in ogni momento, e una concreta possibilit\u00e0 di reinserimento lavorativo. Esistono, quindi, tutte le condizioni per una misura alternativa alla detenzione o, quantomeno, per un differimento della pena\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Al Policlinico Umberto I, la sera dell\u20198 marzo, il neurochirurgo aveva scritto in modo esplicito: \u201csi consiglia eseguire RM encefalo con e senza mezzo di contrasto con sequenze angio entro 24\/48h\u201d. La risonanza non \u00e8 stata eseguita. Tornato a Rebibbia il 9 marzo, il medico del carcere ha annotato la necessit\u00e0 di una Tac torace di controllo per il nodulo polmonare di undici millimetri che nessuno ha ancora inquadrato con precisione diagnostica, e che richiede accertamenti urgenti che la struttura penitenziaria non \u00e8 ancora riuscita a organizzare.<\/p>\n\n\n\n<p>Manconi e Fantauzzi su Repubblica scrivono che \u201ca volte non basta l&#8217;autorit\u00e0 medica, n\u00e9 la ferma volont\u00e0 della famiglia: a volte l&#8217;urgenza di sorvegliare e punire prevale\u201d. Le cartelle cliniche che Il Dubbio ha potuto visionare danno corpo a quella frase con la freddezza dei referti. Non impressioni, non racconto familiare:&nbsp;<strong>verbali di Pronto Soccorso, richieste di esami disattese, farmaci sostituiti per mancanza di scorte, appuntamenti saltati per mancanza di personale.<\/strong>&nbsp;Un uomo con cinque procedure cardiache alle spalle, una gammopatia monoclonale da classificare, un nodulo al polmone da studiare e una risonanza cerebrale ancora da fare \u00e8 in una cella a Rebibbia. Il Tribunale di Sorveglianza non ha ancora risposto. L\u2019articolo 27 della Costituzione, invece, c\u2019\u00e8 ancora. Anche se nelle patrie galere risulta tuttora carta straccia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso di un detenuto di 67 anni gravemente malato dimostra come il diritto alla salute in carcere resti soltanto sulla carta Articolo di Damiano Aliprandi pubblicato su Il dubbio del 31 marzo L\u2019articolo 27 della Costituzione&nbsp;dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0. Lo dice da settantotto anni. 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