{"id":7107,"date":"2026-07-02T18:01:00","date_gmt":"2026-07-02T16:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7107"},"modified":"2026-07-02T18:01:33","modified_gmt":"2026-07-02T16:01:33","slug":"celle-roventi-corpi-allo-stremo-nelle-carceri-piemontesi-il-caldo-diventa-tortura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7107","title":{"rendered":"Celle roventi, corpi allo stremo. Nelle carceri piemontesi il caldo diventa tortura"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sovraffollamento, cemento, docce limitate e notti senza respiro: i Garanti territoriali denunciano un\u2019emergenza che mette a rischio salute, dignit\u00e0 e sicurezza dentro gli istituti penitenziari. <\/em><br><br><em>di Liborio La Mattina | <a href=\"https:\/\/www.giornalelavoce.it\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.giornalelavoce.it\/news\/attualita\/715081\/celle-roventi-corpi-allo-stremo-nelle-carceri-piemontesi-il-caldo-diventa-tortura.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La Voce<\/a> | 30\/6\/2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/celle_roventi__corpi_allo_stremo__nelle_carceri_piemontesi_il_caldo_diventa_tortura-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7108\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/celle_roventi__corpi_allo_stremo__nelle_carceri_piemontesi_il_caldo_diventa_tortura-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/celle_roventi__corpi_allo_stremo__nelle_carceri_piemontesi_il_caldo_diventa_tortura-300x200.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/celle_roventi__corpi_allo_stremo__nelle_carceri_piemontesi_il_caldo_diventa_tortura-768x512.jpg 768w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/celle_roventi__corpi_allo_stremo__nelle_carceri_piemontesi_il_caldo_diventa_tortura-110x73.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/celle_roventi__corpi_allo_stremo__nelle_carceri_piemontesi_il_caldo_diventa_tortura-420x280.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/celle_roventi__corpi_allo_stremo__nelle_carceri_piemontesi_il_caldo_diventa_tortura-645x430.jpg 645w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/celle_roventi__corpi_allo_stremo__nelle_carceri_piemontesi_il_caldo_diventa_tortura.jpg 1140w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caldo, in carcere, non \u00e8 mai soltanto caldo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 il disagio passeggero di una giornata afosa, non \u00e8 la fatica comune di un\u2019estate pi\u00f9 dura delle altre. Dentro le mura degli istituti penitenziari, quando le temperature salgono e l\u2019aria si ferma, il caldo diventa materia. Si appoggia sui letti, entra nei muri, ristagna nelle celle, sale dai cortili di cemento e resta l\u00ec, anche di notte, quando fuori qualcuno riesce almeno ad aprire una finestra, cercare un albero, camminare verso un po\u2019 d\u2019ombra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle carceri piemontesi, in questi giorni di temperature eccezionalmente elevate, l\u2019emergenza climatica si somma a un\u2019emergenza gi\u00e0 nota, gi\u00e0 denunciata, gi\u00e0 vissuta ogni giorno: sovraffollamento, criticit\u00e0 strutturali, spazi inadeguati, fragilit\u00e0 sanitarie, condizioni di lavoro difficili. \u00c8 un peso che si aggiunge a un peso. Una sofferenza che non sostituisce le altre, ma le moltiplica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cUna seconda pena\u201d. Le parole pronunciate nei giorni scorsi da <strong>Samuele Ciambriello<\/strong>, portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libert\u00e0 personale, hanno trovato immediata eco anche in Piemonte. Perch\u00e9 raccontano con precisione ci\u00f2 che accade negli istituti quando l\u2019estate entra nelle sezioni e non trova vie d\u2019uscita: carceri costruite in cemento e asfalto, spesso prive di verde, segnate da un sovraffollamento ormai strutturale, attraversate da temperature che mettono a rischio soprattutto le persone anziane e chi convive con patologie cardiovascolari o croniche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A raccogliere e rilanciare questo allarme sono i<strong> Garanti territoriali piemontesi dei diritti delle persone private della libert\u00e0 personale<\/strong>, che rivolgono un appello alle Direzioni degli istituti penitenziari, al Provveditorato regionale dell\u2019Amministrazione Penitenziaria, al Dipartimento dell\u2019Amministrazione Penitenziaria, al Ministero della Giustizia e alle Autorit\u00e0 sanitarie. Un appello netto, urgente, rivolto a chi pu\u00f2 e deve intervenire. Perch\u00e9 qui non si parla soltanto di comfort, ma di salute. Non di piccoli disagi estivi, ma di dignit\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;Le strutture penitenziarie<\/em> &#8211; ricordano &#8211; <em>sono nella maggior parte dei casi edifici duri, pesanti, minerali: grandi superfici in cemento, acciaio e asfalto, pochi sistemi di isolamento termico, scarsa o nulla presenza di aree verdi&#8230;&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante l\u2019estate questi materiali assorbono calore per ore e lo trattengono a lungo. Le celle diventano ambienti soffocanti, i corridoi si scaldano, i cortili si trasformano in distese roventi. Il giorno non finisce davvero con il tramonto: il calore accumulato resta anche durante la notte, rendendo difficile persino dormire, recuperare energie, mantenere un equilibrio fisico e mentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ventilatore, quando \u00e8 disponibile e consentito, pu\u00f2 dare un sollievo. Ma \u00e8 un sollievo parziale, fragile, insufficiente. Non raffredda gli ambienti, non risolve il problema strutturale, non restituisce vivibilit\u00e0 a spazi gi\u00e0 segnati dall\u2019affollamento. E c\u2019\u00e8 un punto che pesa ancora di pi\u00f9: in molti casi la possibilit\u00e0 di averlo dipende dalle risorse economiche della persona detenuta o della sua famiglia. Cos\u00ec anche l\u2019accesso a un minimo di aria mossa pu\u00f2 diventare una linea di separazione tra chi pu\u00f2 permetterselo e chi no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Poi ci sono le docce.<\/strong> Un dettaglio, forse, per chi vive fuori. Una necessit\u00e0 essenziale per chi resta chiuso ore e ore in una cella surriscaldata. In numerosi istituti, le celle ne sono ancora prive e l\u2019accesso ai locali comuni \u00e8 limitato a fasce orarie precise. Questo significa che, proprio quando il caldo raggiunge livelli pi\u00f9 alti, non sempre le persone detenute possono rinfrescarsi. Il corpo resta esposto, la pelle trattiene sudore e fatica, il riposo diventa pi\u00f9 difficile, la tensione cresce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche l\u2019aria aperta, che dovrebbe rappresentare una pausa, pu\u00f2 trasformarsi in un\u2019altra prova. I cortili sono spesso interamente in cemento, con poca o nessuna vegetazione, dotati soltanto di modeste tettoie incapaci di proteggere davvero dal sole. Nelle ore centrali della giornata, uscire all\u2019aperto pu\u00f2 voler dire passare dalla cella calda a uno spazio ancora pi\u00f9 esposto, dove il suolo restituisce calore e l\u2019ombra non basta. In alcuni casi, la presenza di ventilatori nei passeggi attenua parzialmente il disagio. Ma anche qui si tratta di un rimedio limitato davanti a un problema molto pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La situazione diventa ancora pi\u00f9 pesante per chi, per il circuito detentivo di appartenenza o per la mancanza di attivit\u00e0 trattamentali sufficienti, trascorre gran parte della giornata chiuso nella propria cella. Meno attivit\u00e0 significa meno movimento. Meno accesso agli spazi comuni. Meno occasioni per respirare un\u2019aria diversa, per sottrarsi almeno per qualche ora alla pressione del caldo. La cella, in questi casi, non \u00e8 solo il luogo della notte o del riposo: diventa l\u2019intero orizzonte della giornata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in Piemonte questo orizzonte \u00e8 gi\u00e0 ristretto da un dato che non pu\u00f2 essere ignorato: il sovraffollamento ha raggiunto circa il 120% della capienza regolamentare. Pi\u00f9 persone negli stessi spazi vuol dire meno aria, meno vivibilit\u00e0, pi\u00f9 stress, maggiore difficolt\u00e0 nella gestione quotidiana. Quando il caldo entra in istituti gi\u00e0 oltre il limite, ogni criticit\u00e0 si amplifica. Ogni gesto diventa pi\u00f9 faticoso. Ogni attesa pi\u00f9 lunga. Ogni tensione pi\u00f9 vicina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A preoccupare in modo particolare sono le persone pi\u00f9 fragili: gli anziani, i detenuti con patologie cardiovascolari, respiratorie o croniche, chi presenta condizioni sanitarie delicate. Per loro l\u2019esposizione prolungata a temperature elevate non \u00e8 un semplice disagio. Pu\u00f2 diventare un rischio serio, anche gravissimo. In carcere, dove l\u2019accesso alle cure e alla prevenzione dipende da tempi, procedure e organizzazione interna, la tutela della salute deve essere ancora pi\u00f9 tempestiva. Il caldo non aspetta. Non concede proroghe. Non distingue tra chi ha un corpo forte e chi ne ha uno gi\u00e0 provato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma questa emergenza non riguarda soltanto le persone detenute. Attraversa anche il lavoro quotidiano del personale penitenziario. Agenti della Polizia Penitenziaria, educatori, Funzionari Giuridico Pedagogici, operatori sanitari, personale amministrativo e tecnico: tutti condividono, per molte ore, gli stessi ambienti surriscaldati. Lavorare in condizioni di temperatura spesso insostenibile significa esporsi a rischi per la salute, ma anche a una maggiore fatica psicologica e operativa. La sicurezza complessiva degli istituti passa anche da qui: da luoghi di lavoro salubri, da turni sostenibili, da spazi che non mettano alla prova ogni giorno la resistenza di chi vi opera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il carcere \u00e8 un sistema chiuso,<\/strong> e proprio per questo ogni squilibrio si propaga rapidamente. Il caldo incide sul sonno, sulla salute, sulla pazienza, sulla capacit\u00e0 di relazione, sulla gestione dei conflitti. Incide sul corpo di chi \u00e8 detenuto e su quello di chi lavora. Incide sulla qualit\u00e0 della vita interna e sulla tenuta dell\u2019intera comunit\u00e0 penitenziaria. \u00c8 per questo che i Garanti chiedono misure straordinarie e immediate: perch\u00e9 l\u2019emergenza \u00e8 gi\u00e0 dentro gli istituti, non all\u2019orizzonte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le richieste sono concrete. Ampliare gli orari di accesso alle docce. Garantire la piena disponibilit\u00e0 di acqua potabile fresca. Agevolare l\u2019utilizzo dei ventilatori. Rimodulare gli orari delle attivit\u00e0 e della permanenza all\u2019aria aperta nelle giornate pi\u00f9 calde, evitando le fasce pi\u00f9 esposte. Prestare particolare attenzione alle persone maggiormente fragili. Consentire, dove possibile, una pi\u00f9 ampia permanenza fuori dalla cella a chi oggi vi trascorre gran parte della giornata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono interventi organizzativi e gestionali che possono fare la differenza subito. Non cancellano il problema strutturale, ma possono ridurre la sofferenza, prevenire rischi sanitari, abbassare la tensione, restituire un margine di umanit\u00e0 a giornate che altrimenti diventano interminabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, l\u2019appello dei Garanti guarda anche oltre l\u2019urgenza. <strong>Perch\u00e9 l\u2019emergenza climatica non \u00e8 pi\u00f9 un evento eccezionale.<\/strong> Le ondate di calore non sono parentesi imprevedibili, ma fenomeni ricorrenti, destinati a ripresentarsi con forza crescente. Continuare a trattarle come incidenti stagionali significa arrivare ogni estate impreparati, rincorrere il problema quando ormai \u00e8 esploso, affidarsi a soluzioni provvisorie in luoghi che avrebbero bisogno di interventi permanenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Serve una riflessione strutturale sul sistema penitenziario italiano. Serve ripensare gli edifici, riqualificare le strutture, investire sull\u2019isolamento termico, sull\u2019efficientamento energetico, sulla presenza di aree verdi, sull\u2019ombreggiamento degli spazi esterni, sulla qualit\u00e0 dell\u2019aria, sulla vivibilit\u00e0 delle celle e degli ambienti comuni. Serve riconoscere che anche il carcere fa parte della citt\u00e0, anche se la citt\u00e0 spesso lo rimuove dal proprio sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dignit\u00e0, del resto, non \u00e8 una concessione. \u00c8 un principio costituzionale. L\u2019articolo 27 della Costituzione vieta trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0 e stabilisce che la pena deve tendere alla rieducazione della persona. Quelle parole non vivono soltanto nei manuali di diritto o nelle aule dei tribunali. Devono entrare nelle celle, nei corridoi, nei cortili, nei luoghi di lavoro del personale penitenziario. Devono misurarsi anche con la temperatura di una stanza, con la possibilit\u00e0 di lavarsi, con l\u2019accesso all\u2019acqua, con il diritto a respirare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Garantire condizioni detentive rispettose della dignit\u00e0 umana non significa attenuare la funzione della pena. Significa impedire che alla pena legittima si aggiungano sofferenze inutili, evitabili, non previste da nessuna sentenza. Significa ricordare che la privazione della libert\u00e0 non pu\u00f2 trasformarsi in abbandono. E significa riconoscere che anche chi lavora negli istituti ha diritto a condizioni sicure, salubri e dignitose, soprattutto nei mesi in cui il caldo rende tutto pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Garanti territoriali piemontesi \u2014 <strong>Domenico Massano<\/strong> per Asti, <strong>Silvia Coscia<\/strong> per Alessandria, <strong>Paolo Allemano<\/strong> per Saluzzo, <strong>Silvia Magistrini<\/strong> per Verbania, <strong>Raffaele Orso Giacone<\/strong> per Ivrea, <strong>Alberto Valmaggia<\/strong> per Cuneo, <strong>Pietro Luca Oddo<\/strong> per Vercelli, <strong>Nathalie Pisano<\/strong> per Novara, <strong>Emilio De Vitto<\/strong> per Alba e <strong>Diletta Berardinelli<\/strong> per Torino \u2014 annunciano che continueranno a monitorare con attenzione l\u2019evoluzione della situazione negli istituti del territorio regionale, mantenendo un confronto costante con tutte le istituzioni competenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il tempo, adesso, \u00e8 una variabile decisiva. Perch\u00e9 ogni giorno di caldo estremo dentro una cella sovraffollata non \u00e8 un dato meteorologico. \u00c8 una giornata senza riposo. \u00c8 una doccia mancata. \u00c8 un ventilatore che non basta. \u00c8 un anziano che fatica a respirare. \u00c8 un agente che lavora in condizioni al limite. \u00c8 un cortile che non offre ombra. \u00c8 una notte in cui il corpo non recupera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fuori, l\u2019estate pu\u00f2 essere attesa, scelta, persino amata. Dentro, quando le strutture non proteggono e gli spazi sono gi\u00e0 saturi, pu\u00f2 diventare una prova di resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se davvero il caldo \u00e8 diventato \u201cuna seconda pena\u201d, allora intervenire non \u00e8 pi\u00f9 solo opportuno. \u00c8 necessario. Subito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sovraffollamento, cemento, docce limitate e notti senza respiro: i Garanti territoriali denunciano un\u2019emergenza che mette a rischio salute, dignit\u00e0 e sicurezza dentro gli istituti penitenziari. di Liborio La Mattina | La Voce | 30\/6\/2026 Il caldo, in carcere, non \u00e8 mai soltanto caldo. 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