{"id":7114,"date":"2026-07-14T15:47:39","date_gmt":"2026-07-14T13:47:39","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7114"},"modified":"2026-07-14T15:47:39","modified_gmt":"2026-07-14T13:47:39","slug":"garanti-in-piazza-non-ce-piu-tempo-per-fermare-la-strage","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7114","title":{"rendered":"Garanti in piazza: \u201cNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per fermare la strage\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Damiano Aliprandi | Il Dubbio, 14 luglio 2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tre giornate di mobilitazione davanti e dentro le carceri italiane, e sono gi\u00e0 cominciate. La Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libert\u00e0 personale ha deciso di riportare la questione penitenziaria al centro dell\u2019attenzione con iniziative nei territori partite ieri, 13 luglio, dinanzi o all\u2019interno degli istituti, nei luoghi della giustizia e ovunque sia possibile richiamare la politica alle sue responsabilit\u00e0. Oggi la protesta entra nel suo secondo giorno e coincide con la mobilitazione nazionale promossa dalle associazioni e dalle reti del Terzo settore che da anni lavorano intorno al mondo del carcere: una giornata a cui la Conferenza ha aderito con convinzione. Le iniziative andranno avanti fino a domani. Il messaggio che le accompagna \u00e8 netto gi\u00e0 nel titolo del documento diffuso per l\u2019occasione: \u201cNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo: fermare la strage di vite e di diritti nelle carceri italiane\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto di partenza sono i numeri. Oggi in Italia i detenuti sono oltre 64 mila. Secondo il sito <a href=\"https:\/\/www.sovraffollamentocarcerario.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">sovraffollamentocarcerario.it<\/a>, progetto del giornalista specializzato in dati Marco Dalla Stella che ogni giorno raccoglie ed elabora le schede di trasparenza pubblicate dal ministero della Giustizia, all\u2019ultimo aggiornamento le persone detenute erano 64.698. La capienza ufficiale sarebbe di 51.185 posti, ma quasi 5mila risultano non disponibili tra sezioni chiuse, reparti inagibili e celle fuori uso. Restano cos\u00ec poco pi\u00f9 di 46mila posti realmente utilizzabili, e il tasso di sovraffollamento reale sfiora il 140 per cento: quasi 14 detenuti ogni dieci posti effettivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro le cifre, ricorda la Conferenza, ci sono corpi, volti e storie. Il sovraffollamento vuol dire caldo insopportabile, celle invivibili, tensione continua, disagio psichico, autolesionismo, suicidi. E c\u2019\u00e8 un dato che dovrebbe scuotere pi\u00f9 di ogni slogan. Negli ultimi tre anni oltre 17mila detenuti hanno ottenuto un riconoscimento, economico o in termini di riduzione della pena, per trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell\u2019articolo 35-ter dell\u2019ordinamento penitenziario. Non lo dicono i garanti n\u00e9 le associazioni, scrive la Conferenza: lo dice lo Stato, attraverso i magistrati chiamati a certificare condizioni incompatibili con la dignit\u00e0 umana e con l\u2019articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo. Quando lo Stato \u00e8 costretto a risarcire chi tiene in custodia perch\u00e9 non riesce a garantirgli condizioni minime di dignit\u00e0, si legge nel documento, significa che qualcosa si \u00e8 rotto profondamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I garanti richiamano anche i moniti del Presidente della Repubblica, che ha pi\u00f9 volte parlato di sovraffollamento e suicidi come di una vera emergenza sociale, e la condanna arrivata gi\u00e0 anni fa dalla Corte europea dei diritti dell\u2019uomo per i trattamenti legati al sovraffollamento. Il rischio, avvertono, \u00e8 di ritrovarsi allo stesso punto: numeri analoghi, criticit\u00e0 analoghe, stessa incapacit\u00e0 di assumere decisioni coraggiose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da Sollicciano all\u2019ammissione come Amicus Curiae &#8211; Un episodio in particolare torna nel documento. Il Tribunale di Firenze, su richiesta della procura, ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni del carcere di Sollicciano: tre del reparto giudiziario maschile, tre del reparto penale maschile e la sezione Accoglienza. La decisione &#8211; il cui contenuto \u00e8 stato reso pubblico da Il Dubbio &#8211; \u00e8 arrivata dopo i sopralluoghi di Polizia, Asl e Guardia di Finanza, che hanno rilevato gravi criticit\u00e0 nelle condizioni igieniche delle celle, nell\u2019abitabilit\u00e0 dei dormitori, negli impianti elettrici e nella sicurezza degli ambienti. E notizia di pochi gironi fa \u00e8 che il Tribunale del Riesame di Firenze ha respinto il ricorso del ministero della Giustizia contro il decreto di sequestro. Per i garanti, quando un giudice \u00e8 costretto a chiudere interi reparti, il degrado non \u00e8 pi\u00f9 una denuncia ma una verit\u00e0 accertata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 per\u00f2 anche un riconoscimento istituzionale che la Conferenza rivendica. Il 30 giugno il presidente della Corte costituzionale ha ammesso la Conferenza nazionale dei garanti territoriali come Amicus Curiae. Un passaggio che i garanti leggono come una conferma del proprio ruolo, sostenuto da poteri che la legge gi\u00e0 riconosce: colloqui riservati con i detenuti, la possibilit\u00e0 di ricevere la loro corrispondenza, la facolt\u00e0 di visitare gli istituti senza autorizzazione preventiva. Da qui parte la richiesta principale, quella di un gesto di clemenza. La Conferenza chiede un provvedimento deflattivo immediato, serio, selettivo e orientato alla Costituzione. \u201cNon \u00e8 buonismo, \u00e8 responsabilit\u00e0\u201d, si legge. \u201cUn sistema saturo non rieduca, non cura, non reinserisce e non produce sicurezza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le richieste e l\u2019appello: \u201cVenite e vedete\u201d &#8211; Nel concreto i garanti chiedono due misure. La prima \u00e8 una liberazione anticipata speciale, che porti da 45 a 75 giorni per ogni semestre la detrazione di pena per chi partecipa in modo positivo al percorso di recupero. Non un \u201cliberi tutti\u201d, precisa il documento, ma uno strumento legato alla condotta e alla partecipazione all\u2019opera rieducativa. La seconda riguarda i detenuti con un residuo di pena non superiore a un anno, non condannati per reati ostativi e senza concrete esigenze di sicurezza: circa 8-9 mila persone che potrebbero essere accompagnate verso misure alternative, detenzione domiciliare, lavoro, cura, comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto ai provvedimenti sulle pene, i garanti chiedono di rafforzare chi tiene in piedi il sistema ogni giorno: magistratura di sorveglianza, Uepe, educatori, psicologi, assistenti sociali, personale sanitario, polizia penitenziaria, mediatori culturali, cancellieri. La dignit\u00e0 dei detenuti e quella del personale, sottolineano, appartengono alla stessa battaglia. Serve anche un piano straordinario per la salute in carcere, per il disagio psichico, le dipendenze, i detenuti malati, gli stranieri senza rete familiare, i giovani adulti e i minori. Il carcere, avverte la Conferenza, non pu\u00f2 essere il contenitore di tutte le fragilit\u00e0 che fuori non trovano risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 anche una critica, nemmeno troppo velata, alla moltiplicazione di organismi e sigle \u201cdal forte impatto mediatico ma dalla dubbia utilit\u00e0 concreta\u201d. La tutela delle vittime, scrivono i garanti, \u00e8 sacrosanta, ma non si realizza rendendo il carcere pi\u00f9 disumano: si realizza prevenendo la recidiva e costruendo percorsi reali di reinserimento. \u201cNon abbiamo bisogno di nuove bandiere. Abbiamo bisogno di un carcere pi\u00f9 costituzionale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A dare voce alla mobilitazione \u00e8 il portavoce della Conferenza, Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libert\u00e0. \u201cLa dignit\u00e0 delle persone detenute e quella di chi lavora negli istituti penitenziari appartengono alla stessa battaglia di civilt\u00e0\u201d, afferma. \u201cUn carcere incapace di rieducare, curare e reinserire non produce maggiore sicurezza, ma alimenta marginalit\u00e0 e recidiva. Difendere la legalit\u00e0 significa anche garantire che la pena sia conforme ai principi della Costituzione\u201d. E aggiunge: \u201cIl carcere torni al centro dell\u2019agenda politica del Paese. Le istituzioni hanno il dovere di intervenire ora\u201d. L\u2019appello finale \u00e8 rivolto alla politica e alla societ\u00e0 civile, con un invito diretto a entrare negli istituti, ad ascoltare chi ci vive e chi ci lavora, a parlare con volontari, operatori, polizia penitenziaria, cappellani e associazioni. \u201cVenite e vedete. Venite e ascoltate\u201d, chiude il documento. \u201cNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo. La politica intervenga non domani, non presto, ma ora\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Damiano Aliprandi | Il Dubbio, 14 luglio 2026 Tre giornate di mobilitazione davanti e dentro le carceri italiane, e sono gi\u00e0 cominciate. 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