{"id":7131,"date":"2026-08-12T21:39:41","date_gmt":"2026-08-12T19:39:41","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7131"},"modified":"2026-08-12T21:39:41","modified_gmt":"2026-08-12T19:39:41","slug":"il-tempo-del-41-bis-nelle-prigioni-italiane-si-muore-soli-lentamente-e-senza-cure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7131","title":{"rendered":"Il tempo del 41-bis. Nelle prigioni italiane si muore soli, lentamente e senza cure"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Articolo di <strong>Luna Casarotti<\/strong> pubblicato sul sito <em>napolimonitor.it<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft is-resized\" id=\"attachment_69178\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/napolimonitor.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/martina_di_gennaro_monitor.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-69178\" style=\"width:487px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">(disegno di martina di gennaro)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono malattie che arrivano durante la detenzione e altre che la detenzione accompagna per anni. Ci sono terapie che entrano nelle cartelle cliniche, si ripetono nelle prescrizioni e diventano parte della vita quotidiana. Poi ci sono i trasferimenti, le pratiche amministrative, i documenti che viaggiano da un istituto all\u2019altro. A volte \u00e8 proprio l\u00ec, negli ingranaggi pi\u00f9 ordinari dell\u2019amministrazione penitenziaria, che una vicenda apparentemente poco significativa finisce per raccontare qualcosa di molto pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il caso di&nbsp;<strong>Tommaso<\/strong>&nbsp;<strong>Costa<\/strong>, sessantasei anni, detenuto da quasi venti e oggi ristretto presso la&nbsp;<strong>Casa di reclusione di Milano Opera<\/strong>&nbsp;in regime di 41-bis. Costa convive con la&nbsp;<strong>sindrome di Sj\u00f6gren<\/strong>, una patologia autoimmune cronica che provoca una grave secchezza degli occhi e della bocca. Nella documentazione sanitaria in possesso dell\u2019associazione Yairaiha compaiono, almeno dal 2015, terapie e pres\u00ecdi utilizzati per il trattamento della malattia, tra cui&nbsp;<strong>Plaquenil,<\/strong>&nbsp;saliva e lacrime artificiali. Una documentazione che per anni ha accompagnato il percorso del detenuto: la necessit\u00e0 di cure continue non risulta essere stata mai messa in discussione. Secondo quanto riferito dal figlio e tutore legale di Costa, tuttavia, dopo il trasferimento dal 41-bis di&nbsp;<strong>Viterbo<\/strong>&nbsp;a quello di&nbsp;<strong>Milano Opera<\/strong>&nbsp;sarebbe emersa una difficolt\u00e0 nell\u2019accesso al collirio utilizzato per il trattamento della xeroftalmia associata alla patologia. La motivazione consisterebbe in una presunta incompletezza della documentazione sanitaria proveniente dall\u2019istituto di provenienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A prima vista, questa potrebbe sembrare una questione burocratica. Un documento mancante, una pratica da verificare, un passaggio amministrativo da chiarire. Ma per una persona detenuta non esistono questioni amministrative neutre. Chi vive in carcere non pu\u00f2 avere personalmente accesso alla propria documentazione clinica, non pu\u00f2 verificare il percorso di una pratica, non pu\u00f2 rivolgersi autonomamente a un altro medico o a un\u2019altra struttura. La dipendenza dall\u2019amministrazione esiste fin dal primo giorno di detenzione, ma quando gli anni diventano venti e alla detenzione si accompagnano una malattia cronica e terapie continuative, il peso di questa dipendenza diventa ancora pi\u00f9 evidente. Se qualcosa si interrompe, se un documento non arriva, se una procedura si inceppa, \u00e8 il detenuto a subirne le conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo quanto denunciato dal figlio di Costa, non risulterebbe nel caso specifico alcun provvedimento formale di diniego relativo alla mancata autorizzazione del presidio terapeutico. Per questa ragione una diffida \u00e8 stata trasmessa alla direzione della Casa di reclusione di&nbsp;<strong>Opera<\/strong>&nbsp;chiedendo chiarimenti sulla vicenda e sull\u2019eventuale esistenza di atti formali adottati dall\u2019istituto. La questione, per quanto grave, e con pesanti conseguenze sul diritto alla cura di una persona, non riguarda naturalmente soltanto il collirio: una decisione che non viene formalizzata \u00e8 una decisione difficile da conoscere, comprendere e contestare. Per una persona detenuta, conoscere l\u2019esistenza e le ragioni di un eventuale provvedimento di diniego \u00e8 il primo passo per poter attivare gli strumenti di tutela previsti dall\u2019ordinamento, compreso il ricorso al magistrato di sorveglianza. Quando invece, come spesso accade, una decisione resta confinata nell\u2019informalit\u00e0, non si crea soltanto un problema di trasparenza: diventa pi\u00f9 difficile esercitare i diritti di difesa e controllo che l\u2019ordinamento riconosce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 la prima volta che come associazione riceviamo segnalazioni di questo tipo, riguardanti il carcere di Opera, da parte di familiari, avvocati e persone detenute. In pi\u00f9 occasioni queste hanno riguardato decisioni che incidevano pesantemente sulla vita detentiva e rispetto alle quali veniva denunciata l\u2019assenza di un provvedimento formale di diniego. \u00c8 anche per questa ragione che la vicenda di&nbsp;<strong>Tommaso Costa<\/strong>&nbsp;non si \u00e8 fermata alla diffida trasmessa dal familiare: a seguito della documentazione acquisita e delle criticit\u00e0 segnalate abbiamo trasmesso segnalazioni alle autorit\u00e0 competenti chiedendo accertamenti sulla continuit\u00e0 terapeutica del detenuto, sulla gestione della documentazione sanitaria relativa al trasferimento da Viterbo a Opera, sulle ragioni della mancata autorizzazione del presidio terapeutico e sull\u2019eventuale esistenza di provvedimenti formali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emergono da questa vicenda, per\u00f2, ancora altre questioni. La prima \u00e8 quella relativa al tempo. Quando si parla di 41-bis si discute quasi sempre di sicurezza, di proroghe, di organizzazioni criminali e di esigenze investigative. Molto pi\u00f9 raramente si parla del tempo. Eppure il tempo \u00e8 probabilmente l\u2019elemento pi\u00f9 concreto di tutti. Diciannove anni e mezzo non sono un dato statistico. Sono una parte enorme di una vita. Sono anni durante i quali una persona invecchia, si ammala, sviluppa patologie croniche e accumula fragilit\u00e0 che nessun provvedimento amministrativo pu\u00f2 fermare. Non \u00e8 un dettaglio secondario. Molte delle persone che oggi si trovano nelle sezioni di 41-bis vi trascorrono anni, spesso decenni, della propria vita. Molte hanno ormai raggiunto un\u2019et\u00e0 avanzata, vi sono detenuti addirittura\u00a0ultraottantenni e ultranovantenni. Il tema della salute, dell\u2019invecchiamento e della non autosufficienza non rappresenta quindi una questione marginale, ma una realt\u00e0 ormai centrale all\u2019interno del circuito del 41-bis.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le vicende emerse negli ultimi anni sono molto diverse una dall\u2019altra e non possono essere sovrapposte n\u00e9 semplificate. Hanno per\u00f2 contribuito a portare in primo piano una questione che per lungo tempo \u00e8 rimasta ai margini del dibattito pubblico: che cosa accade quando una persona trascorre decenni della propria vita in detenzione mentre il corpo invecchia, la malattia avanza e le fragilit\u00e0 aumentano? Le condizioni cliniche di questi detenuti sono diverse una dall\u2019altra, cos\u00ec come diverse sono le vicende personali e giudiziarie. Esiste per\u00f2 un filo che le attraversa tutte: il modo in cui il tempo, la malattia e la detenzione finiscono per intrecciarsi quando una persona trascorre decenni all\u2019interno di questo regime. Nelle sezioni di 41-bis ci sono uomini e donne che vi trascorrono una parte enorme della propria esistenza. Anni che diventano decenni. Decenni che diventano vecchiaia. C\u2019\u00e8\u00a0chi riesce a uscirne\u00a0e chi non ne esce affatto. C\u2019\u00e8 chi si ammala gravemente, chi muore durante la detenzione dopo percorsi segnati dalla malattia, anche quando da tempo vengono denunciate condizioni fisiche sempre pi\u00f9 compromesse e incompatibili con la detenzione. C\u2019\u00e8 chi arriva a convivere con patologie che consumano lentamente il corpo, con ferite che peggiorano, infezioni che avanzano, arti divorati dalla malattia fino a conseguenze irreversibili. C\u2019\u00e8 chi arriva alla fine della propria vita logorato da malattie degenerative, fino a non riconoscere pi\u00f9 le persone che ha davanti, a non riuscire pi\u00f9 a nutrirsi autonomamente, a dipendere dagli altri perfino per\u00a0<a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/fantasmi-dietro-le-sbarre-svanire-nellombra-del-41bis\/\">i gesti pi\u00f9 elementari della quotidianit\u00e0<\/a>. Ci sono persone paraplegiche che continuano a vivere in questo regime torturatorio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ildubbio.news\/news\/carcere\/50801\/cedu-italia-cure-negate-41-bis-francesco-pelle.html\">pur necessitando di cure riabilitative costanti<\/a>. Ci sono persone affette da patologie gravissime e da\u00a0<a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/pasquale-condello-detenuto-invisibile-al-41-bis\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">un fortissimo disagio psichico<\/a>\u00a0che continuano a essere ritenute compatibili con la detenzione nonostante il progressivo aggravarsi delle loro condizioni, e nonostante le contestazioni avanzate da familiari, difensori, medici e associazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe continuare ancora, ma il punto \u00e8 chiedersi, piuttosto, cos\u2019\u00e8 che viene realmente valutato quando il potere decide dei destini di queste persone. Se ha un peso la malattia che avanza o se a contare \u00e8 solo la storia giudiziaria che quella persona, a dispetto del passare dei decenni, continua a trascinarsi dietro di s\u00e9. Questa domanda attraversa molte delle vicende emerse negli anni attorno al 41-bis e continua a riemergere ogni volta che una firma in coda a un documento stabilisce la compatibilit\u00e0 tra una condizione di salute gravissima e la prosecuzione della detenzione. \u00c8 dentro questa realt\u00e0 che si colloca la vicenda di Tommaso Costa, e proprio per questo sarebbe un errore considerarla soltanto la storia di un collirio o di una pratica amministrativa.&nbsp;(<em>luna casarotti, yairaiha ets<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>A proposito di questa vicenda, Giampietro Costa, figlio e tutore legale di Tommaso, ha voluto affidare a Yairaiha una riflessione sulla vicenda: \u201cIl 41-bis \u00e8 davvero efficace? Serve davvero a evitare contatti con i sodali all\u2019esterno e a impedire che vengano impartiti ordini? Se cos\u00ec fosse, mi chiedo per quanto tempo debba essere applicato. Insieme a queste domande me ne vengono molte altre su questa misura e sulle ragioni per cui continua a essere applicata, considerato che mio padre \u00e8 rinchiuso al carcere duro da circa diciannove anni e mezzo, \u00e8 gravemente malato e continua a proclamare la propria innocenza. \u00c8 un grido che rimbomba sempre di pi\u00f9 nella mia testa. Mio padre \u00e8 stato condannato all\u2019ergastolo per un omicidio del quale si \u00e8 sempre dichiarato innocente. In altri due processi nei quali era imputato, sempre per omicidio, \u00e8 stato invece assolto perch\u00e9 non aveva commesso il fatto. Mi chiedo come il carcere possa davvero rieducare una persona se le viene negato il diritto alla salute. Come possa favorire il reinserimento quando si \u00e8 esclusi da ogni forma di socialit\u00e0. Potrei scrivere mille pagine su questo argomento. Mi limito ad aggiungere che spero, un giorno, per tutti i detenuti, il carcere possa essere davvero un luogo in cui chi ha sbagliato sconta una pena, ma non viene privato della possibilit\u00e0 di una seconda opportunit\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Luna Casarotti pubblicato sul sito napolimonitor.it Ci sono malattie che arrivano durante la detenzione e altre che la detenzione accompagna per anni. Ci sono terapie che entrano nelle cartelle cliniche, si ripetono nelle prescrizioni e diventano parte della vita quotidiana. 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