{"id":7144,"date":"2026-08-29T12:51:27","date_gmt":"2026-08-29T10:51:27","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7144"},"modified":"2026-08-29T12:51:27","modified_gmt":"2026-08-29T10:51:27","slug":"caso-papalia-quel-fine-pena-mai-e-soltanto-in-punto-di-morte-la-liberta-e-laffetto-dei-cari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7144","title":{"rendered":"Caso Papalia, quel fine pena mai e soltanto in punto di morte la libert\u00e0 e l\u2019affetto dei cari"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019ergastolano \u00e8 morto a 81 anni dopo 49 anni di detenzione. I domiciliari concessi a luglio, quando il carcinoma era gi\u00e0 in fase terminale<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Articolo di <strong>Franco Insard\u00e0<\/strong> pubblicato su Il dubbio del 27 agosto 2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><a href=\"javascript:void(0)\"><\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"196\" height=\"291\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/images-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7145\" style=\"aspect-ratio:0.6735581570185801;width:320px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/images-1.jpg 196w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/images-1-74x110.jpg 74w\" sizes=\"auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Domenico Papalia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLo Stato fallisce quando perde l\u2019obiettivo della rieducazione della pena, senza consentire prospettive\u00bb. Le parole dell\u2019avvocata Ambra Giovene, storico legale di<strong>&nbsp;Domenico Papalia<\/strong>, raccontano pi\u00f9 della sua morte di qualsiasi cronaca giudiziaria. Perch\u00e9 Papalia, 81 anni, \u00e8 morto dopo quasi mezzo secolo trascorso in carcere, gran parte dei quali al&nbsp;<strong>41-bis<\/strong>, e solo quando la malattia era ormai arrivata alla fase terminale ha potuto lasciare la cella e trascorrere qualche giorno accanto ai familiari. Sono state tante negli ultimi anni le richieste di liberarlo da Nessuno Tocchi Caino, ai Radicali ad altre associazioni e quotidiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab<strong>Cinquanta anni effettivamente vissuti in carcere danno purtroppo la misura di quel fallimento<\/strong>\u00bb, dice Giovene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Papalia \u00e8 morto nella notte di ieri all\u2019ospedale San Paolo di Milano, dove era ricoverato dal 17 agosto per un carcinoma alla prostata. Era stato scarcerato a luglio dal Tribunale di sorveglianza di Bologna, che, considerate le gravissime condizioni di salute, gli aveva concesso gli arresti domiciliari. Il 18 luglio aveva lasciato il carcere di Parma dopo 49 anni di detenzione e aveva potuto rivedere i suoi familiari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 un giorno difficile. Il mio ultimo ricordo di lui &#8211; dice all\u2019Agi l\u2019avvocata Giovene &#8211; \u00e8 la videochiamata che mi fece a met\u00e0 luglio quando torn\u00f2 libero prima dell\u2019ultimo ricovero. In quella conversazione volle ringraziare me e l&#8217;avvocato Franchi. Dopo 50 anni di carcere Domenico Papalia, a causa di una grave malattia, ha potuto chiudere la vita accanto ai propri familiari\u00bb, racconta Giovene. \u00abUna lunga battaglia in cui, con l\u2019avvocata Annarita Franchi, si \u00e8 cercato di dare significato a un ergastolo altrimenti senza speranza\u00bb. Ma quella libert\u00e0 \u00e8 arrivata quando ormai restavano pochi giorni: \u00abPochi giorni nei quali ritrovare il senso di una vicinanza ai propri cari che non fosse nel parlatorio di un carcere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 stata una battaglia decennale quella condotta dalle due legali per ottenere una misura diversa dal carcere per un uomo anziano e gravemente malato. \u00ab<a href=\"https:\/\/www.ildubbio.news\/news\/carcere\/21826\/l-ergastolano-papalia-il-carcere-di-parma-e-un-esecutore-di-condanne-a-morte.html\"><strong>La detenzione \u00e8 una croce per chiunque affronti, come lui, gli ultimi anni in carcere stremato da una patologia<\/strong><\/a>\u00bb, osserva Giovene. \u00abL\u2019amministrazione penitenziaria, aggiunge, lo ha certamente curato sotto il profilo sanitario, ma la possibilit\u00e0 di vivere con i propri cari \u00e8 arrivata soltanto quando Papalia era ormai sottoposto alle cure palliative\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vicenda giudiziaria di Papalia \u00e8 quella di uno dei protagonisti storici della \u2019ndrangheta al Nord. Originario di Plat\u00ec, nel Reggino, insieme ai fratelli Antonio e Rocco era considerato ai vertici del clan Papalia-Barbaro, radicato soprattutto nell\u2019area di Buccinasco e Corsico. Arrestato nel 1977, ha trascorso quasi mezzo secolo in carcere, diventando l\u2019ergastolano con la pi\u00f9 lunga detenzione ininterrotta in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su di lui pesavano condanne definitive all\u2019ergastolo, tra cui quella per l\u2019omicidio dell\u2019avvocato Pietro Labate, a Milano nel 1983, e quella come mandante dell\u2019assassinio dell\u2019educatore penitenziario Umberto Mormile, ucciso nel 1990 a Carpiano. Per l\u2019omicidio del boss Antonio D\u2019Agostino, avvenuto a Roma nel 1976, era stato condannato all\u2019ergastolo, ma nel 2017 il Tribunale di Perugia lo aveva assolto in revisione con formula piena, \u00abper non aver commesso il fatto\u00bb. Era comunque rimasto detenuto per le altre condanne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Papalia si \u00e8 sempre proclamato innocente rispetto ai delitti contestati. Ma \u00e8 soprattutto ci\u00f2 che \u00e8 accaduto durante la lunghissima detenzione a porre oggi la questione del senso della pena. In carcere ha studiato, ha mantenuto una buona condotta e ha intrapreso un percorso di giustizia riparativa. Un percorso che rappresentava proprio la possibilit\u00e0 di misurare la persona non soltanto attraverso il reato commesso e la condanna ricevuta, ma anche attraverso il cambiamento maturato nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 su questo che ha insistito Nessuno Tocchi Caino. Rita Bernardini, Sergio D\u2019Elia ed Elisabetta Zamparutti hanno parlato di una condanna al \u00abfine pena mai\u00bb che, dopo mezzo secolo, era diventata anche \u00abpena corporale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCi conforta il fatto che non sia morto nella tomba del \u201ccimitero dei vivi\u201d, qual \u00e8 il carcere, ma in un luogo diverso, dove ha potuto essere circondato dall\u2019affetto dei suoi cari\u00bb, hanno dichiarato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno tocchi Caino ha sostenuto la necessit\u00e0 di scarcerarlo non soltanto per le condizioni di salute, ma per quella che definisce una diversa forma di \u00abinnocenza\u00bb: \u00abquella di una persona ormai da decenni diversa dal delitto e tale da non nuocere a nessuno\u00bb. Un\u2019affermazione che non mette in discussione le sentenze definitive, ma richiama il principio secondo cui la pena dovrebbe avere un termine e una funzione, non trasformarsi nella cancellazione dell\u2019intera esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno Tocchi Caino ha ricordato anche la buona condotta di Papalia e le opere di bene compiute durante la detenzione, \u00aba partire dai pi\u00f9 deboli\u00bb, annunciando che sar\u00e0 ricordato il 1\u00b0 settembre nel laboratorio \u201cSpes contra spem\u201d, nel carcere di Parma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La morte di Papalia riporta dunque al centro una domanda che riguarda il carcere italiano e il significato stesso dell\u2019ergastolo: pu\u00f2 una pena essere ancora rieducativa quando dura cinquant\u2019anni? E pu\u00f2 lo Stato dirsi fedele alla Costituzione se riconosce il cambiamento di una persona soltanto quando quella persona \u00e8 ormai morente?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Giovene, la risposta \u00e8 contenuta proprio in questa vicenda: \u00abLo Stato fallisce quando perde l\u2019obiettivo della rieducazione della pena, senza consentire prospettive\u00bb. Ha avuto la possibilit\u00e0 di uscire dal carcere solo alla fine. La libert\u00e0, per lui, \u00e8 arrivata quando non era pi\u00f9 una prospettiva di vita, ma solo la possibilit\u00e0 di morire accanto ai propri cari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ergastolano \u00e8 morto a 81 anni dopo 49 anni di detenzione. 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