{"id":7147,"date":"2026-09-05T10:41:47","date_gmt":"2026-09-05T08:41:47","guid":{"rendered":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7147"},"modified":"2026-09-05T11:34:45","modified_gmt":"2026-09-05T09:34:45","slug":"lora-daria-in-gabbia-i-pasti-in-cella-pochi-libri-e-niente-sport-viaggio-nel-carcere-minorile-aperto-dopo-il-decreto-caivano-qui-e-peggio-del-41bis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/?p=7147","title":{"rendered":"L\u2019ora d\u2019aria in gabbia, i pasti in cella, pochi libri e niente sport: viaggio nel carcere minorile aperto dopo il decreto Caivano. \u201cQui \u00e8 peggio del 41bis\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Articolo di Danilo Lupo pubblicato su Il Fatto quotidiano<\/em> <em>il 22\/08\/2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"921\" height=\"379\" src=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IPM-Lecce-nuova-2025.470.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7148\" srcset=\"https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IPM-Lecce-nuova-2025.470.jpg 921w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IPM-Lecce-nuova-2025.470-300x123.jpg 300w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IPM-Lecce-nuova-2025.470-768x316.jpg 768w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IPM-Lecce-nuova-2025.470-110x45.jpg 110w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IPM-Lecce-nuova-2025.470-420x173.jpg 420w, https:\/\/lafenice.varieventuali.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IPM-Lecce-nuova-2025.470-770x317.jpg 770w\" sizes=\"auto, (max-width: 921px) 100vw, 921px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel nuovo Ipm di Lecce, inaugurato a novembre, i giovani detenuti passano in cella 22 ore su 24: mancano spazi per le attivit\u00e0, la biblioteca e persino la mensa. Le operatrici: &#8220;Cos\u00ec la pena serve solo a rinchiuderli&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">  <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/tag\/lecce\/\"><\/a>\u201c<strong>Questa \u00e8 la gabbia<\/strong>, solo questa abbiamo per l\u2019ora d\u2019aria\u201d. Formano una strana coppia i due 18enni che ho davanti: uno, che chiameremo&nbsp;<strong>Kevin<\/strong>&nbsp;(nome di fantasia, come tutti quelli che faremo in questo articolo), ha occhi celesti e mille tatuaggi sulle braccia bianco latte: mitragliatrici, corone, nomi di donna. L\u2019altro, chiamiamolo&nbsp;<strong>Yusuf<\/strong>, ha pelle scura, sguardo ramato e accento salentino. \u201cNemmeno due passaggi a pallone riusciamo a fare nella gabbia\u201d, dicono, e fanno un tiro alla sigaretta con un sorriso amaro sulla bocca, lo sguardo puntato su quella che effettivamente assomiglia alla gabbia di un canile: un&nbsp;<strong>rettangolo<\/strong>&nbsp;stretto pi\u00f9 alto che largo, pareti e soffitto di rete metallica gi\u00e0 rovente al sole delle 10. \u201cNon avete altro?\u201d, chiedo.&nbsp;<strong>\u201cAspettiamo i campi\u201d<\/strong>, dice Kevin con un gesto del mento, e butta la sigaretta contro la rete. Dall\u2019altra parte, i cantieri dei campi di calcetto e altri sport lasciati a met\u00e0, desolatamente fermi e inaccessibili. L\u2019unica attivit\u00e0 fisica possibile, oltre alla gabbia che sembra un canile, \u00e8 uno stanzone con due&nbsp;<strong>tapis roulant<\/strong>&nbsp;e qualche attrezzo per la ginnastica. \u201cQui \u00e8&nbsp;<strong>peggio del 41-bis\u201d<\/strong>, \u00e8 la chiosa dei due ragazzi.<\/h4>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">In cella 22 ore al giorno<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di certo c\u2019\u00e8 che il&nbsp;<strong>decreto Caivano<\/strong>, varato nel 2022, ha riempito di minorenni gli istituti di pena, con la conseguenza di aprire strutture con&nbsp;<strong>gravi carenze<\/strong>&nbsp;come questa di<strong>&nbsp;Lecce<\/strong>, come denunciato a suo tempo dalla Cgil. I lidi alla moda di&nbsp;<strong>Porto Cesareo<\/strong>, il mare turchese di&nbsp;<strong>Gallipoli<\/strong>&nbsp;sono a una manciata di chilometri da qui eppure lontanissimi. Al di l\u00e0 delle mura grigie alte sei metri ci sarebbero una pineta, un\u2019area giochi, perfino un maneggio: tutto interdetto per i 12 ragazzini reclusi nell\u2019Ipm in questo agosto assolato, mentre altri 12 sono attesi dopo l\u2019estate. I giovani detenuti, cos\u00ec passano&nbsp;<strong>in cella 22 ore su 24<\/strong>; nonostante la trionfale inaugurazione avvenuta nove mesi fa, il 20 novembre 2025, alla presenza del sottosegretario alla Giustizia&nbsp;<strong>Andrea Ostellari<\/strong>, nell\u2019Ipm leccese perfino la&nbsp;<strong>mensa<\/strong>&nbsp;non \u00e8 ancora pronta. Al momento di andar via, vedremo il<strong>&nbsp;carrello dei pasti<\/strong>&nbsp;arrivato dall\u2019esterno dirigersi verso le sezioni di reclusione: il primo piano ne conta due, una per giovani adulti<strong>&nbsp;tra i 18 e i 25 anni<\/strong>&nbsp;e una per i minorenni<strong>&nbsp;dai 14 ai 17<\/strong>. Proprio come in un canile, ogni ragazzino&nbsp;<strong>mangia da solo<\/strong>: colazione, pranzo e cena chiuso in cella. E non c\u2019\u00e8 da stupirsi se, come cani in gabbia, gli adolescenti reclusi qui sfogano le energie gli uni contro gli altri: e infatti li incontrer\u00f2 divisi in gruppi, dopo una rissa che il giorno prima li ha portati a azzannarsi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u201cSiamo noi la baby gang di Bakary\u201d<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:400\">L\u2019aria all\u2019inizio \u00e8 tesa. L\u2019introduzione \u00e8 di Cecilia Maffei e Antonietta Rosato, le due operatrici dell\u2019associazione&nbsp;<strong>Fermenti Lattici<\/strong>&nbsp;che stanno costruendo un percorso di incontri con i ragazzi reclusi nell\u2019Istituto penale per minorenni. Percorso che definiscono \u201c<strong>una biblioteca vivente<\/strong>\u201d, in mancanza di una biblioteca fisica, anch\u2019essa inaugurata sulla carta ma ancora in via di formazione: stavolta il volume da sfogliare \u00e8 un giornalista. \u201cUn giornalista? Hai mai parlato di&nbsp;<strong>Bakary Sako<\/strong>?\u201d. Brilla di sfida dall\u2019altra parte del tavolo lo sguardo del 16enne che chiameremo Vito, apparecchio ai denti e inconfondibile accento tarantino. Proprio a Taranto, ai primi di maggio, Bakary Sako, un bracciante del Mali che alle 5 di mattina si stava recando al lavoro, venne&nbsp;accerchiato, picchiato e poi accoltellato a morte da un gruppo di ragazzini \u201cCercavano&nbsp;<strong>uno a caso<\/strong>, non c\u2019\u00e8 un movente valido\u201d fu la disarmante ricostruzione della procuratrice di Taranto Eugenia Pontassuglia per spiegare l\u2019atto dei quattro 15-16enni, che i media avevano subito ribattezzato<strong>&nbsp;baby gang<\/strong>. \u201cCe li hai davanti. E i giornalisti hanno scritto un sacco di cazzate\u201d, scandisce Vito, con l\u2019aria di sfida. \u201c\u00c8 vero, un sacco di cazzate\u201d ripete un altro 15enne che sembra davvero un bambino: negli occhi e nell\u2019atteggiamento curvo di chi si aspetta sempre uno schiaffo si legge la&nbsp;<strong>paura<\/strong>&nbsp;di questo nuovo mondo che gli \u00e8 crollato addosso tre mesi fa. Accanto a lui c\u2019\u00e8 Omar, 16enne alto e ossuto dallo sguardo duro. Apre la bocca e gli altri due tacciono. \u201cSoprattutto non dovevate dire che lo abbiamo fatto tutti insieme. Qualcuno lo ha fatto e&nbsp;<strong>qualcun altro no<\/strong>\u201d, sputa fuori, con lo sguardo che si fa triste. E poi chiude il discorso: \u201cMa di questo non si pu\u00f2 parlare perch\u00e9<strong>&nbsp;c\u2019\u00e8 un processo in corso<\/strong>\u201d, dice, come se recitasse a memoria una formula ripetuta chiss\u00e0 quante volte.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u201cLo Stato? \u00c8 questo qua\u201d<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo parlare per\u00f2 del&nbsp;<strong>contesto<\/strong>&nbsp;da cui vengono, quella citt\u00e0 di Taranto in cui convivono a distanza di pochi metri la borghesia del centro e il sottoproletariato della citt\u00e0 vecchia. \u201cIo sono di l\u00e0 e per me \u00e8 bellissima\u201d, dice Omar, \u201cma \u00e8 chiaro che si vive meglio in centro dove le case sono nuove, le famiglie sono buone\u201d. E lo Stato cosa fa per ridurre queste differenze? \u201cLo Stato? Lo Stato \u00e8 questo qua\u201d, risponde il 16enne indicando la stanza bianca e grigia con le sbarre alle finestre dove ci troviamo. Sorride e fa di s\u00ec con la testa Fabio, un ragazzone gigante dalla barba rossa e dall\u2019accento barese che parla appena e sembra semiaddormentato: come ha rilevato l\u2019associazione Antigone, in alcuni istituti minorili l\u2019uso di&nbsp;<strong>sedativi<\/strong>,&nbsp;<strong>antidepressivi<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>antipsicotici<\/strong>&nbsp;\u00e8 aumentato anche del&nbsp;<strong>400%<\/strong>. Nel 2025 gli episodi di autolesionismo sono stati 188, 17 i tentati suicidi e si \u00e8 registrato anche il suicidio di un 17enne. Tra i 16 e 18 anni hanno anche i tre ragazzi napoletani che ho davanti: pi\u00f9 accortamente rispetto ai loro compagni tarantini, non parlano dei motivi che li hanno portati nel carcere minorile. Qualcuno accenna a Zagaria, il boss camorrista di Casal di Principe. \u201cIo sono appassionato della sua storia, la mia famiglia&nbsp;<strong>appartiene a lui<\/strong>\u201d, dice, verit\u00e0 o spacconata che sia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La burocrazia del porno<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di certo c\u2019\u00e8 che tutti e tre hanno<strong>&nbsp;condanne lunghissime<\/strong>&nbsp;da scontare, anche fino a vent\u2019anni. Entrati quasi bambini in carcere, ne usciranno uomini. Cosa vi manca del mondo di fuori? \u201cLa&nbsp;<em>pugghiacca<\/em>&nbsp;(il sesso femminile,&nbsp;<em>ndr<\/em>)\u201d, risponde di getto Ciro, 18enne occhialuto e disinvolto. Tutti ridono. Ma perfino la sessualit\u00e0 e l\u2019autoerotismo hanno una propria burocrazia nel carcere minorile. \u201cNegli altri istituti ci sono i libri e fumetti porno, qui mancano\u201d, aggiunge il ragazzo, che evidentemente ne ha girati diversi. Cecilia Maffei spiega che la biblioteca \u00e8 in costruzione e nella lista degli acquisti c\u2019\u00e8 anche qualche libro a carattere erotico. \u201cNiente di che:&nbsp;<em>50 sfumature di grigio<\/em>&nbsp;e cose del genere\u201d specifica. \u201cLa commissione che deve approvare gli acquisti, di cui fanno parte la direttrice dell\u2019Ipm e il prete di riferimento dell\u2019istituto, ha per\u00f2 manifestato qualche perplessit\u00e0, anche su romanzi e saggi sulla criminalit\u00e0 organizzata, ad esempio Gomorra. Poi la magistrata di sorveglianza ha chiarito che non ci possono essere&nbsp;<strong>censure<\/strong>&nbsp;sui contenuti: ogni libro pubblicato da una casa editrice pu\u00f2 trovare posto in biblioteca\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019accademia del crimine<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019argomento per lo meno \u00e8 servito a rompere il ghiaccio, e da qui parte l\u2019elenco delle nostalgie per il mondo di fuori. \u201c<strong>Il rag\u00f9 napoletano<\/strong>\u201d, dice sognante Tot\u00f2, le guance lisce e due baffetti che cercano di farlo sembrare pi\u00f9 grande. \u201cQui mangiamo sempre pasta con la salsa, cinque giorni a settimana\u201d. E poi, cos\u2019altro? \u201c<em>\u2018O crack<\/em>! Che bello&nbsp;<em>\u2018o crack<\/em>!\u201d, sbotta Pasquale, 17 anni, e chiude gli occhi e tende le narici come se sentisse ancora l\u2019odore dello stupefacente ricavato dalla cocaina che fuori di qui moltissimi adolescenti fumano in pipette di plastica. All\u2019incontro assistono due agenti penitenziari e una psicologa, Lucia Ianne. \u201cLa verit\u00e0 \u00e8 che il carcere sembra essere diventata la&nbsp;<strong>risposta per tutto<\/strong>, mentre qui ci vorrebbe ben altro\u201d mi dice la dottoressa, alla fine dell\u2019incontro \u201cservirebbero<strong>&nbsp;attivit\u00e0 reali<\/strong>, una comunit\u00e0 che reinserisca questi ragazzi mentre cos\u00ec la pena serve a pochissimo, solo a rinchiuderli. E anzi sa cosa vediamo? Che coloro che hanno commesso&nbsp;<strong>piccoli reati<\/strong>, gli spacciatori magari stranieri, in questi luoghi si avvicinano ai figli di&nbsp;<strong>famiglie<\/strong>&nbsp;di un certo&nbsp;<strong>spessore criminale<\/strong>, a cui si legano quando escono\u201d. \u00c8&nbsp;<strong>l\u2019accademia della delinquenza<\/strong>, il contrario di quella funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione che avrebbe un senso ancora pi\u00f9 profondo quando a finire dietro le sbarre sono minorenni, nella cui vita tutto \u00e8 ancora possibile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">A cosa serve il carcere? \u201cA delinquere meglio\u201d<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza telefoni, senza videogame, praticamente senza sport, come passano quest\u2019agosto bollente i ragazzini ristretti nelle celle dell\u2019Ipm leccese? \u201cC\u2019\u00e8 la televisione ma&nbsp;<strong>a mezzanotte bisogna spegnerla<\/strong>\u201d, si stringono nelle spalle Yusuf e Kevin, la strana coppia che abbiamo incontrato all\u2019inizio. \u201cE non c\u2019\u00e8 niente da fare,&nbsp;<strong>sono tutti in ferie<\/strong>\u201d, ride Ciro mentre elenca sulle dita della mano. \u201cC\u2019era un corso per idraulico, ma ora sono in ferie; i corsi di panificazione e di falegnameria, in ferie. Musica e teatro, in ferie. Le ditte che lavorano a costruire i campi, in ferie pure quelle. Tutti in ferie, tranne loro\u201d conclude, rivolgendosi a Rosato e Maffei, le due operatrici di Fermenti Lattici che hanno organizzato questo incontro. Sul quale c\u2019\u00e8 un\u2019ultima domanda che grava: ma il carcere minorile<strong>&nbsp;a che cosa serve<\/strong>? Che cosa hanno capito loro, che ci vivono dentro? \u201c\u00c8 un percorso per farci capire gli&nbsp;<strong>errori<\/strong>&nbsp;che abbiamo commesso e&nbsp;<strong>non ripeterli<\/strong>\u201d risponde Ciro, il napoletano pi\u00f9 sveglio di tutti, con la scioltezza di chi sa che questa \u00e8 la risposta giusta, visto che l\u2019ha data decine e decine di volte davanti a psicologi, assistenti sociali e magistrati di sorveglianza. \u201cA capire che nei momenti di difficolt\u00e0, oltre alla tua famiglia&nbsp;<strong>non ti aiuta nessuno<\/strong>\u201d dice, rivolto pi\u00f9 a se stesso che a noi, il 15enne che sembra un bambino. \u201cA imparare a fare pi\u00f9 tranquillamente i reati quando esci\u201d dice Omar, il tarantino alto e ossuto, con l\u2019ennesima aria di sfida. \u201cA&nbsp;<strong>farli meglio<\/strong>, in modo che non ti prendono\u201d. Lo sguardo \u00e8 rimasto duro eppure sembra ancora pi\u00f9 triste. In fondo agli occhi di questo 16enne, inchiodato a un reato che lo ha fatto diventare adulto nel giro di una notte, emerge qualcosa che non trova le parole. Qualcosa che assomiglia a una disperata richiesta di aiuto.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Danilo Lupo pubblicato su Il Fatto quotidiano il 22\/08\/2026 Nel nuovo Ipm di Lecce, inaugurato a novembre, i giovani detenuti passano in cella 22 ore su 24: mancano spazi per le attivit\u00e0, la biblioteca e persino la mensa. 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