Articolo di Patrizio Gonnella pubblicato su Il manifesto il 13 marzo 2026
La violenza di dieci agenti nei confronti di tredici ragazzini, tutti stranieri, nel carcere minorile di Casal del Marmo ha un rancido sapore razzista. L’esposto presentato da Antigone ha dato avvio alle indagini

La violenza di dieci agenti nei confronti di tredici ragazzini, tutti stranieri, nel carcere minorile di Casal del Marmo ha un rancido sapore razzista. L’esposto presentato da Antigone ha dato avvio alle indagini. La tortura nelle carceri esiste. Ferrara, San Gimignano, Torino sono i luoghi delle prime condanne. A Santa Maria Capua Vetere è in corso il più grande processo per tortura in Europa. Si è vicini alla sentenza per le violenze di polizia nel carcere di Monza. Ci sono voluti ben sette anni. Una fatica enorme.
La tortura non risparmia neanche le carceri minorili. Dopo quanto visto al Beccaria di Milano, anche Roma è teatro di presunte torture e violenze brutali. La tortura è una questione di sistema, si annida dove alberga e fiorisce lo spirito di corpo. C’è un’aria di violenza che si respira negli istituti penali per minori in Italia e quest’aria ha purtroppo il colore della divisa della polizia penitenziaria. Questo è l’esito della militarizzazione scriteriata in corso del sistema carcerario italiano. La tortura è sempre esistita ma quando assume le caratteristiche dell’inchiesta romana, ossia tanti agenti accusati delle peggiori nefandezze nei confronti di adolescenti immigrati, prende le sembianze di una escalation razzista, sdoganata da tutti quei cattivi maestri che si travestono nei talk show della destra nei panni di manganellatori di professione.
Se ci si permette di torturare ragazzini nel carcere della capitale, a pochi minuti di auto dalla sede del ministero della giustizia, del tribunale, del Vaticano, del parlamento, vuol dire che ci si sente sicuri di restare impuniti, se non addirittura apprezzati nei propri comportamenti. Antigone aveva presentato un esposto alla procura lo scorso luglio e aveva avvertito le autorità amministrative competenti delle denunce circostanziate di maltrattamenti e violenze. La prossima settimana l’autorità giudiziaria procederà a sentire le vittime. A Casal del Marmo è accaduta una cosa enorme, gravissima: violenze reiterate e crudeli da parte di poliziotti nei confronti di ragazzini. Però, è anche avvenuto qualcosa di positivo: non pochi operatori hanno parlato, rotto il muro del silenzio, non si sono resi complici omertosi della gestione criminale della sicurezza interna all’istituto avvenuta per lunghi mesi. A loro va detto un grande grazie.
Di fronte a quanto sta accadendo nelle carceri minorili del paese, bisogna andare oltre la mera resistenza politica e culturale. La violenza istituzionale che ha colpito Milano e Roma impone una svolta organizzativa. La Polizia penitenziaria fino a qualche anno fa operava in borghese. Il ministero della giustizia ha imposto di recente che indossasse la divisa, contro ogni ragionevolezza pedagogica. Invece, in controtendenza, bisognerebbe fare un passo in direzione opposta e fare gestire gli istituti penali per minori solo da funzionari civili, affinché gli istituti penali per minorenni non assomiglino alle orribili galere degli adulti.
L’Italia, va detto, è l’unico Paese in Europa dove le procure e i tribunali indagano e a volte condannano per episodi di tortura commessi da esponenti delle forze di polizia. Forse non è un caso. Forse è anche perché i pubblici ministeri non sono parte del sistema di polizia (come potrebbe accadere nel caso in cui sia approvata la riforma costituzionale) ma sono all’interno, fortunatamente, del sistema giurisdizionale.
Antigone, insieme a Defence for children e Libera, ha lanciato pubblicamente gli Stati Generali della giustizia minorile nella consapevolezza di un sistema in crisi che bisogna aprire all’esterno, rianimare e a cui bisogna restituire missione e dignità sociale. Entro qualche mese saranno rese pubbliche proposte per uscire dal guado in cui il governo ha trascinato il sistema. Di fronte a quanto sta svelando l’inchiesta di Casal del Marmo sarebbe necessario che ci fossero assemblee aperte di operatori che discutano di modelli securitari, violenze, razzismo, isolamento, disciplina, divise.
