IL SUONO DEL SILENZIO


In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
(…)
And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening

(The Sound of Silence, Simon & Garfunkel)





Mente annebbiata, stracolma di pensieri, pensieri che offuscano la mia visuale, la mia visuale esistenziale … mi trovo all’interno di queste MURA, mura talmente FORTI da riuscire ad IMPRIGIONARE addirittura la mia essenza, in grado di offuscare mente e anima …

Nebbia, nebbia TETRA che vaga per la mia mente e dentro ME stesso.

Sto in silenzio ed ascolto, ascolto il mio dolore, la mia tristezza, la mia malinconia.

Mi sento abbandonato a me stesso, deluso e affranto, dolorante per quello che sto vivendo.

Mi sento SOLO, come un granello di sabbia in mezzo al deserto del Sahara, come un uomo solo al centro di Time Square, in mezzo a migliaia di persone che gli passano affianco senza nemmeno notarlo …, questo è il mio stato d’animo in quest’istante.

Non posso sfogarmi con nessuno in questo posto, questo è un luogo pieno e carico di dolore …, chi più e chi meno soffre all’interno di questo posto, quindi è giusto che ciascuno trattenga il proprio dolore per sé … anche se immenso per colui che lo vive.

Non vedo vie d’uscita in questo momento, la nebbia che offusca la mia mente è troppo fitta, ho appena avuto brutte notizie riguardanti la mia carcerazione.

A chi importa?

A chi importa oltre che a ME?

A nessun’altro, nessuno al dì fuori dì me.

Provo come una totale eclissi del mio cuore.

Ma io scrivo, scrivo perché è l’unica valvola di sfogo che ho in questo momento e probabilmente, l’unica cosa che so discretamente fare … ripeto, ciascuna persona all’interno di questo INFERNO in terra soffre, quindi non mi permetterei mai di caricarla del mio dolore, è un dolore che per correttezza  è giusto che si  somatizzi in solitudine, senza trasmetterlo o coinvolgendo altri detenuti.

In quest’istante, la cosa che più mi manca è mia Madre.

Anche perché se chiedessi di parlare con una psicologa in questo momento sarebbe una cosa irraggiungibile, viste le trafile che ci sono.

Il supporto psicologico è quasi inesistente all’interno di questo carcere, fai una domandina

ministeriale, e, se ricevi risposta, per un colloquio psicoterapeutico, ci vuole almeno un mese. Quindi ti cerchi di auto-consolare, facendoti FORZA e SPERANDO sempre che le cose vadano per il meglio …, anche se vivi un dolore STRUGGENTE, in mezzo a gente che SOFFRE ed all’interno di un luogo costruito e fatto di SOFFERENZE.

Un luogo del quale non capisco la logica, né il significato non vedo CORREZIONE o miglioramento  nella vita delle persone IMPRIGIONATE all’interno di questo posto, ma solo sofferenze ulteriori, ulteriori dolori e nessun REINSERIMENTO all’interno del sistema sociale che vive al di fuori di questo MONDO PARALLELO, una gabbia che ti permette di guardare la TV, mangiare, chiacchierare con altri detenuti, giocare a carte, avere ristretti contatti sociali con i tuoi cari e vivere come un’AMEBA rinchiuso qui.

La funzione del carcere dovrebbe essere correttiva, non punitiva.

Ma esattamente cosa corregge?

Come puoi  portare  un rapinatore a non fare più rapine, facendogli mangiare biscotti con il latte a colazione e giocare a carte il pomeriggio, vivere l’abisso della solitudine, delle non risposte, l’ansia del tempo che passa?

Non   trovo un senso in questo sistema carcerario, davvero, non trovo collegamenti con la correzione.

Ecco perché descrivo così, in questa maniera, ciò che per me è sofferenza, profonda sofferenza , sensazione di  grande incomprensione  e indifferenza del sistema giudiziario.

Che fare?

Non mi rimane che ascoltare il Suono del Silenzio dentro ME.

Alessandro M.

*
In sogni senza riposo io camminai da solo
in strade strette acciottolate
(…)
E nella luce fredda io vididiecimila persone, forse più.

Persone che parlavano senza dire nulla
persone che ascoltavano senza capire

Per contattare la Redazione La Fenice o commentare l’articolo scrivi a: [email protected] oppure accedi a Facebook alla pagina La fenice – Il giornale dal carcere di Ivrea (@lafenice.giornaledalcarcere)

Autore dell'articolo: feniceadmin