Cambiamenti e differenze nelle carceri

In undici anni ho visto le carceri cambiare anno dopo anno. Premetto che ho avuto la “fortuna” per così dire, di girare 7 Istituti Penitenziari in Italia dal nord al sud e poi di nuovo al nord.

Ogni carcere è un mondo a sé con regole e statuti diversi da ogni altro istituto. Ma le persone, i detenuti, che vi entrano sono più o meno sempre gli stessi dal nord al sud, il criminale medio non cambia in base alla regione in cui si trova, per questo la mentalità di base di tutti i criminali di media caratura è più o meno la stessa. Anche se a dire il vero al sud cambia il modo di approcciare il carcere e il modo di approcciare con i compagni di detenzione che entrano in carcere dopo. C’è più unione e fratellanza e soprattutto ci si aiuta molto di più che al nord.

Mi ricordo quando sono arrivato al carcere di Salerno a Fuorni che i detenuti che stavano nella cella in cui mi ubicarono si misero subito a disposizione a farmi il letto a farmi il caffè ed a chiedermi di cosa avessi avuto bisogno, ma non perché io fossi chissà chi, ma è un modo per farti sentire un po’ più a tuo agio, di solito nelle carceri della Campania condividi quasi sempre le celle con 3 o 4 persone e anche di più. Diciamo che al sud i tuoi compagni di cella diventano un po’ la tua famiglia, si fa tutto insieme nel bene e nel male, uno per tutti e tutti per uno.

Al nord l’approccio è diverso, vige perlopiù la regola del io penso per me e tu pensi per te anche tra compagni di cella, raramente mi è capitato di trovare un amico compagno di cella al nord e questo fa sì che la carcerazione ti pesi di più. Ma mi è anche capitato di trovare compagni di cella con cui è nata una vera e propria fratellanza quasi più che al sud, solo che queste situazioni sono molto più rare al nord.

Oggi come oggi però posso affermare di aver trovato per la seconda volta un vero amico con cui sto condividendo la cella da qualche mese, cosa che era successa già 2 anni fa con un altro detenuto che poi fu trasferito, ma ancora oggi a distanza di anni ci sentiamo quasi tutti i mesi tramite lettera.

Con il mio attuale compagno di cella condividiamo tutto senza ragionare in maniera da dire: “questo è mio, quello è tuo”, condividiamo tutto nel bene e nel male. Siamo molto uniti e ci siamo sempre l’uno per l’altro.

Ma torniamo all’argomento centrale di questo articolo, proprio di questo cambiamento intendevo parlare, ovvero del cambiamento che hanno avuto i vari detenuti e soprattutto del cambiamento che c’è stato verso le misure alternative. A mio avviso prima venivano concesse molto più frequentemente, parlo anche di 10/20 anni fa perché quand’ero piccolo mi ricordo come qualche mio parente che era in carcere avesse avuto modo di ottenere permessi premio o la semilibertà o un affidamento molto più facilmente di quanto non sia adesso.

È vero anche che c’è stato un cambiamento anche del tipo di detenuti che affollano le carceri italiane negli ultimi anni, ora perlopiù tossicodipendenti e persone con problemi psichiatrici, quando ci sarebbero strutture apposite dove collocare queste persone, invece vengono buttate in carcere e per la maggior parte dei casi ci restano fino a fine pena  …..Poi parlano di sovraffollamento.

È cambiata molto anche la mentalità del detenuto verso gli altri detenuti e questo ripeto soprattutto al nord. Questo anche perché al nord ci sono molti più stranieri in carcere e sono tanti davvero, tanto che in alcune carceri ci sono intere sezioni dedicate a loro, per esempio ai nordafricani nel carcere di Verona. Questo 11 anni fa, chissà oggi com’è la situazione, penso sicuramente sia peggiorata.

Nelle carceri del nord in cui sono stato o sei fortunato ed incontri qualche persona che conoscevi già da fuori e allora il percorso per entrare ed essere accettato in un gruppo è molto più facile, ma se non conosci nessuno sarà difficile entrare a far parte di un gruppo di “amici” che non ti hanno mai visto. Prima c’era molta più compassione, disponibilità e unione fra i detenuti, non cambiava tra nord e sud, i detenuti erano una grande famiglia e si accettava l’ultimo arrivato come proprio pari ovviamente dopo aver capito che tipo di reato avesse compiuto.

Per questo in carcere esistono diversi circuiti, dalle sezioni comuni dove ci sono detenuti che hanno commesso appunto i reati più comuni, poi ci sono le sezioni ad alta sicurezza dove ci sono detenuti appartenenti alla criminalità organizzata, terroristi, spacciatori internazionali, poi ci sono le sezioni protette dove vengono messi i detenuti che si macchiano dei più orrendi reati, dall’omicidio di una donna, allo stupro alla pedofilia ecc., poi ancora esistono delle sezioni semi-protette dove vengono messi detenuti magari alla prima esperienza carceraria e che hanno paura di stare in mezzo ai comuni oppure persone che al proprio ingresso dichiarano di non voler condividere la sezione con i comuni. Ci sono anche casi dove sono gli agenti stessi a capire che alcuni detenuti non sono fatti per stare in mezzo ai criminali comuni, poi ci sono detenuti che hanno collaborato in passato con la giustizia ma che poi sono tornati a delinquere e quindi non possono stare in mezzo ai comuni per ovvi motivi e ci sono anche, come nel mio caso, detenuti i cui parenti hanno collaborato con la giustizia, come infine le sezioni per i collaboratori veri e propri dedicate a loro proprio perché stanno collaborando con la giustizia.

Prima in carcere c’era anche molto più rispetto per le persone che erano dentro da tanto, una specie di nonnismo, che però faceva in modo che tutti si comportassero bene e se c’era qualche problema ci si rivolgeva al più vecchio della sezione e non intendo solo di età, in genere nelle sezione è quello più rispettato e temuto perché è lì da prima di tutti gli altri ed è lui diciamo a gestire le problematiche che possono nascere in modo anche da evitare di avere problemi con gli Agenti di Polizia Penitenziaria che in alcuni casi sono proprio loro a rivolgersi a lui per chiedergli di sistemare una data situazione prima che intervengano loro e sia troppo tardi per sistemare le cose.

Le leggi della strada vogliono che i detenuti e gli Agenti siano in continua lotta tra loro ma in carcere non è così, soprattutto in alcune carceri, c’è collaborazione tra detenuti e Agenti ma non quel tipo di collaborazione tipica del pentito, ma una collaborazione tesa a far sì che tutto vada bene giorno dopo giorno, ci si da una mano reciproca per fare in modo che tutto funzioni correttamente e per evitare di pestarsi i piedi gli uni con gli altri.

Come sempre spero di essere riuscito a mandare il messaggio giusto e vi saluto tutti. Ciao

V.R

Autore dell'articolo: feniceadmin