Quando cambieranno le cose?

Quanti uomini o donne detenuti devono ancora morire prima di rendersi conto che il sistema carcerario in Italia per come è concepito non serve ed è fallimentare ormai da troppo tempo? Quanti agenti di Polizia penitenziaria devono ancora morire prima di rendersi conto che sono lasciati ad un compito ingrato, troppo spesso in balia del degrado, della sofferenza e della violenza?
Neanche i suicidi di chi ha giurato di proteggere lo Stato sembrano un allarme che faccia aprire gli occhi sul sistema carcere. Troppi gli uomini e le donne che si sono tolti la vita in un penitenziario, in un paese “civilizzato” come il nostro. Conviene girarsi dall’altra parte come sempre facciamo su argomenti scomodi qui in Italia.

Questa redazione si è occupata più volte e a più riprese di questo argomento che sembra non toccare minimamente chi sta in alto e detta le regole di questo scorretto Paese che lascia indietro i deboli e pensa solo a proteggere gli interessi dei potenti. E d’altro canto sembra non toccare minimamente nemmeno i cittadini, come biasimarli? Alle prese con una vita che è sempre di più una corsa alla sopravvivenza, eppure questa non deve essere una scusa. Sensibilizzare i cittadini su temi come il carcere è essenziale, per fargli sapere la verità di come si sta qui dentro, per fargli sapere cosa succede realmente negli istituti di pena italiani, sempre più al collasso e sempre più sprofondanti in un degrado sconvolgente.
Io da detenuto mi domando spesso cosa porta le persone detenute a scegliere, o preferire, di togliersi la vita piuttosto che vivere in questi luoghi, poi mi guardo intorno e la risposta ce l’ho sotto gli occhi, è orrendo, umiliante, disumanizzante vivere in questi posti. Per quanto uno ci si possa abituare è tremendo convivere con la consapevolezza di dover passare anni dietro le sbarre. Certo abbiamo sbagliato e per la maggior parte di voi è giusto che noi siamo qui a scontare la nostra pena, ma nel 2023 ormai non ci rendiamo conto che il carcere non serve a nulla? Che incattivisce e aliena le persone detenute facendole sentire anzi non facendole sentire più parte di niente, parte di un paese o di una comunità che ha preferito buttarci via piuttosto che recuperarci come persone facenti parte di una società, almeno provarci.
I politici italiani toccano il tema solo quando hanno bisogno di voti e i giornali invece solamente per fare notizia, per questo vorrei prendere in esame il caso di Luca Delfino, molto discusso nelle settimane scorse per la sua uscita dal carcere dopo 16 anni e 8 mesi di detenzione ed ora che dovrà scontare altri 6 anni e 6 mesi in una R.E.M.S (Residenza espiazione misure di sicurezza) in una struttura appunto apposita ci si chiede se sia ancora o meno pericoloso.
La maggior parte dei benpensanti nei salottini bene delle più note trasmissioni TV pensano di sì, che sia ancora pericoloso, e chi lo sa? potrebbe anche essere, ma perché chiederselo adesso e non essere intervenuti quando si poteva, quando Luca Delfino passava intere giornate, settimane, mesi, anni, abbandonato a se stesso senza essere inserito in nessun programma di recupero.
Io ho conosciuto personalmente Delfino, l’ho frequentato, ci ho mangiato insieme, ho giocato a pallone con lui, ho frequentato la palestra con lui e parlato dei più svariati argomenti. Se sia pericoloso? Questo non spetta a me stabilirlo, quello che posso dire è che secondo me se Luca Delfino fosse lasciato in mezzo a una strada da solo non saprebbe né che fare né dove andare perché come dicevo prima il carcere ti aliena, ti toglie anche l’umanità, sono sicuro che saprebbe meglio muoversi un bimbo di 10 anni che l’uomo pericoloso che tutti vogliono dipingere dopo 16 anni e 8 mesi di carcere. Poi se si ritiene che sia ancora pericoloso allora è praticamente ammettere che il carcere non serve a nulla.
Ma quanti Luca Delfino ci vorranno e quanti suicidi ancora prima di fare qualcosa che sia veramente degno di nota per cambiare le cose nel nostro ordinamento penitenziario, dove come dicevo prima neppure i suicidi di tanti agenti di Polizia penitenziaria sembrano smuovere nessuno sull’argomento.
Mi rendo conto che comunque le carceri non possono essere improvvisamente chiuse. È un lavoro lungo e impegnativo quello che spetta a chi deciderà che è arrivato il momento di dire basta a tutta questa morte, violenza, sofferenza, degrado e chi più ne ha più ne metta.
Io ho 30 anni e 9 li ho passati tra un penitenziario e l’altro, sono uno dei fortunati, ho una famiglia che mi supporta, una fidanzata che si fa ore di treno per venirmi a trovare, eppure a volte mi sento così vuoto e incapace di dare amore da vergognarmi di me stesso, ma non dovrei vergognarmi di me stesso, dovrei piuttosto vergognarmi di questo Stato che ha lasciato che il carcere si prendesse le parti migliori di me.
Spero come sempre di essere riuscito a farmi capire e mando un saluto a tutti voi.
A presto.

V.R

Autore dell'articolo: feniceadmin