L’intervento di Francesco Lo Piccolo alla Assemblea aperta “Diritti, clemenza e umanità nelle carceri italiane” Roma, 6 febbraio 2026

Ci siamo fatti vecchi, qui ci conosciamo tutti, avevamo i capelli neri, oggi i nostri capelli sono bianchi.
Da vent’anni io entro in carcere come giornalista e presidente di Voci di dentro. Da più tempo entrano in carcere Rita, Ornella, gli osservatori di Antigone, eccetera.
Da trenta, da quarant’anni, nei nostri documenti, sui nostri giornali e anche nei quotidiani e nelle tv vengono denunciati sovraffollamento, illegalità, violenze, pestaggi, suicidi.
Nulla cambia. Anzi le cose peggiorano. Nelle carceri vengono violati tutti i diritti costituzionali, comprese le convenzioni europee. Anche la parola è sotto censura, tanto che in molte carceri ai detenuti è persino vietato scrivere e firmare sulle riviste che vengono realizzate all’interno degli istituti e i loro testi devono passare al vaglio della direzione e se non lo fai ti cacciano, come è successo ai volontari de la Fenice di Ivrea che dall’oggi al domani sono stati messi alla porta.
Quante volte abbiamo detto, scritto e denunciato che in carcere non sono tutelati il diritto alla salute, all’istruzione e al lavoro? E lo ripetiamo ancora oggi. Per quanti anni ancora diremo questo? Per quanti anni verrà detto dopo di noi?
L’irriformabilità del carcere è ben evidente. E la frattura con la società è continua. E intanto la morsa di illegalità e incostituzionalità si fa sempre più ferrea. Trasparenza zero. Nessuna norma della nostra Costituzione viene applicata: a gennaio a Modena e pochi giorni fa a Brescia il Dap ha vietato l’ingresso nelle carceri dei due garanti e dei due consigli comunali. Ancora a gennaio il ministro Nordio ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato con le indicazioni sulle modalità dell’esercizio delle visite dei parlamentari: in violazione della legge. Come vogliamo chiamare questo se non un continuo esercizio di arbitrio, autoritarismo, dispotismo e che nulla a che fare con una democrazia? In carcere ci finisce una classe ben determinata, il carcere diventa sempre più un’anticipazione di quello che sta avvenendo nel paese… oggi con i decreti sicurezza. .. col fermo di polizia e che ci riporta al Ventennio.
Concludo con una proposta: il manicomio penale va indicato per quello che effettivamente è. E va condannato e attaccato. Con un’azione di disobbedienza civile, potrei parlare di obiezione di coscienza, limitando anche la nostra partecipazione a questo sistema riducendo le nostre attività nelle carceri.
Oltre alle richieste di indulto o amnistia, liberazione anticipata, celle aperte, numero chiuso contro il sovraffollamento, propongo la creazione di una manifestazione permanente lunga un anno, una protesta o sit-in, a staffetta, in difesa e per l’applicazione della Costituzione, davanti al ministero di giustizia e davanti a ciascun carcere d’Italia; un giorno per ogni carcere.
Per denunciare la violazione dei diritti costituzionali all’interno degli istituti, per segnalare tutti i giorni all’opinione pubblica, ai passanti e agli stessi operatori dentro le carceri di non girarsi dall’altra parte, di mettere in partica una obiezione di coscienza contro norme, azioni, regole che sono contrarie a un sistema democratico e in continua violazione dei diritti costituzionali….
Per i dettagli sulla Assemblea del 6 febbraio:
https://www.collettiva.it/copertine/italia/carcere-indulto-clemenza-qt6drgqj
