L’inizio del percorso

Il punto di Vespino (Prima parte)

Un buongiorno a tutti i lettori …

Abbiamo pensato di analizzare e commentare su più fronti la condizione carceraria odierna, vizi e virtù, burocrazia ed opportunità e nonostante la mia esperienza temporale non sia così lunga in carcere ho imparato molto oltre che in prima persona anche da frequenti colloqui con detenuti di lungo corso tanto da poter stilare e redigere un bilancio obbiettivo ed imparziale.

Dividerò, inoltre, questo grande ed importante capitolo in tre distinti paragrafi intitolati “Il percorso”, ”Lo specchio della società” e ”L’arte di arrangiarsi” per meglio spiegare che ogni singola fase detentiva ha le sue peculiarità e va affrontata in modo diverso.

Premetto infine che anche l’occhio più attento nel leggere e la mente più aperta nel ragionare non potrà mai capire  tutte le sfumature che la detenzione prevede finché non l’avrà provata personalmente.

Come sempre buona lettura.

Vespino.

Il percorso

Molto semplicemente ci sono solamente due modi per affrontare una carcerazione a prescindere dalla sua lunghezza…o la si subisce o la si aggredisce.

La prima e più importante cosa quando si finisce in galera è l’accettazione della pena, davvero non facile per la maggior parte dei detenuti e addirittura non sempre quelle più brevi sono vissute meglio, anzi a volte sono proprio questi ”piccoli incidenti di percorso” che penalizzano di più una persona inficiandone sia il campo lavorativo che quello degli affetti personali/famigliari.

La reazione emotiva ad un ingresso in carcere, soprattutto se si tratta della prima volta, può essere razionale o scioccante a seconda del carattere e dell’indole di ognuno di noi e spesso è stravolgente poiché va a toccare tasti delicatissimi dell’animo umano… anche dei più forti.

Volente o nolente qui sei da solo e spoglio coi tuoi pensieri che spesso urlano e non ti permettono più di ragionare con raziocinio e con rimorsi che mordono forte senza lasciarti dormire.

Per questo dico che bisogna andare a pescare forza e risorse dove prima non c’erano e nel limite del possibile con mente lucida ed animo sereno ricostruire ed organizzare il proprio futuro.

Dopo una prima e comprensibile fase di smarrimento in cui avere dei punti di riferimento sembra difficile e per quanto possibile si cerca di salvare il salvabile di ciò che si è seminato fuori, si passa ad una fase di organizzazione del tempo e degli spazi in cui l’ideale è semplicemente darsi degli obbiettivi nel breve e nel medio-lungo termine perché la risalita, se così la vogliamo chiamare, è lenta e passa attraverso piccoli momenti chiave.

Il mio pensiero è che se stai ”bene” un giorno stai ”bene” una settimana, un mese, un anno…con tutti gli alti e bassi e gli incidenti di percorso che il destino riserva.

Sembrerà banale ma la cosa ideale sarebbe avere un pensiero florido in un corpo attivo senza spersonalizzarsi e poi sfruttare al massimo le opportunità di svago e di sfogo che ogni carcere presenta.

Spesso sento detenuti che si lamentano delle poche occasioni che hanno di investire il loro tempo in maniera produttiva e meno afflittiva possibile… dall’altra sponda invece Educatrici, Psicologhe e Direzione carceraria si lamentano della poca e svogliata partecipazione ai tanti corsi e progetti proposti.

La verità, come tante volte, sta nel mezzo poiché naturalmente l’entusiasmo partecipativo in queste condizioni non è massimale, ma a volte le idee e le  proposte sono un po’ unidirezionali lasciando poco spazio al vero e vario talento che il detenuto si porta dietro o cela in se.

A tal proposito sarebbe ideale un dialogo bilaterale e costante tra le parti che portasse a più ampi progetti comuni.

Concludendo posso assolutamente asserire che la carcerazione la fa il carcerato poiché sta ad ogni singolo detenuto non farsi schiacciare dagli eventi ma produrre in se una persona migliore in vari aspetti al momento del fine pena quindi chi vuole studiare si diplomerà o imparerà un nuovo mestiere chi invece non saprà reagire passerà tutto il periodo passivamente in cella o in sezione.

Autore dell'articolo: feniceadmin